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Un D'Annunzio inedito e suggestivo: viaggio ai trulli di Alberobello nel 1917

Il viaggio del Vate in Puglia nei primi del '900

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Di carteggi, biglietti, diari, epistolari  Gabriele D'Annunzio (1863-1938) ne ebbe moltissimi  tanto da essere definito un vero e proprio grafomane.  Scriveva sempre e a tutti: alle amanti, ai familiari, agli amici, agli editori, ai compagni di vecchie avventure ma anche alla cuoca e all’autista.

Usava portare con sé nelle tasche, ovunque andasse, veri e propri quadernetti per poter annotare, in ogni momento, qualsiasi  osservazione e pensiero gli passasse per la mente. Dei luoghi amava riferire con minuzia tutti i particolari, ciò non gli impediva tuttavia  la loro trasfigurazione  da spazi   reali a  luoghi mitizzati. Anche nei i Taccuini quei  paesaggi appena accennati, schizzati, disegnati o  colorati, testimoniano  tale mitizzazione.

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