Gran finale della quarantanovesima edizione del Pescara Jazz con Vinicio Capossela

Il cantautore presenterà la sua Bestiale Comedìa, un omaggio a Dante in occasione del settecentesimo anno dalla sua scomparsa

| di la redazione
| Categoria: Musica e Spettacolo
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A chiudere questa edizione del Pescara Jazz, arriva Vinicio Capossela, con il tanto atteso spettacolo la Bestiale Comedìa, in programma venerdì 30 luglio al Teatro d'Annunzio.  

L'ultimo appuntamento della rassegna musicale, organizzata e promossa dall'Ente Manifestazioni Pescaresi, con la direzione artistica del Maestro Angelo Valori, è un omaggio che il cantautore fa al Sommo poeta Dante Alighieri, in occasione della ricorrenza del settecentesimo anno dalla sua scomparsa. Capossela, artista che da tempo orienta la sua ricerca alla riattualizzazione di figure e motivi antichi fuori delle ingiunzioni dell'attualità, inseguendo suoni, storie, culture e personaggi di ogni epoca, con la sua Bestiale Comedìa, ha voluto realizzare un progetto che dal confronto con la Divina commedia traesse punti d'orientamento per una navigazione dantesca nel proprio repertorio.  

Se quello di Dante, dunque, è un viaggio tra i morti per salvare i vivi, la Bestiale Comedìa vuol essere un itinerario nell'immaginazione musicale e letteraria, per redimere il reale dallo smarrimento in cui sembra gettato. La ricerca musicale, artistica e letteraria che l'artista sta portando avanti nel tempo è ricca di riferimenti danteschi, che sono presenti in quasi tutta la sua discografia.

Ad affiancare l'artista sul palco, ci saranno due musicisti di grande talento – il poliedrico Vincenzo Vasi e il virtuoso Raffaele Tiseo – che, come i personaggi di Virgilio e Beatrice, lo accompagneranno in questo viaggio Dantesco, per confrontarsi con una delle opere più vaste, monumentali e magnifiche della storia della letteratura mondiale.

L'aldilà dantesco è il perfetto teatro delle passioni umane, l'adempimento di un'umanità persa dall'incontinenza, dalla violenza e la malizia, la scena di un'umanità lacerata dalle tre faville di superbia, invidia e avarizia che Dante colloca proprio all'inizio del poema sotto forma di tre fiere che impediscono il cammino della conoscenza. L'ultima di queste, la più spaventosa, è la lupa, la cupidigia che deturpa il mondo e si accoppia con infiniti mali e che non si lascia attraversare la strada da nessuno, uccidendo tutti con la sua insaziabilità.

"Affacciarsi a Dante è affacciarsi al pozzo della natura umana – dichiara l'artista - L'attrazione per l'umano, per i suoi miti, per il sublime, per l'inferno, per il peccato e per la virtù, per tutto ciò che desta meraviglia è quello che da quindici anni conduce il mio cammino in musica e parole. Non c'è cosa che Dante non comprenda già. Santi, eroi e viziosi, una certa attrazione per il misticismo, una visione del mondo non specialistica, ma enciclopedica, il cui soggetto è la natura tutta a partire dalla natura umana, sono tra le cose dantesche che più mi attraggono. Galeotti per me sono stati molti libri, ma Dante soltanto li comprende tutti".

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