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Il Pescara che non ti aspetti: la giungla tra il cemento

Alla scoperta delle enormi potenzialità turistiche inespresse e della pericolosità di un fiume dimenticato da tanti

la redazione
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E’ un pensiero ormai comune associare Pescara a smog, caos, rumore e cemento. Da un lato è vero ma, a pochi minuti dal centro città, c’è una Pescara che non ti aspetti, una Pescara dove il cemento non è arrivato e dove regna, anche in maniera pericolosamente non controllata, la natura (vedi galleria fotografica alla fine dell'articolo).

Nei primi giorni di novembre insieme a Oberdan, proprietario del rimessaggio l’Ancora, siamo usciti in barca per risalire il fiume. Purtroppo il tour è stato interrotto circa 500 metri dopo la Fater, all’altezza del confine con Santa Teresa di Spoltore, a causa dei continui cambianti alla morfologia del fiume che, come ci racconta la nostra guida, fino a poco tempo prima navigabile ben oltre quel punto.

Il viaggio è iniziato alle 10 di mattina dal pontile del rimessaggio L’Ancora, sotto la torre del Comune di Pescara. Risalendo il fiume per il primo tratto di 1,5 km, fino al ponte di Capacchietti, la navigazione è tranquilla e distesa e si può ammirare una fauna impensabile da trovare in piena città. Superato il ponte di Capacchietti, lasciandosi alle spalle i vari rimessaggi con centinaia di barche ormeggiate, iniziano ad arrivare i primi problemi dovuti ai numerosi tronchi, rami, immondizia e ostacoli di ogni genere che si trovano anche al centro del fiume.

Per riuscire a oltrepassare tali ostacoli, che spesso si trovano anche sotto il pelo dell’acqua e risultano quindi pericolosi per le eliche delle imbarcazioni, bisogna effettuare vere e proprie gimcane aggirando tronchi e isole createsi con l’accumulo di detriti.

Lungo gli argini del fiume, si possono ammirare tanti esemplari di Germano Reale e di tartarughe e in alto, sopra le cime degli alberi, si vedono sfrecciare sulla propria testa le magnifiche figure degli aironi.

Proprio questa fauna e questa flora incontaminata possono causare distrazioni che, insieme agli ostacoli presenti in acqua, possono creare problemi ai meno esperti, considerato anche il fatto che più si risale il fiume più aumenta la corrente.

Tutti questi detriti, anche di dimensioni notevoli, abbandonati nel fiume sono molto pericolosi sia per le imbarcazioni che provano a risalirlo sia per le strutture turistiche presenti sugli argini, ad esempio il Sea River, l’Enjoy river e la stessa Ancora.

Queste strutture, durante l’esondazione del 3 dicembre 2013, hanno subito notevoli danni causati sia dal livello del fiume ma soprattutto dai tronchi trasportati dalla corrente contro le strutture e contro le imbarcazioni ormeggiate.

Oberdan ci racconta come un tronco di circa 12 metri abbia  letteralmente sollevato il suo pontile che è stato poi trascinato dalla corrente fino al Ponte Risorgimento facendo affondare due barche e distruggendo tutta la struttura insistente sul pontile, tavoli, sedie, gazebo, impianto di videosorveglianza e una cassaforte che è tuttora rimasta sommersa. Un danno causato alla sua attività di oltre 30mila euro che il 56enne imprenditore ha dovuto tirare fuori di tasca propria non avendo ricevuto nessun indennizzo.

Non solo Oberdan. La situazione di forte degrado descritta in precedenza preoccupa tutti gli operatori dei rimessaggi e i proprietari delle numerose imbarcazioni ormeggiate sul fiume (almeno 200 sono quelle ormeggiate nel periodo invernale, per salire a oltre 500 nel periodo estivo) perché quanto già successo nel dicembre scorso potrebbe accadere nuovamente dato che le istituzioni non sono intervenute minimamente per pulire il fiume. Il maltempo e le precipitazioni non si possono controllare ma la prevenzione dei problemi causati dai tronchi e dagli ostacoli presenti a monte del fiume è un’operazione che può e deve essere fatta.

E lo sviluppo turistico? Ultimo punto, ma non per questo di minore importanza, è il possibile sviluppo economico/turistico. Nel momento in cui il fiume potrà essere navigabile in condizioni di sicurezza, si potranno prendere in considerazione le iniziative per uno sviluppo turistico sul fiume che, come abbiamo visto, ha enormi potenzialità. Una ipotesi di interesse non remota dato che già oggi, ci racconta l’imprenditore, sono diverse le persone lo avvicinano con l’intenzione volerlo risalire.

Di seguito un filmato registrato a novembre da Oberdan risalendo il fiume

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