L’augurio conclusivo della scorsa settimana, con il quale auspicavamo di vedere all’opera finalmente un Delfino determinato e vincente anche contro una delle favorite, è invece miseramente naufragato ieri sera, al cospetto di uno Spezia perfino rimaneggiato. L’1-2 finale va addirittura molto stretto ai liguri, che hanno a lungo dominato, mancando parecchie clamorose occasioni per rimpinguare il bottino di reti.
Non siamo arrivati nemmeno a ottobre e già possiamo dare addio alla pur remota possibilità di lottare per la promozione diretta. Non c’è che dire, un risultato davvero clamoroso per questa squadra, mirabilmente definita la migliore degli ultimi sei anni, dal suo fantastico presidente, all’indomani della striminzita e alquanto fortunosa vittoria contro il Vado. Certo ormai siamo abituati anche a questo: ne possiamo perdere quattro di fila, ma poi è sufficiente tornare a vincerne una sola per definirsi i migliori. Che pena!
Volendo provare a dare un giudizio tecnico sul Pescara, diremmo che, per prima cosa, non si riesce proprio a comprenderne il gioco, forse perché Buscé non è stato in grado di far assimilare ai suoi giocatori il proprio pensiero in merito. Si punta quasi esclusivamente sulle individualità, mettendo in campo solo a sprazzi la giusta determinazione, mentre le amnesie sono frequentissime e per gli avversari, almeno quelli più quotati, è uno spasso approfittarne. Francamente ci vuole una dose di ottimismo smisurata per immaginare un prosieguo di stagione pure solo lontanamente distante dalle aspettative iniziali.
Pleonastica e ridicola anche la dichiarazione, sempre del presidente, che ha affermato come questa Rosa, al completo e senza infortuni, sia da promozione. La controprova non l’avremo mai, perché se come al solito ti porti a casa ogni anno giocatori reduci da lunghi periodi di inattività, giocoforza non li potrai avere a disposizione che per poche gare e sicuramente, vista anche la consueta abitudine di prenderli nelle ultime ore di mercato, quindi senza preparazione in ritiro, sprovvisti dei novanta minuti nelle gambe.
Scriviamo quasi sempre le stesse cose, ma non è certo colpa nostra se la Sebastianese (preferiamo costantemente chiamarla così, anche per non offendere il fu glorioso nome del Pescara) ha azzerato ogni aspettativa sul campo, fatta eccezione per un paio di miracoli mandati subito a monte l’anno seguente. I media nazionali continuano però imperterriti a coprire di complimenti Daniele Sebastiani, ma essi non vivono in questa città e il loro giudizio appare di parte e assolutamente parziale, causando un danno enorme alla tifoseria, nelle mani di un narcisista patologico, ovvero della peggior specie di personalità con cui si possa avere a che fare.
Con il fardello psicologico di una classifica addirittura pericolante in chiave salvezza, sabato prossimo i biancazzurri andranno in trasferta a sfidare un’altra squadra di alta classifica, il Livorno, che finora ha perso una sola gara, guarda caso contro lo Spezia, alla quarta giornata. Fischio d’inizio alle 17:30 e, chissà, in caso di ulteriore sconfitta, potrebbe profilarsi l’ennesimo cambio di panchina della quindicinale gestione di Daniele Sebastiani.

