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Giovani vincenti - Doriana Roio stilista pescarese che conduce il fashion "made in Abruzzo" verso l’estero

Nel secondo appuntamento con Schiaffo alla Crisi parliamo della stilista pescarese consulente e assistente per le startup, artisti e professionisti

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Dopo il primo appuntamento, in cui abbiamo parlato di Maria Letizia e Fabiana che si prendono cura della salute fisica dei loro clienti, prosegue il percorso di Schiaffo alla Crisi, la nostra rassegna di interviste a imprenditori locali che in questo momento di crisi hanno deciso di mettersi in proprio.

Il secondo appuntamento è con la stilista Doriana Roio che, dopo un primo anno entusiasmante e in rapida ascesa da imprenditrice della moda, conduce l’Abruzzo verso l’estero.

La stilista, proveniente da formazione manageriale, ci parla della sua attività di consulenza e assistenza per start up, artisti e professionisti che con il loro brand decidono di fare un salto di qualità per una maggiore valorizzazione professionale e per estendere il proprio raggio di vendite in Italia e all’estero.

Doriana rivela fin da molto piccola una forte passione per la moda, insieme al cinema e allo sport. Diventa stilista nel 2012 concludendo gli studi di accademia con una tesi sui tessuti ecosostenibili ed innovativi da utilizzare all’ interno di una startup sartoriale chiamata “EcoDress”, convenzionata con esercizi commerciali attinenti al biologico.

Il suo è un battesimo nella moda attraverso lo show business, infatti già dai primi mesi si cimenta con successo, insieme ad un altro stilista abruzzese, nella collaborazione con Marco Castoldi (in arte Morgan) sia a teatro sia che nella progettazione outfit di X Factor 6 nel 2012.

Dal 2013 è sempre più evidente la sua propensione a vivere il fashion in modo imprenditoriale e in pochi mesi compie il salto di qualità verso l’estero: Corea del Sud, Brasile, Regno Unito fino ad essere presente attualmente in dieci Paesi stranieri. La sua produzione di abiti da red carpet e per i very important events è interamente made in Abruzzo, dai tessuti al confezionamento sartoriale.

 

Nel maggio 2013, dopo il ritorno dagli impegni milanesi con la progettazione outfits per Morgan a teatro e per X Factor 6, inizia la fase imprenditoriale con la creazione della linea baby Fifty 4 Two.

Si, era poco più di un anno fa e ho dato questa svolta al mio percorso. Morgan per me è stato un esordio memorabile e ringrazierò sempre chi è stato mio compagno di viaggio in quell’occasione. Avevo appena concluso gli studi in accademia ed è stato un salto inaspettato nel mondo dello spettacolo tra un personaggio e un talent show con un forte riscontro di pubblico. Tornata a Pescara, dopo quella esperienza e con una carriera personale tutta da impostare, ho pensato a ciò che poteva essere utile al cliente senza costi eccessivi, considerando il momento economico difficile che stiamo attraversando. E’ nata così la linea per i bambini Fifty 4 Two, caratterizzata da due abiti di confezionamento sartoriale con una struttura double face, al costo di uno. Nel settembre del 2013 la Fifty 4 Two è arrivata anche in Brasile ed è stato il mio primo passo verso il mercato estero. In Brasile dove ho trovato riscontri molto positivi e un ambiente piacevole e familiare.

Nei mesi successivi, dopo il Brasile, si sono aperti nuovi mercati verso altri Paesi esteri e da gennaio 2014 il marchio Doriana Roio è diventato di ampiezza internazionale anche come luxury brand emergente, con abiti da haute couture. Cosa ha comportato un salto professionale del genere?

Sicuramente ha portato un grande cambiamento di vita, ora il lavoro assorbe quasi tutto il mio tempo. Sono molte le cose a cui ho rinunciato o che ho messo da parte e da tempo non mi concedo una vacanza; ma ho scelto questa vita e ne sono contentissima: sostengo con piacere il carico di responsabilità sempre maggiori, la forte competitività, la necessità di essere perfezionisti e rapidi nell’agire. Questi sono dei requisiti essenziali per lavorare nei mercati esteri, ben diversi dal nostro ambiente molto più slow e all’acqua di rose. Ora gli abiti della linea Luxury, abiti da red carpet  per eventi e occasioni importanti, hanno costi di una certa entità ma mi piace venire incontro ai clienti studiando modalità di pagamento con tempi anche molto lunghi. Ci tengo a ricordare che la filiera è interamente pescarese: dai tessuti alla stilista, al confezionamento sartoriale su misura.

