Funerale dell’informazione abruzzese

Il Tempo chiude la sede regionale dopo 60 anni e scompare dalle edicole abruzzesi

| di Elena Prizzi
| Categoria: Attualità
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Sono stati simbolicamente celebrati i funerali della testata regionale de Il Tempo,questa mattina in piazza della Rinascita, da  domani non più nelle edicole.
“Ne danno il triste annuncio, dopo la prematura dipartita de ‘Il Tempo’, la madre Democrazia, il padre Pluralismo, la sorella Liberta’, carta stampata, tv locali, giornalisti precari e colleghi tutti, addolorati per la grave perdita.” Con queste parole sono scesi in piazza i precari ed i giornalisti della testata, ma anche tutti i colleghi di altri giornali e tg regionali. Il Messaggero infatti sta per chiudere la redazione de L’Aquila, e rischia di subire un forte ridimensionamento dell’organico. Il Centro dopo la chiusura delle sedi di Lanciano e Chieti, sta affrontando scenari incerti, tanto quanto le redazioni tv, è di ieri infatti la notizia del licenziamento di otto operatori di Rete 8.
Questo è lo scenario attuale abruzzese dell’informazione.
Portavoce de Il Tempo, è stato Stefano Buda, precario della testata, che ha esortato i cittadini ed i politici presenti a riflettere sulla chiusura dei giornali ed alla conseguente perdita del pluralismo di voci a danno della democrazia. Quindici sono i lavoratori dipendenti de Il Tempo che da domani si dovranno reinventare, pur avendo, alcuni di loro, 50 anni d’età. I precari invece vengono mandati a casa senza ammortizzatori e TFR. Gli editori si difendono, secondo Buda, dietro al problema della crisi e alla mancata vendita della pubblicità, quando invece non hanno saputo impostare un piano gestionale alternativo, cavalcando i tempi dell’informazione odierna.
I lavoratori precari infatti, sfruttati nel lavoro, guadagnano dai 50 ai 300 euro al mese, tranne alcuni che riescono ad arrivare a 600 euro, senza ovviamente il diritto alle ferie ed alla malattia. Lavorare gratuitamente, come ancora succede nelle testate, fa male non solo al singolo lavoratore ma anche alla categoria, che così verrà sempre sfruttata all’interno di un meccanismo sbagliato. I giornalisti dipendenti di un giornale, ribadisce Buda, costano all’editore dai 38 a 49 mila euro annui, contro i 6 mila euro annui di un precario.
Animato pertanto da profondo dispiacere e disillusione per la realtà del giornalismo nazionale, Stefano Buda esorta le istituzioni tutte, insieme ai sindacati, affinché attuino delle politiche di settore concrete, utili a dar ossigeno al giornalismo su carta stampata e sul web. Ma soprattutto che intervengano sugli editori regionali, trovando anche i fondi europei per stimolare nuovi progetti editoriali di salvaguardia non solo dell’informazione ma anche del diritto al lavoro.
Netto l’intervento del Presidente regionale dell’ordine dei giornalisti, Stefano Pallotta,che senza mezzi termini ha affermato che questa ennesima chiusura rappresenta la punta dell’iceberg di una realtà in grave difficoltà. Forte la sua critica alle istituzioni regionali, che non intervengono davanti alla contrazione degli spazi giornalistici d’opinione, e che ancora non hanno dato, ad esempio, un nota di indirizzo per gli uffici stampa. Deciso l’affondo contro gli uffici stampa comunali, con esplicito riferimento al sindaco Alessandrini presente, ancora una volta costituiti da personale non vincitore di concorso ma scelto durante la campagna elettorale. Critica chiaramente estesa anche ai contesti provinciali e regionali in cui vige, per il Presidente, ancora un chiaro clientelismo a danno della professionalità dell’ordine.


Rabbia, scontentezza e tanta amarezza quindi le emozioni respirate questa mattina, tra i giornalisti regionali.

Elena Prizzi

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