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A Pescara, i nuovi palazzi danneggiano l'edilizia storica e distruggono la città

| di Ufficio Stampa
| Categoria: Territorio | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Pescara sta vivendo una nuova stagione di demolizioni e sventramenti per la realizzazione di nuovi fabbricati intensivi, senza che questo migliori in alcun aspetto la struttura urbana. Infatti, permangono tutti i principali fattori del disagio urbano: dalla condizione di abbandono delle periferie, alla carente disciplina del traffico, alla crisi del commercio e dello stesso patrimonio residenziale, investito da una vistosa tendenza all’incuria, anche in area centrale; ciò nonostante, assistiamo a sproporzionati interventi di sostituzione edilizia, nei quali piccole costruzioni a due piani vengono rimpiazzate da palazzoni di otto piani sulla stessa area occupata. Dopo il caso dell’edificio che ospitava il ristorante “il Morettino”, che ha incontrato anche l’interesse della stampa, si segnalano ulteriori edifici sulla Riviera Nord; scompare   un’antica casa in strada vicinale Bosco (retaggio di uno storico borghetto suburbano) e  parte la demolizione di un brano significativo di Borgo Marino Nord, dalle tradizionali case dei pescatori.

Pescara cancella la sua storia ed aggrava la sua crisi urbana con una scriteriata densificazione delle aree centrali che complicherà i problemi di parcheggio, di traffico, di carico e scarico per i servizi. Infatti, solo quelle aree sono prese di mira, alla ricerca, sempre meno fruttuosa, della rendita legata alla posizione dell’immobile. Questa tendenza, naturalmente, mette nell’obiettivo soprattutto l’edilizia storica che viene demolita mentre tutti proclamano la volontà di salvarla, determinando, invece, le condizioni della sua scomparsa.

La attuali demolizioni sono conseguenza diretta delle innovazioni urbanistiche introdotte nella disciplina comunale e di carenze normative nella protezione del patrimonio storico. Infatti, gli edifici in questione non sono classificati come degni di protezione nella recente variante per la loro tutela, nonostante il loro sicuro interesse storico. Particolarmente grave è il caso di Borgo Marino Nord, oggetto di studi e ricerche accademiche, segnalato (anche nell’osservazione di Italia Nostra), come degno di tutela e per il quale è stato anche prodotto un progetto di cui il Comune non ha voluto tener conto. Altre “liberalità” sono state introdotte con la Variante alle Norme Tecniche di Attuazione del PRG e, soprattutto, si avvertono gli effetti nefasti del recepimento del “Decreto sviluppo”, una legge devastante per le città, che Pescara non ha voluto indirizzare verso zone urbanisticamente degradate ben individuate, come da noi proposto, ma ha  spalmato i suoi pessimi effetti dappertutto, e soprattutto nelle zone pregiate se ne vedranno gli esiti peggiori: Riviera, quadranti storici, ecc.

Una malintesa ricerca della “città verticale” (che si potrà anche realizzare dove ci sono gli spazi adeguati, ma non certo sostituendo la minuta edilizia storica) viene spacciata per modernità e invece copre la pura speculazione.

Se si vuole evitare che in città sbuchino funghi di otto o nove piani, sulle nostre strette strade dai piccoli marciapiedi, l’Amministrazione Comunale deve aprire con urgenza un tavolo per la revisione della normativa urbanistica e la migliore protezione della edilizia storica. Italia Nostra è pronta a dare il proprio contributo.

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