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XXII Premio Borsellino, prima giornata d’incontro

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Presso la Sala Tinozzi della Provincia di Pescara, l 18 ottobre, si è tenuto il primo incontro del Premio Borsellino.

Il Premio, organizzato dal 1992 dall’Associazione Culturale “Falcone e Borsellino” con il patrocino del MIUR, da 25 anni intende essere una rassegna culturale educativa dedicata principalmente ai giovani e intende testimoniare ammirazione, gratitudine ed affetto a quelle personalità che hanno offerto una testimonianza diretta d’impegno, di coerenza e di coraggio particolarmente significativa nel campo della legalità, della cultura e dell’impegno sociale e civile.

Protagonisti della giornata giornalisti Paolo Borrometi e Sandro Ruotolo. L’incontro è stato coordinato dalla dirigente dell’IPSAAR De Cecco Alessandra Di Pietro.

Presenti il Direttore del quotidiano Il Centro Primo Di Nicola, il sottosegretario alla Giustizia Federica Chiavaroli, il sindaco di Pescara Marco Alessandrini e il Presidente della Provincia Antonio Di Marco.

Alessandra Di Pietro ha aperto la manifestazione parlando di legalità e di quanto sia fondamentale nelle scuole educare al rispetto della giustizia che significa educare al rispetto delle regole e di se stessi.

“Nel processo formativo questi valori sono essenziali - ha detto la Dirigente Di Pietro – occorre far capire ai ragazzi il senso di queste parole che devono diventare sostanza, ed è quindi necessario che ne comprendano in modo profondo il significato. Il nostro dovere, come istituzione scolastica, è far crescere dei cittadini migliori, persone autenticamente integre, che non solo parlano di legalità, ma la vivono nelle azioni e nei comportamenti quotidiani. Vogliamo crescere persone che abbiano una forte determinazione a non accettare compromessi, che non vogliono assuefarsi al malaffare dilagante, quasi considerandolo come se fosse inevitabile. E questa comprensione passa anche attraverso il valore della testimonianza di persone che hanno rappresentato con la loro vita comportamenti di assoluta integrità, ovvero sono modelli positivi, uomini che hanno improntato la propria vita di persone e di professionisti al rispetto della legge e al rifiuto di logiche mafiose”.

Il sindaco Marco Alessandrini ha salutato i presenti ed ha voluto testimoniare di quanto sia stato terribile il periodo terroristico che ha vissuto l’Italia, periodo che ha visto la morte di tante persone e di tanti magistrati che lavoravano per la legalità e la giustizia.

Il Presidente Antonio Di Marco ha voluto sottolineare l’importanza dell’incontro e soprattutto il grande impegno che la dirigente Di Pietro e di tutto lo staff dell’istituto Alberghiero nel sostenere l’informazione costante e continua agli studenti sull’importanza della legalità e del rispetto delle regole.

La Senatrice Chiavaroli ha parlato della buona scuola e di quanto sia importante il lavoro che si sta svolgendo all’Istituto Alberghiero di Pescara che, oltre a garantire la sicurezza fisica con aule sicure e nuovi laboratori, forma i giovani alla legalità e ad una forte idea del nostro Paese.

Importante è stato l’intervento del direttore del Centro Primo Di Nicola che ha ribadito la valenza dell’impegno quotidiano che lui stesso pone nel lavoro e nella vita ed ha ricordato anche che, attraverso la sua esperienza lavorativa, ha conosciuto Falcone e Borsellino ed ha visto la nascita del pool antimafia.

“Non siamo in un Paese normale –ha detto Di Nicola- abbiamo con noi due giornalisti, Ruotolo e Borrometi, che vivono scortati solo per aver fatto il proprio lavoro di giornalisti che hanno scoperto e denunciato le cosche mafiose” …” attraversiamo una forte crisi e nelle scuole ci deve essere un impegno civile per la legalità che deve dare ai giovani spazio ai giovani. Occorre che la politica si impegni con comportamenti coerenti scegliendo una buona classe dirigente, capace di combattere la mafia, per assicurare ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti che possano rispondere personalmente di un lavoro mal fatto durante la carica politica”

Paolo Borrometi, giornalista dell’Agenzia Agi e fondatore della rivista on line La Spia, vive sotto scorta a Roma dopo le aggressioni e le minacce subite a seguito delle inchieste che hanno portato allo scioglimento del Comune di Scicli per infiltrazioni mafiose.

