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2 giugno 1946, Pescara scelse la Repubblica

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64.090 pescaresi il 2 giugno 1946 votarono a favore della Repubblica, dopo che Vittorio Emanuele III aveva auto decapitato il suo ruolo fuggendo dall'Italia. Di quel gesto di viltà che portò la nazione nel caos, fu testimone il territorio abruzzese. Nel castello di Crecchio, infatti, il re sabaudo dimorò la notte del 9 settembre 1943 prima si scappare alla volta di Brinidisi.

La nazione italiana quindi nel giugno '46 decise di dare a se stessa un governo più nobile, volto al vero bene delle collettività: la Repubblica democratica.

Il valore, l'importanza della libertà, dell'uguaglianza, della tutela dei diritti dell'uomo, della vita degli individui, del rispetto delle diversità, sono diventate parte di noi, del DNA del popolo italiano, a seguito non solo di un voto, ma della sofferenza di una nazione reduce da due guerre mondiali, da un sacrifico collettivo e dai forti cambiamenti sociali di quegli anni. La grandezza dell'impegno femminile durante i conflitti, dei molteplici ruoli svolti dalle donne in quegli anni luttuosi, portarono al legittimo riconoscimento del voto alle donne che per la prima volta espressero in Italia il loro voto proprio il 2 giugno 1946.

In Abruzzo il referendum istituzionale vide nel complesso la preferenza per la monarchia con 325.701 consensi, 53,22% dei voti, contro il 46,78% a favore della Repubblica. Numerose furono poi le schede con delle semplici X, pari a 286.291, specchio in un'Italia ancora non completamente alfabetizzata.

La città più repubblichina fu Pescara, seguita da Teramo a differenza delle conservatrici Chieti e L'Aquila.

Cosa rimanga oggi delle grandi emozioni di allora, dell'importanza di poter esprimere il proprio voto per cercare di migliorare la propria nazione, lo sente ognuno di noi quando è chiamato alle urne. Ciò che per noi oggi è ovvio e scontato, è stato il realtà il dono del sacrificio delle vite di milioni di uomini.

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