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Pescara non ha storia, il (falso) mito che getta ombre sulla crescita della città

Nuove scoperte archeologiche ci spingono a ripensare il nostro modello di città

| di Edoardo Di Paolo
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Alzi la mano chi non ha mai sentito un amico, un conoscente sostenere che "Pescara è una città priva di storia". Bene, da oggi dobbiamo impegnarci a rispondere che non c'è niente di più falso.

Il capoluogo adriatico vanta una storia bimillenaria, se non addirittura più antica: nata come porto a servizio delle popolazioni italiche dell'Abruzzo adriatico (Vestini e Marrucini in primis), successivamente contesa tra Roma e Annibale, fiorente porto augusteo e poi fortezza bizantina e spagnola, Pescara è stata crocevia di storie, assedi e incontri per oltre venti secoli.

Piccola ma tenace, sempre desiderosa di proiettare soft power e incutere timore anche oltre le proprie possibilità. Provinciale, sì, ma sempre consapevole della propria storia e identità...fino alla fine del XIX secolo, quando le elites cittadine decisero (probabilmente a ragione) di puntare tutto su una rapida conversione da piazzaforte militare a centro di riferimento per il commercio ed il nascente turismo balneare. Un progresso rivoluzionario che, nei sogni degli amministratori liberali e borghesi del tempo, recava una promessa di ricchezza e benessere. Il diavolo, però, si cela nei dettagli: l'intuizione, corretta e ragionata, venne però messa in pratica - con la cieca furia nella modernizzazione economica ed urbanistica tipica del tempo - attraverso una serie di demolizioni e sventramenti del tessuto urbano, senza riguardo per quelle mura e quelle vestigia che, nel bene e nel male, avevano plasmato l'anima della città per secoli. Mura e vestigia che, ieri come oggi, erano percepite come elementi di degrado, luoghi da demolire perché insalubri e pericolanti, ostacoli alla costruzione di strade e ferrovie percepite come priorità dalle amministrazioni del tempo. Fu così che, nel giro di pochi anni, Pescara perse gran parte delle mura della fortezza (ma non tutte, come sappiamo oggi), i ruderi della vecchia chiesa di Santa Gerusalemme (la c.d. "Porta Nuova", la quale altro non era che un meraviglioso tempio romano del IV sec. d.C. a pianta circolare, dedicato alla Vittoria Augusta, successivamente adibito a sinagoga ed infine a chiesa), e così via. Le demolizioni continuarono dopo la guerra: Pescara perse allora il teatro Pomponi, le palazzine eleganti del centro, le ville liberty e così via. Anche nel dopoguerra, il paradigma del "progresso a tutti i costi" era un mantra di successo. 

Cose del passato, si dirà. E invece no: la cancellazione del passato della nostra città prosegue ancora oggi. Chiedetelo al mosaico romano della Golena sud (abbandonato da 20 anni e addirittura usato come parcheggio da novelli barbari al volante), alla necropoli romana del Rampigna (alla quale amministrazioni di ogni schieramento politico hanno preferito un campo da calcio), al parco archeologico di Colle del Telegrafo (riqualificato in tutto fuorché nei resti archeologici preistorici e medievali, sporchi e privi di cartelloni informativi) e così via. Per non parlare dell'unica epigrafe romana trovata nel centro storico di Pescara, dedicata a un certo "Pomponius" (tra i pochissimi Pescaresi del passato di cui conosciamo il nome), semi-nascosta in un androne del Museo delle Genti d'Abruzzo, tra una scalinata, dei vecchi cartelloni e gli scaffali fuori uso.

Qualcosa però sta cambiando: il dibattito sul destino della necropoli del Rampigna, che ha tenuto banco a inizio anno in città, ha generato grande interesse tra i cittadini. Ciò sembra aver aperto una nuova fase nel rapporto tra i Pescaresi e la loro storia. Si sta affermando l'idea che, forse, quel progresso non deve avvenire proprio a tutti i costi. L'idea che, forse, le vestigia del nostro passato meritano spazio nella pianificazione della Pescara del futuro, poiché una città senza passato non ha futuro, non ha anima.

E Pescara un passato ce l'ha, ed anche copioso. Basta volerlo conoscere, e cercarne le vestigia.

Proprio in questi giorni, i lavori di potenziamento della ferrovia Pescara - Chieti in via De Gasperi (zona Rampigna) hanno restituito nuovi resti, arcate e addirittura ambienti, anche piuttosto imponenti, verosimilmente appartenuti al Bastione San Vitale della Fortezza di Pescara. L'ultima scoperta sarebbe identificabile come vera e propria "camera", dotata di spesse mura e di una porticina, forse appartenuta alla polveriera del bastione. Ne alleghiamo alcune immagini, pubblicate dalla pagina social "Pescara Segreta", la quale raccoglie segnalazioni e storie sulla storia della nostra città. Nella speranza che questi resti vengano preservati e valorizzati, assieme a tutte le altre vestigia del nostro passato, e quindi della nostra identità, abbandonate negli ultimi anni, e che Pescara possa vivere una nuova, definitiva evoluzione: da città della crescita senza freni a città del progresso consapevole.

Edoardo Di Paolo

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