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Abbattimento alberi, Pescara Mi Piace inoltra un secondo esposto a Procura, Prefetto e Questura

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“Un atto di arroganza e superbia inaccettabile, un guanto di sfida sbattuto in faccia ai cittadini che democraticamente e pacificamente manifestano contro lo scellerato abbattimento di 121 alberi sani della città di Pescara. È quello del sindaco di Pescara Marco Alessandrini e della sua giunta comunale inadeguata, a partire dall’assessore delegato al verde Laura Di Pietro che deve dimettersi dopo il clamoroso errore emerso negli ultimi giorni, ovvero l’abbattimento di piante sane per clamorose inesattezze contenute nella relazione dell’agronomo incaricato dal Comune. E l’arroganza è venuta fuori oggi in maniera roboante quando la politica ha ordinato di sgomberare i manifestanti e di andare avanti con gli abbattimenti in via Scarfoglio nonostante non ci fosse neanche l’ordinanza per chiudere al traffico le strade, perché quell’ordinanza non è mai stata firmata dal sindaco Alessandrini, allergico, come sappiamo, agli atti amministrativi. Per questa ragione stamane ho inoltrato un secondo esposto in merito alla Procura della Repubblica, indirizzato anche a Prefetto e Questura, per denunciare una violazione palese della legge che tutti devono rispettare, sindaco compreso”.

Lo ha detto Armando Foschi, dell’Associazione ‘Pescara – Mi piace’ che sta partecipando al presidio contro la distruzione del patrimonio arboreo cittadino.

“In questi ultimi giorni – ha detto Foschi – sono saltate tutte le regole del confronto democratico: il sindaco Alessandrini che assume impegni precisi con 100 cittadini in Consiglio comunale e poi li cancella come se nulla fosse; il sindaco Alessandrini e l’assessore Di Pietro che rifiutano il confronto, schernendo i cittadini in protesta che, a loro giudizio, non ‘avrebbero le qualifiche professionali necessarie per quel confronto’, dimenticando che il sindaco Alessandrini è un avvocato e l’assessore Di Pietro una giornalista, entrambi privi di qualsivoglia preparazione tecnica sull’abbattimento degli alberi. E poi oggi la vergogna più grande, ovvero il ritorno della ditta per riprendere gli abbattimenti in via Scarfoglio, dove invece la situazione era stata congelata proprio dal sindaco Alessandrini in attesa di eseguire le prove tecniche di trazione sugli alberi destinati alla demolizione. Oggi gli operai sono invece tornati sul posto, pronti a tagliare tronchi sani, chiudendo al traffico intere strade senza neanche aver affisso la relativa ordinanza almeno 48 ore prima, come previsto dalla legge. Un’ordinanza che secondo la debole e pasticciata difesa degli uffici tecnici non servirebbe, ritenendo sufficiente l’ordinanza di somma urgenza peraltro firmata dal sindaco Albore Mascia nel 2011. Ma così non è: la somma urgenza è utilizzabile solo per lavori di emergenza, come l’apertura di una buca o la rottura di una condotta, non per lavori programmati e programmabili, come il taglio degli alberi. Non solo: impossibile rintracciare qualunque notizia utile sul cantiere visto che non è mai stato posizionato il cartello, anch’esso obbligatorio per legge, inerente il nome della ditta che si è aggiudicata l’appalto, e che peraltro sta utilizzando macchine prese a noleggio, cestello compreso, l’importo e la durata dei lavori, il Direttore del cantiere, il Rup e il responsabile della sicurezza. E tutto questo non è legale, anche se a commettere la violazione fosse il sindaco della città in persona.

Ovviamente – ha detto Foschi – continueremo a presidiare l’area, e a denunciare quelli che sono veri e propri abusi sulla pelle dei cittadini. Oggi il sindaco Alessandrini e l’assessore Di Pietro si sono assunti una responsabilità grave ed enorme sulla quale andremo fino in fondo, peraltro senza neanche avere il coraggio di venire in via Scarfoglio ad affrontare i cittadini che non si sentono più rappresentati da una giunta di cui chiediamo a gran voce le dimissioni. Nel frattempo ho già inoltrato un esposto urgente, il secondo in merito, a Procura della Repubblica, Prefettura e Questura per chiedere la verifica urgente circa l’assenza di documentazione amministrativa utile a consentire l’apertura del cantiere, a partire dall’ordinanza sindacale per la chiusura al traffico e alla sosta delle strade interessate dai lavori”.

 

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