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Smaltimento degli alberi abbattuti, Pescara Mi Piace: "Chi paga i costi?"

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“Il Comune appalta all’esterno l’abbattimento di 121 alberi, e Attiva si carica e smaltisce la legna delle piante demolite. È l’ennesima anomalia dell’assurda vicenda che stiamo registrando a Pescara dove una giunta Alessandrini sorda a qualunque istanza, pur dinanzi a errori macroscopici denunciati dalla cittadinanza, sta distruggendo il patrimonio arboreo del territorio. E l’anomalia è questa: nel capitolato d’appalto è previsto in maniera esplicita che sia la ditta incaricata a occuparsi dello smaltimento dei tronchi e del verde, accollandosi, ovviamente, le relative spese. Ma in via Scarfoglio tutto il materiale di risulta degli abbattimenti, ovvero rami, tronchi e arbusti, è finito sui camion della società municipalizzata Attiva, presente sul posto, come puntualmente fotografato. A questo punto chiediamo: chi pagherà i costi dello smaltimento del materiale? Dove sono i pezzi di carta che giustificano tale cambio di programma? E dove finirà tutta la legna tagliata? Domande che rivolgeremo anche ad altre Istituzioni per avere risposte”.

A dirlo sono stati l’avvocato Berardino Fiorilli e Armando Foschi, esponenti dell’Associazione ‘Pescara – Mi piace’, mobilitata contro lo scellerato abbattimento del patrimonio arboreo della città.

“In questi ultimi giorni – hanno detto l’avvocato Fiorilli e Foschi – sono saltate tutte le regole del confronto democratico: il sindaco Alessandrini che assume impegni precisi con 100 cittadini in Consiglio comunale e poi li cancella come se nulla fosse; il sindaco Alessandrini e l’assessore Di Pietro che rifiutano il confronto, schernendo i cittadini in protesta che, a loro giudizio, non ‘avrebbero le qualifiche professionali necessarie per quel confronto’, dimenticando che il sindaco Alessandrini è un avvocato e l’assessore Di Pietro una giornalista, entrambi privi di qualsivoglia preparazione tecnica sull’abbattimento degli alberi. Il taglio indiscriminato degli alberi anche dopo che alcune Associazioni hanno dimostrato errori macroscopici che stanno determinando l’abbattimento di piante sane anziché quelle presumibilmente a rischio; le operazioni di cantiere portate avanti senza il supporto di qualsivoglia documento, a partire dall’ordinanza di chiusura delle strade interessate, che in via Scarfoglio è arrivata solo venerdì sera, quando le motoseghe avevano già tagliato diversi alberi; l’assenza dai cantieri dei cartelli obbligatori anch’essi per legge riportanti il nome della ditta che si è aggiudicata l’appalto, l’importo e la durata dei lavori, il Direttore del cantiere, il Rup e il responsabile della sicurezza.

Ma le anomalie purtroppo non sono finite: reperiti con molta fatica i documenti inerenti l’appalto, ne abbiamo lette le condizioni che attribuiscono chiaramente alla ditta aggiudicatrice l’onere di smaltire gli alberi tagliati, ovvero i tronchi, i rami e gli arbusti. Una previsione subito smentita in via Scarfoglio: mentre la ditta stava infatti tagliando le prime piante, è arrivato sul posto un camion della Attiva che con i propri operai ha prontamente raccolto il materiale tagliato, caricato sul mezzo pesante. E se la Attiva ha caricato la legna, tutto lascia desumere che i costi dello smaltimento saranno a carico della stessa azienda municipalizzata, ovvero del Comune di Pescara e dei cittadini che dopo il danno subiscono anche la beffa, ovvero i pescaresi che sono contrari all’abbattimento dei 121 alberi della città dovranno anche pagarne lo smaltimento, oltre che l’abbattimento stesso. Ma a questo punto i conti non tornano – hanno detto l’avvocato Fiorilli e Foschi -: se nell’appalto era espressamente previsto che l’importo totale di gara prevedesse anche le spese di smaltimento dei tronchi, perché ora la palla è passata alla Attiva? Chi ha disposto il cambio di programma? E dove sono le carte che esonerano eventualmente la ditta da tale compito, comunque compreso nel capitolato d’appalto? Ovviamente andremo in fondo anche a questa vicenda, che purtroppo presenta più di un’incongruenza, dalla relazione sbagliata alle ordinanze tardive sino alle determine poco chiare”.

 

 

 

 

 

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