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Alla Libreria San Paolo un incontro per parlare del Giorno della memoria

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Oggi pomeriggio, presso la Libreria San Paolo si è commemorato ii Giorno della Memoria per ricordare quello che accadde 81 anni fa in Europa e nei Lager tedeschi. All’organizzane della commemorazione hanno partecipato l’associazione Amici di Corso Vittorio il cui presidente è Antonio Di Gisafat, anche direttore della libreria San Paolo di Pescara, l’Istituto Alberghiero di Pescara e la casa editrice Masciulli. 'Ci fermiamo per ricordare0, questo il titolo dell’incontro con il quale si è voluto ribadire che solo ricordando si può far rivivere la memoria di quanto accaduto nei lager nazisti dove migliaia di persone sono morte o malamente sopravvissute per soddisfare un pensiero distorto che ha portato distruzione e lutti in tutta Europa.

Il pomeriggio del ricordo ha visto la partecipazione di Nicola Russo, musicista e direttore di coro polifonico, di suora Imelde e suora Monica, da Manoppello che fanno servizio al monastero del Santo Volto al Santuario del Volto Santo di Manoppello, di don Achille responsabile ufficio diocesano, Alessandra di Pietro dirigete dell’Istituto Alberghiero di Pescara e il giovane scrittore Filippo Guidi. Presenti anche ragazzi e ragazze dell’accoglienza dell’Istituto Alberghiero accompagnati dalla loro insegnante.

Antonio Di Giosafat ha presentato gli ospiti e l’evento del pomeriggio e le persone venute per partecipare all’incontro. A parlare della memoria e del ricordo Don Achille che ha detto: “Penso che sia molto molto importante, specie in questo periodo, valorizzare la giornata della memoria della Shoah perché, dal 7 ottobre 2023, da quando è iniziata la guerra tra israeliani e palestinesi, la reazione assurda del governo Netanyahu ha gettato discredito, odio, ha fatto riaffiorare sentimenti di antisemitismo che sembravano subiti e invece si sono evidenziati. Ovviamente è una sciocchezza dare la colpa agli ebrei che sono in diaspora, li abbiamo pure in Italia, dare la colpa delle decisioni di un governo, del governo israeliano di Netanyahu che fra l'altro è avversato da chissà quanti israeliani ma condiviso da molti purtroppo. Però dare la colpa all'ebraismo e vedere soltanto nell'ebraismo il comportamento inqualificabile, disumano, di Netanyahu è una grande sciocchezza, noi dovremmo invece ripensare a quello che ha subito questo grande popolo, questa grande cultura, questa esperienza religiosa che è l'ebraismo, l'ebraismo non coincide di sicuro col governo Netanyahu e la giornata della memoria serve sempre per riflettere, serve sempre per cercare di capire, ma è un tentativo, come si fa a capire un massacro di 6 milioni di persone nel XXI secolo, come si può accettare minimamente. Se pensassimo pure che il massacro preventivato dai nazisti nel 1942 era di 11 milioni di cui l'Italia doveva fornire 50 mila ebrei da massacrare. Non ci sono termini per descrivere la brutalità del nazismo, lo sterminio era programmato anche per un milione e mezzo di minorenni. Tutto ciò non ha alcun senso mai anche in una logica di cattiveria, poi per noi cristiani gli ebrei sono ancora più fratelli, fratelli non soltanto nell'umanità come può essere per chiunque. Io rispetto e solidarizzo con gli ebrei perché siamo accomunati sulla terra tutti dall'umanità, ma per noi cristiani siamo accomunati con gli ebrei anche per una questione religiosa, Gesù è ebreo, la Madonna è ebrea, il primo papa Pietro era ebreo e tutti gli apostoli erano ebrei, noi non possiamo prescindere dalle scritture ebraiche, quelle che chiamiamo Antico Testamento sarebbe più preciso dire scritture ebraiche. La fede di Gesù ci unisce, le scritture ebraiche ci uniscono, la fede in Gesù ci divide dagli ebrei, ma questo non significa che nella promozione della pace noi dobbiamo essere tutti uniti e solidarizzare con i palestinesi non significa non essere sensibili”.

