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“La passeggiata ‘vetrina’”

Da un'antica abitudine di famiglia a una riflessione sulla trasformazione di Pescara

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Un giorno accompagnai mio padre dal suo medico. Gli piaceva camminare, ma cominciava ad avvertire difficoltà: si stancava, aveva affanno e a volte giramenti di testa. Il medico, suo coetaneo ed amico, lo visitò accuratamente e sorridendo gli disse:

«Sante, non ci sono problemi particolari, sei e siamo un po’ invecchiati, non abbiamo più le energie di un tempo e per le camminate fai le passeggiate vetrina».

Orbene, le passeggiate vetrina sono un metodo di cammino: cammini e, quando avverti affaticamento, ti fermi in corrispondenza di una vetrina, la osservi e, quando riprendi il fiato, ti riavvii.

Sono passati anni, mio padre non c’è più ed io comincio ad avere quei sintomi di stanchezza. Dal medico, mio amico e figlio del medico di mio padre non ci vado, lo “costringerei” a darmi una quantità di prescrizioni specialistiche e diagnostiche che spesso non porterebbero a nulla, se non a incazzature con il SSR che non posso permettermi.

Ricordandomi di mio padre e del consiglio del suo medico, mi convinco alle “passeggiate vetrina”. Ma, oibò, mi accorgo che le vetrine non ci sono quasi più. Mi muovo per la città e, fra serrande abbassate, locali in trasformazione da commerciali a garage, paninoteche, bar, pizzerie, negozi di telefonia e accessori connessi, le vetrine che rimangono sono poche o quasi nessuna. E quindi manco posso fare la passeggiata vetrina.

La nostra città contava tante attività commerciali legate all’abbigliamento, alla casa, ecc. Si presentavano con vetrine che spesso erano opere d’arte, costantemente aggiornate da figure professionali specializzate, le vetriniste. Era affascinante vederle al lavoro.

La grande distribuzione e l’e-commerce, così come in tutto il nostro Paese, hanno trasformato radicalmente l’organizzazione distributiva. Ma a questo decadimento la politica ha dato il suo congruo contributo: basta vedere, come riportato più volte dalla cronaca cittadina, lo scempio edilizio legato allo sfruttamento dei volumi edificabili e alla progressiva riduzione degli spazi destinati al commercio, con la trasformazione di spazi commerciali in garage.

E, oltre a questo, non si è di fatto intervenuti per salvaguardare il commercio cittadino che, per decenni, è stato un asse portante dell’intera economia regionale.

Le politiche tributarie comunali (IMU, TARI, occupazione del suolo pubblico, ecc.) devono garantire le entrate necessarie al funzionamento della città, ma devono anche essere sostenibili. Quando diventano eccessive o rigide, rischiano di ottenere l’effetto opposto: indebolire le attività fino a portarle alla chiusura, con la conseguente perdita non solo di servizi ma anche di gettito.

In modo analogo, alcune trasformazioni urbane che privilegiano rendite immediate — come la conversione di locali a piano terra in garage — possono sembrare vantaggiose nell’immediato, ma nel tempo contribuiscono a spegnere la vitalità del tessuto commerciale e a ridurre la capacità della città di generare ricchezza diffusa.

A ciò si aggiungono scelte urbanistiche che, in fase di ristrutturazione, tendono a premiare i volumi destinati a garage, non considerandoli nel calcolo della volumetria edificata, con l’effetto di incentivare ulteriormente la trasformazione degli spazi al piano terra e la progressiva perdita di funzioni commerciali.

A questo si aggiunge il tema della mobilità urbana, con la difficoltà crescente di accesso al centro e la carenza di parcheggi adeguati.

Emblematica è stata la decisione di sacrificare una parte consistente del principale parcheggio dell’ex area di risulta per far posto a un grande edificio destinato alla Regione Abruzzo. Un’opera che incide comunque sugli equilibri della città, sia in termini di accessibilità e parcheggi, sia come scelta urbanistica che privilegia la dimensione istituzionale rispetto alla vitalità quotidiana degli spazi urbani. Un intervento che, nel tempo, potrebbe anche fare i conti con l’evoluzione della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale, che ridurranno progressivamente la necessità di grandi contenitori fisici per le funzioni amministrative.

Un altro aspetto riguarda la mancata costruzione di una reale interazione tra istituzioni e sistema delle imprese, in particolare il ruolo che potrebbe avere la Camera di Commercio in collaborazione con le amministrazioni locali. Sarebbe infatti utile promuovere forme di associazionismo tra commercianti di area, capaci di condividere relazioni con fornitori, rafforzare il potere contrattuale e mettere in comune servizi di consulenza fiscale e amministrativa, riducendo i costi e aumentando l’efficienza gestionale.

In questa stessa direzione, si potrebbe immaginare anche un’evoluzione dei sistemi di servizio alla clientela, attraverso piattaforme logistiche condivise per le consegne a domicilio: un cittadino che passeggia in città potrebbe acquistare in negozi diversi — abbigliamento, alimentari, elettronica — e un unico corriere, organizzato in forma collettiva, potrebbe raccogliere e consegnare rapidamente a domicilio gli acquisti.

Per non dimenticare la problematica sicurezza, che vede territori cittadini sempre più difficili da controllare.

foto di artribune.com

 

 

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