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Gli antichi mestieri: l'erborista di Montebello di Bertona

Vito Giovannelli, nel secondo appuntamento della sua rassegna, ci porta a Montebello di Bertona

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Arriva il secondo interessante appuntamento con la rassegna Gli Antichi Mestieri a cura di Vito Giovannelli.

Dopo il cipollaro di Cappelle sul Tavo, oggi ci spostiamo di circa 30km all'interno della Provincia di Pescara per raggiungere Montebello di Bertona, piccolo paesino di circa 1000 anime, dove riscopriamo il mestiere dell'erborista.

Come per il cipollaro, anche per l'erborista le informazioni sono pochissime e quelle che Giovannelli è riuscito a raccimolare le ha avute sempre da Ermanno de Pompeis senior, nonno dell'attuale direttore del Museo delle Genti d'Abruzzo.


Nei tempi andati, contadini e pastori non più in forza per il lavoro si dedicavano alla raccolta delle erbe. Erano tempi duri in cui non si ricevevano pensioni e bisognava svolgere qualche attività per sopravvivere.

Gli erboristi erano presenti su tutto il territorio abruzzese, ma dai ricordi del mio informatore, (il medico Ermanno De Pompeis senior), il paese dove abbondavano i raccoglitori di erbe medicamentose era Montebello di Bertona.

Con il prof. Lucio Marcotullio, di Penne, amministratore della Brioni e della Roman-stile (industria sartoriale con succursale a Montebello) in occasione dello svolgimento della decima sagra degli "Antichi Sapori", organizzammo sugli erboristi di Montebello un convegno nella chiesa di san Rocco.

Tra il pubblico presente, diversi anziani asserirono di aver raccolto erbe, vendute, anche quando il sacco non era pieno, alla ditta Toro, di Tocco da Casauria, che fabbricava il liquore "centerbe". In realtà il centerbe non abbisogna di cento erbe per essere prodotto. Gli erboristi di Montebello rifornivano anche  alcuni farmacisti del territorio vestino.

Non tutte le erbe raccolte venivano vendute. Diverse venivano conservate in famiglia come febbrifughe e vermifughe. Per curare malattie comuni come mal di testa, mal di denti, mal di stomaco e  raffreddori si ricorreva ad erbe particolari, i cui nomi sono sempre rimasti segreti. L'accumulo delle erbe in casa era detto "la farmacia del buon Dio".  Ricordo che un vecchio raccoglitore, a conclusione del convegno mi disse: in casa mia cerano più erbe che panni!.

Frase rimasta impressa nella mia memoria.

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