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Come è cambiata la legge sulla cannabis light

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Il 12 gennaio del 2022 è stato adottato, da parte della Conferenza Stato Regioni, uno schema di decreto interministeriale relativo alle piante officinali. In questo documento viene proposta una lista delle specie di piante officinali coltivate, e al tempo stesso sono definiti i criteri di raccolta delle specie spontanee, così come i parametri di prima trasformazione. Così, alle Regioni è stato assegnato l’incarico di redigere una lista delle piante officinali. Del documento interministeriale fa parte anche una disposizione che riguarda la coltivazione delle piante di cannabis per la produzione di sostanze attive a uso medicinale, di foglio o di infiorescenze. In altri termini, attraverso il provvedimento viene evidenziato che l’attività in questione viene disciplinata dal DPR 309 del 1990, vale a dire il cosiddetto Testo unico sulle droghe.

Le novità per il settore della canapa light

Ma che cosa comporta tutto questo per il settore della Cannabis light? A spiegarlo è stato Filippo Gallinella, presidente della Commissione Agricoltura della Camera e deputato del Movimento 5 Stelle. Vale la pena di ricordare che la cannabis sativa L. rappresenta al momento attuale la sola varietà che può essere coltivata liberamente, secondo quanto previsto dalla legge n. 242 del 2016. Ebbene, il decreto non fa altro che indicare quali sono le specie consentite, fermo restando che le regole indicate dal DPR 309 del 1990 restano tali per le foglie e le infiorescenze. Attraverso il provvedimento viene specificato che sono le norme di settore a disciplinare la vendita, mentre il Regolamento 178 del 2002 è il testo normativo di riferimento per ciò che concerne l’utilizzo alimentare.

Nessun cambiamento sostanziale

Come appare evidente, il quadro normativo che riguarda la coltivazione della cannabis sativa L. e la sua trasformazione non è stato modificato in maniera sostanziale. Infatti, quella che viene definita come cannabis light non è stata definita illegale dal decreto interministeriale, che ha solo sottolineato ciò che era già stato indicato dai riferimenti normativi precedenti. Sarà utile, a questo punto, specificare che nel campo della cannabis light rientrano i derivati della canapa con una concentrazione di THC che non supera il limite stabilito dal Decreto del Ministero della Salute del 4 dicembre del 2019.

La produzione di infiorescenze di canapa

Resta da capire quali siano le conseguenze pratiche. La produzione delle infiorescenze di canapa che sono finalizzate all’estrazione di sostanze attive o a uso medico, per esempio, è possibile solo se il Ministero della Salute fornisce una specifica autorizzazione. L’impatto del provvedimento di gennaio è quasi pari a zero, invece, per ciò che concerne altre tipologie di utilizzo, siano esse di natura espositiva, con finalità collezionistica o di carattere tecnico. Pertanto gli operatori della filiera produttiva non hanno vincoli, ed esattamente al pari dei rivenditori al dettaglio avranno l’opportunità di agire come hanno operato fino ad ora, ovviamente in conformità con le disposizioni della legge n. 242 del 2016. Per quanto riguarda i derivati light della cannabis sativa, insomma, sarà possibile continuare a comprarli sia negli store online che nei punti vendita tradizionali.

Le associazioni di settore

Le associazioni di filiera nella maggior parte dei casi hanno accettato di buon grado il decreto, e tuttavia al tempo stesso hanno messo in evidenza che è stata persa l’opportunità per risolvere un po’ di ambiguità normative a proposito delle foglie di cannabis e delle infiorescenze. In particolare Agrinsieme ha posto l’accento sul fatto che non siano state accolte le sollecitazioni a beneficio di un cambiamento del decreto che permettesse di valorizzare le coltivazioni con una concentrazione ridotta di THC. Per Agrinsieme questa è una chance mancata perché si sarebbe potuto rendere più trasparente il piano normativo, anche per far crescere un settore dalle potenzialità importanti, anche per attirare investimenti e risorse, in ambito agricolo e nel settore della trasformazione.

Le associazioni della filiera della canapa

Anche Sardinia Cannabis, Resilienza Italia Onlus e Canapa Sativa Italia, che insieme con Sativa Molise fanno parte del tavolo tecnico istituito presso il Ministero dell’Agricoltura, hanno rilasciato dichiarazioni di tenore simile. La cannabis sativa L., secondo loro, può essere inquadrata fra le piante officinali, ma il decreto rischia di provocare dei malintesi, mentre il riferimento esclusivo ai semi appare fin troppo limitativo.

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