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Gli antichi mestieri: i cavatori di ghiaccio di Fagnano e di Secinaro

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Prima dei frigoriferi c'erano, nelle case delle famiglie più abbienti, le ghiacciaie di legno. Servivano per tenere in fresco vino, acqua e alimenti. Il ghiaccio non veniva acquistato solo dai  privati benestanti . Gli acquirenti più esigenti  erano i dirigenti delle caserme e degli ospedali; i titolari dei ristoranti e i gestori delle botteghe delle acque minerali e dei ghiacci, successivamente definite  caffé bar, o semplicemente bar.

Prima che il ghiaccio fosse prodotto elettricamente dalle industrie  di bevande gassate c'erano, in Abruzzo, per soddisfare le esigenze della conservazione dei cibi, i cavatori di ghiaccio. Erano di Fagnano e di Secinaro.  Questi lavoratori sono  scomparsi dopo la diffusione della civiltà industriale, che  produsse e produce ancora una vasta gamma di elettrodomestici.

L' opera dei cavatori  di ghiaccio svolta con pochissime attrezzature si basava su tecniche estrattive non dissimile dal lavoro dei cavatori di tufo. L'estrazione si eseguiva a mano. Certamente, i cavatori di ghiaccio di Fagnano e di Secinaro non disponevano di trivelle. Tecnicamente famose sono quelle  usate dagli esploratori dei giardini di ghiaccio dell'antartide.

Durante le ricerche nessuno studioso ha saputo dirmi se i cavatori di ghiaccio  facessero  uso di dinamite per aprire le vene  delle lingue di ghiaccio. Anche gli anziani non ricordano. Garanzie di interessamento, per la ricerca  dei nomi di alcuni cavatori del Velino-Sirente, mi è stata data da  Giovanni Massaro, attuale ufficiale dell'anagrafe comunale di Fagnano Alto.

Non credo sia corretto inquadrare i cavatori di ghiaccio nel mondo dell'artigianato. Infatti, nessun sindacato ha protetto il loro lavoro, che sostanzialmente era autonomo. Nessun provvedimento legislativo, penso, sia stato mai emesso nei loro confronti. Eppure i cavatori di ghiaccio di Fagnano e di Secinaro hanno fatto parte della vicenda economica, sociale e culturale  della regione abruzzese e della storia operativa della provincia acquilana.

Nessun etnologo, per quanto io sappia, ha mai dato notizia dei cavatori di ghiaccio in Abruzzo.

Nessuna bibliografia, conseguentemente, ne fa cenno. Nella regione, come risulta dalla ricerca diretta, questi operatori facevano parte, come già detto, delle popolazioni  del territorio della comunità montana sirentina. Il parco Velino-Sirente, infatti, è caratterizzato da ricche zone glacio-nevate dotate di molte lingue di ghiaccio, da dove i cavatori attingevano la materia prima, successivamente commercializzata direttamente  nelle città del circondario superequano e, si dice, venduta anche nella città di Bari.

Il ghiaccio non è stato mai cavato dal ghiacciaio del Calderone, sito protetto del Gran Sasso, per essere il ghiacciaio  più grande a sud d' Europa. E che oggi, con l'innalzamento del clima, rischia di diventare territorio glacio-nevato.

Più precisamente,i cavatori di Fagnano e di Secinaro  attingevano il ghiaccio dai costoni di Piano di Pezza, di Monte Cafornia, di  Monte di Service, di Monte Rozza e dalla Valle Maielama, zone solcate da ampi canaloni di origine glaciale. In omaggio a questi operatori nel territorio della catena montuosa del Velino-Sirente un colle è detto colle dei cavatori. I canaloni più trafficati sotto il profilo geografico erano nelle adiacenze della frazione di Opi.

Visitai la frazione di Opi diversi anni or sono. Una vecchietta del posto, seduta davanti alla sua abitazione,  attrasse la mia attenzione. la ritrassi in  uno schizzo veloce, dal quale ricavai, successivamente, una xilografia pubblicata nel supplemento bimestrale della rivista Attraverso l'Abruzzo (Cfr., La grande Illustrazione d'Abruzzo, arte, folclore, costumi, paesaggi, marzo-aprile 1973). Nella Bibliografia di Giuseppe Profeta  la mia popolana di Opi è registrata alla scheda n° 2216 (Cfr., Giuseppe Profeta, Bibliografia della Cultura Tradizionale del Popolo Abruzzese, L'Aquila, Deputazione Ab. di Storia Patria, Colacchi, 2005).

Se nell'Italia centrale il ghiaccio veniva cavato sulle cime della catena montuosa del Velino-Sirente,  nel nord i piemontesi lo cavavano dal ghiacciaio del Calambra, i veneti lo prelevavano dai monti Lessini, i  trentini dall'Ortles e i lombardi  dalle falde ai piedi dell'Adamello.

Nel sud i cavatori calabresi prelevavano il ghiaccio dai canaloni dell'Aspromonte e della Sila Greca. In Sicilia, come ha documentato il giornalista di Zagabria Gustavo Tomsich, in diversi reportage sull' Etna c'erano cavatori nel comune di Randazzo, che prelevavano  il ghiaccio dalla grotta del gelo mentre i  cavatori di Fornazzo lo prelevavano dalla grotta dei ladroni.

Gli abitanti di Sciarra, invece, lo cavavano dal monte Follone. Tutti erano detti nivaroli.  I cavatori di ghiaccio  non costituiscono una unicità operativa della regione abruzzese, Risultano presenti, infatti, su quasi tutto il territorio italiano.

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