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Stella Maris: l'araba fenice di Montesilvano?

Un possibile fiore all'occhiello di Montesilvano lasciato in totale abbandono da anni

| di Dante Castellano
| Categoria: Territorio | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Correva l’anno 1984. Steve Jobs, con una folta chioma in testa, presentava il primo modello del computer Macintosh. Lo stesso anno, nella città di Montesilvano lo Stella Maris chiudeva i battenti. Trent’anni dopo, la Apple, con un fatturato di 182,79 miliardi di dollari, è una fra le aziende maggiori al mondo, mentre lo Stella Maris rimane un monumento abbandonato.

Ma come si è arrivati a questa situazione? Per la mancanza di accordi. L’aeroplanino, altro nome della struttura derivante dalla sua particolare forma planimetrica, non vola più. I restauri condotti nel corso degli anni hanno ridonato al complesso uno stato di decoro. Puntualmente i vandali hanno azzerato i lavori fatti. Le immagini di vent’anni fa, come quelle di oggi, testimoniano i limiti di un mancata destinazione d’uso: vetrate rotte, pareti imbrattate, materiali trafugati, spazi interni devastati e occupati dai senzatetto. Occorre agire il prima possibile. Ma perché è così importante recuperare lo Stella Maris? Esistono due motivazioni.

1. Motivazione turistica. A Montesilvano ci sono due grandi fasce ricettive: i grandi alberghi e la pineta. Entrambe sono isolate l’una dall’altra, o meglio, non collegate fra loro. Chi alloggia nella pineta sceglie di spostarsi verso la vicina Pescara. Viceversa, chi alloggia nei grandi alberghi difficilmente supera Viale Europa, e se lo fa è costretto a fermarsi nei pressi di Via Marinelli, dopodiché il nulla per centinaia di metri. Un po’ per colpa di un mancato studio urbanistico che favorisca una relazione fra le due fasce. Un po’ per la negligenza di alcuni operatori balneari che chiudono gli stabilimenti già dal pomeriggio, trasformando la riviera estiva in uno spettro. Lo Stella Maris è nelle vicinanze della pineta e allo stesso tempo non distante dai grandi alberghi. La sua posizione, altamente strategica, creerebbe quella relazione oggi mancante. Gli spazi interni potrebbero essere dedicati anche alle attività turistiche. I cortili all’esterno, dovrebbero essere utilizzati per manifestazioni, concerti e altre rassegne atte a richiamare flussi di persone.  E non come parcheggi. La parte retrostante della struttura, è adatta per ospitare un ostello, assente nella città.

2. Motivazione urbana. Partiamo dal presupposto che alla città di Montesilvano manca un simbolo. Lo Stella Maris potrebbe rappresentare il primo edificio della città. Inoltre, alle sue spalle è situato Palazzo Sporting, in forte degrado, non dialogante col resto del quartiere, che necessita di un riallacciamento al tessuto cittadino. L’uno preclude il recupero dell’altro.
Sono state avanzate diverse proposte: trasformare lo Stella Maris in una sede universitaria, oppure in uno spazio delle associazioni, o ancora in un centro commerciale, nel nuovo Palazzo del Comune e infine in una struttura ricettiva, privata. Soffermiamoci sulle ultime due. Meglio evitare di spostare il Palazzo del Comune da Piazza Diaz, il rischio è quello di far morire il centro cittadino. Allo stesso tempo trasformare lo Stella Maris in una struttura ricettiva, un ennesimo grande Hotel, priverebbe il monumento alla cittadinanza.

E allora, quale potrebbe essere il progetto guida da seguire? Non occorre allontanarsi troppo da Montesilvano. Un edificio che ha avuto una storia simile è nella vicina Pescara: l’Aurum, o Ex Aurum. Anch’esso venne abbandonato e lasciato morire. Nel 2003 cominciarono i lavori per il recupero e oggi, a distanza di pochi anni, è uno degli spazi cittadini più efficienti, in grado di ospitare mostre, rassegne, eventi, spazi tematici, convegni. Un fiore all’occhiello della città. Partiamo da questo esempio, lasciamo stare il passato, evitiamo di puntare il dito.

Troviamo un accordo, non perdiamo tempo. Ogni anno passato è un’opportunità persa. L’aeroplanino deve tornare a volare, per la cittadinanza, per il turista, per le generazioni future.

Dante Castellano

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