“Dopo le bellissime parole di Patri Achille -ha detto Alessandra Di Pietro- ho per poco da aggiungere, quello che posso dire è che noi come scuola ci sentiamo di avere una grande responsabilità, noi dobbiamo evitare il più possibile nelle giovani generazioni il rischio dell'amnesia, cioè il rischio dell'assuefazione a questi racconti orribili, quindi assuefazione all'orrore perché questo veramente può significare arrivare all'indifferenza e allora noi come formatori ci dobbiamo soprattutto muovere nella direzione di far conoscere la storia, cioè di promuovere la memoria storica, cercare di capire quali sono le ragioni economiche, sociali, politiche che hanno portato al genocidio e quindi cercare di capire in che contesto è nato il genocidio e cercare di capire come mai con tale facilità è stato accolto e allora questo diventa la missione della scuola mantenere viva la memoria storica, perché oggi tanti testimoni di quei momenti terribili stanno venendo meno, quindi viene meno la memoria individuale, la testimonianza delle persone e la testimonianza è qualcosa di forte, di emotivo, che ci prende tutti, soprattutto i ragazzi. Stamattina, Filippo Guidi, ha parlato con i nostri ragazzi del biennio e ha letto delle pagine del suo libro e questi ragazzi erano emozionati mentre sentivano storie drammatiche del genocidio, storie drammatiche di violenza, ma l'emozione non basta, l'emozione può essere il primo momento, ma poi noi dobbiamo mettere i ragazzi di fronte alla storia. Chiedersi che cosa è successo, perché è successo, cercare di comprendere le ragioni e cercare di comprendere come mai di fronte all'orrore, di fronte alla consapevolezza che pure tanti avevano, tanti hanno taciuto, come mai e perché, questo è quello che io credo sia il nostro compito. Noi parliamo molto spesso della memoria del male, questa è la memoria del male, ma noi dobbiamo ricordare a noi stessi, ai giovani, ai nostri ragazzi, che c'è anche il bene, che c'è una memoria del bene, che durante gli orrori del genocidio ci sono stati i giusti, le nazioni giuste e i giusti dell'umanità che hanno lavorato, che hanno aiutato, ricordiamo certi film come Schindler List, dove veramente ci sono le figure dei giusti e allora c'è questa luce, anche nel racconto dell'orrore c'è comunque una luce.

Filippo Guidi, giovane scrittore, ha presentato il suo libro dal titolo 28320 Il ragazzo che urlava nel silenzio. “La storia - ha detto Guidi - è nata durante la visita al campo di concentramento di Dachau, in quinta superiore. Come spesso dico, io credo che sia stato Saul a cercarmi, e quest'anno ho voluto scrivergli una lettera: Caro Saul, sono passati 81 anni da quando è finita la seconda guerra mondiale, eppure nel mondo c'è ancora qualcuno che vorrebbe urlare in silenzio. Sono passati 5 anni da quando la tua storia ha iniziato a camminare con le proprie gambe. Che poi, a dirla tutta, non è solo la tua storia, ma quella di milioni di ebrei. Spesso dico che sei stato tu a cercarmi, e credo che sia proprio così.

Durante la visita al campo di concentramento di Dachau, girando per quei terribili luoghi, vedendo per la fabbrica della morte, mi è venuta in mente la tua storia, e sei arrivato tu. Quando scrivo, la maggior parte delle volte parlo al libro, ma questa volta voglio parlare a te, e alle persone che ci stanno ascoltando. Sono passati quasi 90 anni da quando la tua vita è cambiata per sempre, da quando tu e la tua famiglia siete stati deportati. Ho provato a chiudere gli occhi, e provato ad immaginare un giovane ragazzo di 15 anni che, quasi all'improvviso, vede privarsi di tutti i divertimenti avuti fino a quel momento. Come se d'un tratto arrivasse qualcuno e decidesse che non siamo più liberi di vivere come abbiamo fatto fino ad ora. La Dachau che conoscevi, quella tranquilla cittadina tedesca, si stava trasformando, giorno dopo giorno, in una fabbrica della morte.

Una delle prime, una delle più longeve. Tutto perché avevate una colpa, secondo alcuni, essere diversi, essere oppositori del governo, essere ebrei. Sarai costretto a vedere fin dove può spingersi la foglia di un uomo, però la speranza sarà sempre la tua compagna in questo terribile viaggio, tanto da farti vivere anche l'amore all'interno del campo. Ma tu per sé lo sei già le sai, siete stati trasformati in dei numeri tutti uguali, vi è stato regato tutto per provare ad annullarvi totalmente”. 

Lo scrittore ha poi letto due paragrafi del romanzo dimostrando la crudeltà di quel luogo dove ogni individuo smetteva di essere una persona a cui veniva tolta ogni dignità e che veniva lasciato vivere per lavorare. Dopo questi interventi Nicola Russo, alla pianola, accompagnato da suor Imelda con il clarinetto, hanno suonato la colonna sonora del film Shinder List per sottolineare, con delle belle note, quanto cattiveria c’era, ma anche quanto coraggio e amore c’è stato per il prossimo che ha portato alla salvezza di tante vite.

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