Da qualche tempo hai deciso di offrire il tuo bagaglio manageriale, al di là dell’ambito unicamente legato al fashion,  ai nuovi marchi, start up o professionisti che cercano una nuova strada verso i Paesi esteri per lanciarsi o rilanciarsi e trovare mercati più floridi.

Sono davvero molto contenta del fatto che a Pescara mi sono ritrovata a fare da apripista per questo nuovo flusso di pionieri, come li chiamo io. Dico sempre che noi siamo più fortunati perchè non andremo all’estero con una valigia di cartone, come accadde ai nostri nonni, ma andremo con bei trolley robusti e comodi. E’ ora di andare oltre, di guardare fuori la nostra bolla di sicurezza pescarese e abruzzese, di mostrare quel talento che dall’estero ci riconoscono. Il posto fisso era una grande sicurezza, ma ci ha anche appiattiti…ora corriamo più rischi, abbiamo più timori se guardiamo verso il futuro ma qualcosa ha  ricominciato a muoversi e sempre più persone a qualsiasi età fanno grandi cambiamenti per seguire con coraggio una nuova vita, coltivare le proprie passioni e cercare una dimensione lavorativa ex novo.  Il mio desiderio è riuscire ad aiutare a realizzare tutto questo tramite una squadra composta dai professionisti con i quali collaboro, particolarmente validi e con diversi anni di esperienza nell’export. 

Finora nella tua carriera imprenditoriale qual’è stato il momento più significativo ed emozionante? 

Sono stati due. Il primo è stato quando ho messo piede in Brasile...non pensavo di riuscire a fare un salto del genere in così poco tempo e non pensavo che sarei stata accolta con tanto entusiasmo. Da lì ho capito che era questo il modo in cui volevo vivere il mio lavoro, sfondando certe porte e creando dei ponti, interagire con culture diverse e confrontarmi con loro. Il secondo è stato quando all’inizio del 2014 sono diventata luxury brand emergente in ambito internazionale e ho visto un aumento dei miei canali commerciali in tanti altri Paesi stranieri, sempre molto attenti alla qualità ed unicità degli outfits che ho prodotto. 

Ora che sei alla guida di questi “pionieri” abruzzesi verso una loro collocazione nel mercato estero, che cosa ti senti di consigliare loro?

Un consiglio che do sempre e che mi auguro seguano è quello di abbandonare prima possibile tutto ciò che li tiene legati ad una certa staticità, ad un eccessiva lentezza nel modo di lavorare, o al focalizzare la loro attenzione su ciò che è negativo o problematico...insomma tutti gli atteggiamenti deleteri. E’ al risultato che devono guardare, e dovranno imparare in fretta, come ho fatto io, a saper nuotare nell’ oceano. I metri di valutazione sono molto diversi dall’ambito pescarese; da noi si aspettano a priori di vedere qualcosa di impeccabile e di particolarmente bello. Si aspettano i prodotti di eccellenza, non le chiacchiere nè gli imbonitori senza sostanza. Quindi consiglio di lavorare molto sulla concretezza, determinazione e sviluppare una buona capacità di saper stare in piedi da soli.

Sei l’esempio di come a 40 anni si cambi vita e si realizzino i propri sogni. Qual’è la ricetta giusta per riuscirci?

Togliamoci dalla testa la favola che chiunque può fare tutto, basta che si alzi la mattina e lo voglia. No, di base bisogna cercare di capire qual’è il nostro talento e lavorare su questo con molta costanza e sacrificio. Non inseguite ciò che gli altri vorrebbero da voi oppure ciò che arricchisce il desiderio di apparire o avere visibilità senza però avere nessuna reale  predisposizione personale. Se qualcosa non fa parte della nostro essere più istintivo e piu’ profondo, non funzionerebbe mai e sarebbero anni buttati. Non confondete nemmeno quello che è un forte desiderio con quello che invece l’istinto vi suggerisce. Io avrei voluto tanto essere molto brava in cucina, ma alla fine ai fornelli sono sempre un disastro...spero che questo esempio molto pratico, renda bene l’idea. Focalizzatevi su quello che davvero siete e su tutto ciò in cui siete bravi davvero;  così le gratificazioni arriveranno sicuramente.

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