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Luoghi identitari e storie di Borgo Marino Sud di Pescara

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Domenica 2 ottobre la Delegazione della Cucina Italiana Pescara Aternum, ha voluto ricordare le tradizioni dei marinai di Borgo Marino Sud, narrate dal Prof. Giacomo Fanese, con la degustazione di piatti tipici della cucina delle loro famiglie.

La conviviale della Delegazione ha avuto come titolazione “il Pranzo in famiglia a Borgo Sud” e si è tenuta presso il ristorante Gerardo Bonetti – Il Grecale” in via Thaon de Revel in Pescara. 

Il Delegato dott. Giuseppe Di Giovacchino ha parlato dell’importanza di conoscere e tramandare la tradizione della cucina che è lo spirito e l’obiettivo della Associazione della Cucina Italiana.

Relatore dell’incontro il Prof. Giacomo Fanesi, promotore di un importante documentario su Borgo Marino nel Cuore che racconta frammenti di vita attraverso foto, filmati, testimonianze e racconti attuali, ha illustrato le tradizioni culinarie-della Marineria Sud dove, ancora oggi, si trovano le antiche costruzioni delle famiglie dei marinai e tra le strade si respira l’atmosfera intensa di un Borgo che ha avuto tante difficoltà e anche tante storie umane. Qui le famiglie ancor oggi consumano ogni specie di pesce anche quello ritenuto poco pregiato, ma con delle ottime qualità organolettiche e nutritive. 

Il dott. Vincenzo Olivieri, Accademico della Cucina Italiana Delegazione Pescara Aternum, veterinario, grande appassionato di cultura gastronomica e tradizionale ha parlato dell’importanza nella dieta del consumo del pesce oggi fortemente danneggiato dai metalli pesanti e dalle plastiche.

Olivieri ha parlato di come il mare Adriatico sia cambiato, riguardo alla pescosità, per le nuove specie di pesci che si sono insinuati, dallo stretto di Gibilterra e dal canale di Suez, attratti da un mare caldo. Largo spazio è stato dato alla coltura e pesca del tonno che si nutre proprio dei pesci autoctoni.

Il mare Adriatico era ricco di pesci di molte specie tra cui anche i delfini, ma attualmente circa il 70% ha una più svariata provenienza e la commercializzazione è nel tempo cambiata fino ad arrivare alla vendita online con il commercio via Internet.

Parlando ancora della vita del Borgo il Prof. Fanesi ha ricordato che nel 1870 il primo pescatore si iscrisse all’anagrafe di Castellamare prima che diventasse l’attuale città di Pescara nel 1927.

Molti furono i pescatori che venivano dal Nord Italia popolando la zona portando e tramandando cognomi che ancora oggi esistono come: Grozzo, Verzulli, Gasparroni, Camplone, Scordella Palestini.

Questi pescatori vennero per riparare le loro Paranze, ma finirono per insediarsi vista la pescosità del mare e l’ambiente favorevole.

I pescatori vivevano nelle baracche e avevano le Paranze mentre l’armatore aveva il Parchino una piccola barca per andare in soccorso ai pescatori e a ritirare il pescato. Sulle barche vigeva un rigido protocollo con i marinai comandati dal Parò (detto così perché le barche pescavano in coppia), che era il capo assoluto, il Murè, mozzo di bordo, il giovanotto, primo gradino verso la qualifica, e il marinaio appena sotto il Parò.

A bordo si portavano poche cose: olio, poca conserva di pomodoro, qualche spicchio di aglio, l’aceto e una fetta di pane.

Si cucinava il brodetto in un unico tegame dove tutti mangiavano intingendo infine la propria fetta di pane. Il parò era il solo che poteva dare l’avvio al pranzo.

Ad ogni pescatore spettava la scafetta, una cassetta con i pesci pescati, che veniva utilizzata per il pranzo della famiglia e in parte venduta al mercato per il sostentamento. Nel periodo invernale, quando il pesce scarseggiava, bastava quello necessario a fare un brodetto, con tanta pasta da condire con il suo sugo, e la famiglia si poteva sfamare.

La realtà marinara era matriarcale e le donne avevano un ruolo importante e decisivo in quanto rimanevano le sole a gestire la famiglia crescendo i numerosi figli e organizzando anche il lavoro dei mariti.

Il pranzo conviviale dell’Accademia ha voluto essere un omaggio alla storia e alla tradizione e si sono potute gustare le paparazze (da cui Flaiano trasse il nome per chiamare i fotografi),

per i primi linguine al ragù bianco battuto di alici e mezze maniche con il sugo delle seppie ripiene servite, per secondo, insieme ad una frittura di paranza, per finire il tradizionale classico dolce di fine pranzo detto la pizza doce.

A preparare il pranzo, coadiuvata dalla brigata di cucina, la cuoca Fiorella Marrone.

 Borgo Marino Sud è stato ribattezzato Borgo Sud dalla scrittrice Donatella Di Pietrantonio facendolo conoscere attraverso i suoi scritti a tante persone oltre Pescara.

Nel romanzo Borgo Sud si legge:

“La città mi sorprendeva, si rilevava più grande, diversa dalla mia mappa immaginaria limitata al centro e a poche zone di periferie. Qualche muro era dipinto con motivi ingenui, mi sono attardata un momento a guardare uno, con un marinaio muscoloso, che tirava in secca la barca, sullo sfondo vele al vento. Non passava nessuno per strada, né a piedi né in auto, le persiane erano chiuse, i furgoncini del pesce accostati ai marciapiedi.  Sembrava un luogo separato, dove il tempo scorreva più lento e valevano altre regole. Un confine invisibile lo isolava da Pescara tutta intorno”

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