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Aumento tariffe sosta, Aci: "Bisognava prima predisporre un piano della mobilità"

Redazione
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“Sul caro parcheggi siamo già intervenuti, senza peraltro entrare nel merito della decisione, ma solo per stigmatizzare il fatto che non vi poteva essere alcun collegamento tra l’aumento della tariffa ed una presunta diminuzione dell’uso dell’auto privata, assioma del tutto sbagliato. In questi giorni, con l’avvio effettivo della modifica tariffaria ed anche alla luce della discussione in atto, sia a livello politico che a quello imprenditoriale, riteniamo necessarie introdurre nel dibattito alcune brevi considerazioni. E non tanto perché l’aumento a 4 euro sia di per sé troppo oneroso, in molte città italiane quell’importo copre solo qualche ora, ma perché l’attuale situazione viaria della nostra città, la grave situazione in cui versano le aree di sosta e l’assoluta inefficienza del servizio pubblico locale avrebbero dovuto indurre l’Amministrazione e la società che gestisce i parcheggi a ben altre riflessioni e determinazioni”. Così Giampiero Sartorelli, presidente dell'Aci Pescara.

“Normalmente”, aggiunge, “quando si  delibera un aumento del prezzo di un bene o di un servizio, a monte c’è sempre una motivazione ben precisa, una motivazione che prende spunto da un piano industriale dell’azienda che gestisce il servizio, una motivazione che sia riferibile a ben specifici criteri valutativi: maggiori costi sostenuti dall’Ente gestore per migliorare il servizio, impegni economici per rendere più agevole la sosta, opere da eseguire per migliorare l’infrastruttura. E così via. Ecco, tutto questo sembra mancare nella delibera che determina l’aumento delle tariffe, non vi è alcun tipo di giustificazione (se non i soliti riferimenti alla mobilità sostenibile ed alla ormai immancabile filovia), né potrebbero esservi, visto il completo stato di abbandono delle zone adibite a parcheggio nella nostra città, almeno quelle centrali”.

Il servizio, denuncia Sartorelli, “non è assolutamente migliorato, i posti a disposizione non sono aumentati, all’interno delle aree, nonostante il grande impegno dei ragazzi della Multiservice, che ribadiamo ancora una volta svolgono un immane lavoro e coprono le inadempienze dei vertici, regna l’anarchia, con auto lasciate al di fuori degli stalli disegnati, con auto che girano in tondo sperando di trovare un piccolo spazio, non avendo ricevuto dalla società le giuste comunicazioni prima di entrare. Non si è riusciti in questi ultimi 15/20 anni a dotare l’ex area di risulta e l’area centrale Nord (adiacente il terminal bus) di un display che indicasse il numero di posti ancora disponibili, siamo ancora (nel 2026) con una transenna e la scritta “completo”, che poi viene sistemata dopo un sommario controllo del personale, che non ha la possibilità di verificare tempestivamente l’utilizzo di tutti i posti a disposizione, la situazione reale del parcheggio. Con i varchi elettronici, non sarebbe cosa difficile, si conosce sempre il numero di auto entrate e di quelle già uscite: manca solo il display. Per non parlare del pomeriggio, momento in cui il parcheggio dell’ex area di risulta è in completo controllo di una serie di persone che nulla hanno a che vedere con la gestione, che sono per fortuna tranquilli, a volte troppo insistenti, ma che comunque incutono un certo timore, soprattutto quando è buio e la loro presenza non è certo rassicurante”.

Quanto all’area Nord, adiacente il terminal bus, “si tratta di un vero e proprio campo di battaglia”, evidenzia il presidente dell'Aci, “con buche profonde, asfalto al minimo storico, piccoli laghetti artificiali, con parte dell’area circoscritta da sgangherate transenne in plastica e senza nessun passaggio pedonale in sicurezza per arrivare su piazza della Repubblica, con il pericolo di essere investiti dagli autobus in arrivo ed in partenza e con una scarsa illuminazione. Ecco, se tutto queste criticità non esistessero o fossero state risolte, siamo certi che i nostri concittadini avrebbero pagato volentieri qualche euro in più. Così come i nostri concittadini sarebbero invogliati ad usufruire del trasporto pubblico, laddove questo fosse effettivamente una vera alternativa al mezzo privato. Ed invece, esiste un servizio sicuramente non efficace, lento, a volte logisticamente incomprensibile, obsoleto, con assoluta mancanza di comunicazione in tempo reale. E tutto questo anche perché si è  cercato di portare a termine con caparbietà il progetto Filovia, fallendo miseramente all’ultimo miglio, visto che il servizio funziona solo grazie a dei bus elettrici. Certo è un servizio che piace, molto utilizzato (anche se i numeri stentano ad essere forniti con correttezza), intrigante, utile, sostenibile, ma è pur sempre un servizio che copre una parte infinitesimale dell’intero territorio”.

Poi Sartorelli conclude: “Oggi è stato completato un percorso di pochi km e solo quello resterà, dal momento che dal progetto faraonico iniziale è scomparso (almeno a mezzo filobus) il collegamento con il Tribunale e quello con l’aeroporto, con buona pace di viale Marconi, che è stato sacrificato sull’altare del maggior interesse rappresentato dal Filò. E già si parla di ulteriori interventi per prolungare le corse in occasione dei fine settimana, senza minimamente tener conto delle altre decine di migliaia di residenti di Pescara Sud, Pescara Colli e Pescara Ovest, che continueranno ad essere considerati cittadini di serie B, senza alcun diritto ad un servizio migliore e che saranno costretti ad utilizzare il mezzo proprio e pagare anche la tariffa maggiorata per la sosta. Ecco, prima di aumentare le tariffe e rendere ancor più difficile la vita degli imprenditori e dei lavoratori che devono per forza di cose recarsi in centro, cui va tutto il nostro sostegno, sarebbe stato il caso di cominciare a predisporre dei piani della mobilità e della sosta più coerenti con le aspettative dell’attuale Giunta e soprattutto dei pescaresi e di tutti coloro che hanno necessità o solo desiderio di arrivare nel centro cittadino, in quel famoso centro commerciale all’aperto, rimasto purtroppo solo un semplice slogan”.

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