“Non resterà che fumo e cenere”. Così Radici in Comune sulla Riserva naturale regionale Pineta Dannunziana, che “a nostra memoria” mai ha visto “l'ingresso e la presenza al suo interno tanti macchinari, trattori, camion, benne, decespugliatori, motoseghe e cippatrici per la più grande operazione speciale di sempre, con cui si sta letteralmente incenerendo il patrimonio boschivo di quest'area protetta. Il primo grande colpo viene sferrato il 31 maggio 2021, con l'apertura del varco, di 600 metri di lunghezza per circa 10 di larghezza, per il passaggio della strada Pendolo, con di fianco via Pantini libera e disponibile. Qualche mese dopo è arrivato il fuoco. Dopo tre anni l'esbosco, con cingolati e benne, e adesso cippatrici e camion a portarsi via, per fare cosa non si sa ma si può immaginare, un patrimonio di legname in cui è stoccato almeno un secolo di sequestro di CO2 fatto dagli alberi attraverso la fotosintesi”.
L'associazione scrive che "dopo una nostra lunga serie di sollecitazioni e auspici circa l'uso sostenibile del legname di risulta delle operazioni di bonifica dell'area percorsa dall'incendio, ovvero di diffida dal mettere all'asta un bene comune quali sono i tronchi e le ramaglie di quella parte di Riserva andata a fuoco per farne invece un uso sostenibile, combustione esclusa, apprendiamo da alcuni documenti del Palazzo quanto segue: l'Amministrazione comunale, che è solo Ente gestore della Riserva, considera questa di sua esclusiva proprietà e conseguentemente il legname risultante dall'esbosco, che mette all'asta per l'alienazione al miglior offerente; non prima però, in quanto trattasi proprio di area protetta regionale e quindi non proprio nella sua completa disponibilità, di informare in modo cautelativo di detta volontà d "vendita" il Dipartimento Regionale Agricoltura Servizio Foreste e Parchi, a cui nel maggio del 2024 chiede un parere circa la possibile destinazione del legname; al contempo, però, l'Amministrazione mette in allerta la Regione dicendo che si tratta di materiale di risulta di un intervento forestale (richiamando una conferenza di servizi del giugno 2023), i cui usi non sono contemplati dal PAN e pertanto (adottando una procedura transitava a dir poco singolare) non risultano vigenti i CAM (criteri ambientali minimi) previsti ai sensi del Codice degli Appalti per la gestione del verde pubblico; a quanto risulta, il Dipartimento Regionale, nella nota risposta del mese di maggio, chiarisce, sorprendentemente, che la materia non rientra fra le competenze dell'ufficio, e afferma che "il parere richiesto può essere rilasciato da esperti nella valutazione degli assortimenti legnosi", come se si stesse parlando di un bosco governato con finalità produttive".
Non solo: “Da una precedente ricognizione circa il valore di mercato da attribuire al materiale legnoso, condotta dall'Amministrazione tra operatori forestali e/o utilizzatori di materiale legnoso (qual è per questi il valore della sostenibilità?), tra cui anche aziende che gestiscono impianti per la produzione di energia da biomasse, il prezzo a base d'asta viene fissato in 2 € per le ramaglie (poco oltre 1.000 q.li) e di 3 € per i tronchi (quasi 7.000 q.li) (stime Alberitalia), per un totale a base d'asta di circa 22.000 €”.
Non pervenendo alcuna offerta, e trascorsi i termini, “l'amministrazione ha proceduto a trattativa diretta attraverso la propria piattaforma di negoziazione, trovando riscontro da parte di una sola ditta, che ha offerto per l'acquisto dell'intero lotto ben 5.000 € (invece che 22.000!)”, precisa Radici in Comune, secondo la quale, “stante una lunga serie di urgenze, necessità e opportunità di rimuovere quanto prima la preziosa CO2 stoccata nel legname”, il Comune “ha deciso di svendere la biomassa legnosa della Riserva Naturale Regionale Pineta Dannunziana, bene comune, ad un privato, mandando in fumo e in cenere, oltre alla preziosa riserva di CO2, anche il concetto di sostenibilità”.