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L'altro bastione scomparso della Fortezza di Pescara

E se il bastione S. Antonio si nascondesse sotto il nostro naso?

| di Edoardo Di Paolo
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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In questi giorni, la città sta riscoprendo la sua antica fortezza scomparsa grazie al rinvenimento delle mura del bastione San Vitale durante i lavori di potenziamento della linea FS Pescara - Chieti. 
La mia curiosità era da tempo stuzzicata da un'altra domanda: e se un altro bastione si fosse conservato sotto il nostro naso, nascosto sotto una patina moderna? Mi riferisco al bastione S. Antonio, che presidiava il vertice Sud-Ovest della piazzaforte, nell'area compresa tra l'odierna via Orazio e via Lago di Campotosto. Partiamo da cinque indizi: 

(1) Nel 1880-1883 il bastione S. Antonio fu utilizzato (in toto o in parte) come sostegno per l'allora costruenda ferrovia adriatica; 

(2) Nel 1973 Luigi Baldacci scoprì nel terrapieno di via Orazio un accesso ai sotterranei di tale bastione; 

(3) Una una planimetria del 1890, realizzata per conto della vecchia "Società italiana per le strade ferrate meridionali", mostra che il bastione venne integrato in una struttura di sostegno della ferrovia; 

(4) Negli anni '70/'80, al momento della costruzione del nuovo ponte ferroviario sul fiume Pescara, il precedente terrapieno dotato di nuove strutture di servizio, intonacato e consolidato da un involucro di cemento; 

(5) Visto dal satellite, l'ampio basamento della ferrovia a Sud del fiume conserva tuttora una curiosa forma trapezoidale, compatibile con quella dell'antico bastione forse sopravvissuto al suo interno.

Sulla base di tali elementi, bici e mappe alla mano, ho effettuato un sopralluogo sulla scena del crimine: il tratto di pista ciclabile della Golena Sud ubicato tra via Orazio ed il ponte Flaiano. Un luogo dimenticato dai più ed assai malfamato (impossibile contare le siringhe ivi abbandonate). Lì ho proceduto a ispezionare la parete lato fiume del terrapieno ferroviario, molto più largo del ponte da esso sostenuto, proprio lì ove (secondo la planimetria del 1890) l'involucro moderno del bastione sembrava essere più sottile. Questa piccola indagine ha dato risultati insperati: con mia grande sorpresa, su un fronte di 20-30 metri prospiciente il fiume, ho ammirato numerosi segmenti di mura ove il sottile intonaco moderno alla base della ferrovia aveva già ceduto / era stato rimosso rendendo visibili estesi tratti di mura dall'inequivocabile fattura antica! Ho constatato una somiglianza incredibile tra tali mattoni e quelli riemersi in altri ruderi della fortezza (via De Gasperi e tratti di mura preservatisi nell'ex Bagno Borbonico). La posizione del lungo muro in mattoni scoperto durante il sopralluogo combacia inoltre con le indicazioni fornite dalla planimetria del 1890, a pochi metri di distanza dal luogo in cui l'ArcheoClub di Pescara individuò alcuni anni fa una cisterna sotterranea appartenente alla fortezza. 
I risultati della piccola indagine effettuata sono visibili a tutti sulla pagina social "Pescara Segreta", che gestisco. L'emozione è grande, poiché potremmo trovarci di fronte ad una scoperta eccezionale. Solamente la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell'Abruzzo potrà confermare la natura di tali mura. Nel frattempo, in ogni caso, gli indizi fotografici, materiali e documentali emersi portano a una sola conclusione: un intero bastione della Fortezza spagnola di Pescara potrebbe essersi conservato intatto sotto i nostri occhi, nascosto sotto una patina di modernità. E' tempo di indagare e pensare ad un piano complessivo di recupero dei segmenti superstiti della nostra fortezza. 

Per quanto riguarda il bastione S. Antonio, invito il Comune di Pescara e RFI a prendere in considerazione un piano di recupero articolato nelle seguenti fasi: 

(1) Rimozione delle sovrastrutture di servizio / locali tecnici ubicati sul bastione non direttamente necessari al funzionamento della linea ferroviaria, che occupa una minima parte del terrapieno sotto il quale si troverebbe il bastione; tali locali potrebbero essere trasferiti presso lo scalo merci di Pescara Porta Nuova / Tribunale, dotato di rampe e ampi spazi di manovra; 

(2) Rimozione del "coperchio" di cemento posizionato sul bastione nelle aree non direttamente occupate dai binari, i quali fortunatamente occupano solo una piccola parte del terrapieno forse contenente il bastione;

(3) Rimozione delle sovrapposizioni moderne in cemento e intonaco sulle mura perimetrali del bastione ubicate lato fiume e in via Lago di Campotosto; 

(4) Esplorazione, identificazione degli spazi interni ancora agibili e riqualificazione dell'intera area.

Senza amore per il proprio passato, una città non ha futuro né identità.

Edoardo Di Paolo

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