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La Cattedrale di Santa Maria Maggiore di Caramanico per riaprirà

Necessario il reperimento di nuovi fondi per i danni causati dall’incuria del tempo al gioiello di edilizia religiosa abruzzese.

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Contrariamente ai proclami la Cattedrale di Santa Maria Maggiore di Caramanico Terme, non riaprirà al culto prima del 2023.
 
Necessario il reperimento di nuovi fondi per i danni causati dall’incuria del tempo al gioiello di edilizia religiosa abruzzese.
 
“Sono trascorsi quasi quattro anni e mezzo dal 17 novembre 2017 allorquando, in seduta di Cabina di Regia per la Ricostruzione a Palazzo Chigi e in rappresentanza della Regione Abruzzo, diedi il via libera all’approvazione del Piano Triennale Mibact per la ricostruzione post-sisma delle chiese esterne al cratere, poi approvato dal Governo il successivo 22 dicembre (vedasi tabella). In quella occasione furono stanziati oltre 40 milioni di euro per il restauro di 52 edifici di culto, fra cui il finanziamento di 1,5 milioni di euro per i lavori di consolidamento e restauro della Chiesa Abbadiale di Caramanico”.
 
È quanto ha dichiarato l’assessore regionale emerito Mario Mazzocca, che sottolinea come “il Segretariato Generale ha impiegato 2 anni e mezzo per nominare il RUP interno e ci sono voluti 3 anni affinché si decidesse ad affidare l’incarico della progettazione. Ora si apprende come nonostante sia ormai disponibile da diversi mesi, il progetto non è stato ancora presentato ai competenti uffici del Genio Civile per la sua approvazione. Ritardi incomprensibili che stanno determinando dei riflessi estremamente negativi sulla preservazione del bene e che non potranno non avere gravi ripercussioni sulla attuale disponibilità di risorse; infatti si rende ormai necessario reperire ulteriori fondi in aggiunta al milione e mezzo di euro stanziato nel 22 dicembre 2017, importo necessario all’epoca ma oggi chiaramente insufficiente proprio a casa di detti ritardi”.
 
“A causa dei danni generati dell’azione congiunta di un enorme carico nevoso e dalle forti scosse di terremoto del gennaio 2017 – interviene ancora Mazzocca – come Regione intervenimmo con un finanziamento straordinario di oltre 400mila euro per consentire l’esecuzione di un intervento tampone di somma urgenza, per la cui realizzazione il Comune di Caramanico Terme si sobbarcò l’onere di sostituirsi al MIBAC e realizzare la copertura provvisionale del monumento attuato a primavera inoltrata del 2018; ad oggi, l’opera di restauro e definitivo consolidamento ancora langue, nonostante i ripetuti appelli della comunità, le rassicurazioni ministeriali e di una deputata della Repubblica, oltre che l’endemica noncuranza della locale istituzione comunale».
 
"Purtroppo – conclude Mazzocca -, da allora nulla o poco più è avvenuto. Dopo la conclusione dell’attività di progettazione dell’intervento, ad oggi non si è ancora dato inizio al procedimento di approvazione, né tanto meno sono state avviate le procedure di legge per l’affidamento dei relativi lavori. Dubitiamo fortemente che la conclusione delle suddette procedure, sempre soggette ad ulteriori criticità od ostacoli di sorta tutt’altro che imprevedibili, potranno dar luogo alla conclusione delle attività entro la fine dell’anno in corso. L’auspicato cambio di passo da parte del nuovo vertice del Segretariato Regionale MIBACT non si è visto, anzi, l’ulteriore dilatamento dei tempi ha assunto ormai caratteri di ardua sostenibilità da parte del nostro monumento. Per questi motivi abbiamo ritenuto di intensificare le nostre interlocuzioni con gli organi competenti al fine di evidenziare la gravità dei descritti comportamenti e contribuire fattivamente al parziale recupero del tempo inutilmente e colpevolmente perso”.

 

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