“Sono solo un giornalista di strada – ha detto Borrometi – che ha consumato le suole delle scarpe con il suo lavoro. Un cittadino che non denuncia è un suddito, un giornalista che non racconta ciò che vede con i propri occhi ha responsabilità maggiori perché non informa la collettività. Ho cercato di raccontare, come giornalista, la Sicilia, una terra di 5milioni di abitanti che subisce la presenza di 7mila mafiosi, una terra che ha avuto due Presidenti di Regione, Cuffaro e Lombardo, condannati per mafia. Una terra che vedrà la fine della mafia solo quando avrà il coraggio di smettere l’atteggiamento mafioso che permettere di iscrivere nelle liste elettorali, del prossimo 5 novembre, pluripregiudicati, arrestati e mafiosi. Dobbiamo avere il coraggio di dire queste cose. Ho cominciato un’inchiesta che ha portato arresti a Scicli, terra meravigliosa del ragusano, dove si affermava che la mafia non esistesse. Negli anni ’70 proprio qui la criminalità e il terrorismo avevano ucciso il collega Giovanni Spampinato, un giornalista libero che raccontava dei legami forti tra criminalità organizzata e terrorismo nero e del quale, a Ragusa, non si ricorda nessuno. Ho cercato di raccontare una fortissima presenza di mafiosi ai quali non venivano nemmeno spedite le cartelle delle tasse comunali, per non averli contro per deferenza e paura. Scrivevo per il quotidiano La Sicilia, da cui sono stato cacciato perché parlavo di Scicli mafiosa, dove, mi dicevano, a Scicli la mafia non c’era, ma lo stesso direttore è stato poi stato indagato per concorso esterno in associazione mafiosa.”

Borrometi ha ricordato la grande solitudine di quel periodo e l’aggressione subita nell’aprile 2014, da cui avuto inizio della vita sotto scorta, e che parlare di mafia non è gettare un’onta o un’ombra sulla Sicilia, ma è affrontare il problema. La mafia è anche al nord, ha messo il colletto bianco, non è semplice manovalanza ma è entrata nel mercato economico e sociale scientificamente.

“La mafia –ha detto Borrometi-  oggi ha cambiato volto e si traduce in 120miliardi di euro di evasione fiscale, 60miliardi di euro di corruzione, 150miliardi di euro sottratti alla nostra economia legale. La vita sotto scorta è difficile, ma almeno ogni sera, tornando a casa, mi guardo allo specchio e ho coscienza pulita e la certezza di aver fatto il mio dovere”

Il giornalista televisivo Sandro Ruotolo, minacciato di morte dalla criminalità organizzata, per le sue denunce e i suoi reportage sulla terra dei fuochi, anche lui sotto scorta, ha voluto sottolineare l’importanza dell’eredità lasciata da Falcone, Borsellino.

“La morte dei magistrati – ha detto Ruotolo- ha creato in Italia una situazione tale dove il popolo si è appropriato dei suoi eroi e urlando superava le barriere per entrare in Cattedrale, dove venivano celebrati i funerali di Falcone e Borsellino, e finalmente la società civile aveva preso in mano la questione della giustizia. Oggi il Paese aspetta ancora risposte. Arrivano fatti nuovi e scopriamo che, nel periodo stragista seguito alla caduta del Muro di Berlino, e quindi le stragi di Capaci, di Palermo, di via dei Georgofili, nel progetto di Cosa Nostra c’era anche la Ndrangheta. Ma dobbiamo ancora sapere tutta la verità. Ai tempi della strage di Bologna c’era un Paese fortissimo, quando hanno rapito Moro l’Italia è scesa in piazza, c’era coesione nazionale che oggi non c’è più”

Alessandra di Pietro ha concluso l’incontro parlando della responsabilità che la scuola ha come presidio di legalità per sostenere i valori etici e civili.

Presenti all’incontro molte personalità cittadine e gli studenti dell’Istituto Alberghiero che hanno anche posto domande ai giornalisti presenti e che hanno garantiro l'accoglienza.

Durante l’evento è stata allestita nella Sala dei Marmi la mostra del pittore Paolo Foglia.

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