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Tumulto all’interno della Brioni Roman Style

Ieri l’incontro a Penne per discutere dell’annuncio dei prossimi licenziamenti

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Riflettori puntati sulla Brioni Roman Style, i cui dipendenti si sono ritrovati nel pomeriggio di martedì 1 marzo presso lo stadio comunale di Penne per discutere delle recenti notizie che hanno portato scompiglio all’interno della rinomata fabbrica manifatturiera. Oltre ai numerosi operai direttamente colpiti, erano presenti sul posto le rappresentanze sindacali di CGIL, CISL e UIL e alcuni cittadini preoccupati per la condizione precaria dell’azienda. Assenti ingiustificati erano invece i dirigenti e i responsabili della fabbrica e della holding che la controlla, il Comune di Penne e la Regione Abruzzo.

Dopo l’ultimo incontro tra vertici sindacali e amministrazione comunale avvenuto il 19 novembre 2015, la speranza di un miglioramento della situazione era elevata e, nonostante gli incontri e i tavoli di lavoro con la Regione e il Gruppo Kering di cui si parlò, non è trapelata alcuna notizia sino all’annuncio di qualche giorno fa di ulteriori licenziamenti. Questa volta il numero è talmente elevato da far paura: 400 sono le figure in esubero all’interno della fabbrica, di cui fanno parte i 60 che hanno lasciato volontariamente con l’incentivo all’esodo da novembre sino ad oggi. La motivazione alla base di una decisione così drastica è il calo della domanda degli abiti prodotti, a tal punto da provocare un eccesso di produzione e lunghi periodi di riposo imposto a causa della mancanza di lavoro da svolgere.

Ancora una volta spicca l’unità e l’integrità degli esponenti dei sindacati che, forti dell’idea comune di risanamento, hanno intrattenuto la folla per più di due ore, motivandola a reagire e a stringere i denti. A prendere la parola per primo è stato Leonardo D’Addazio della Femca CISL, che ha spiegato la gravità della situazione: il problema perdura dal 2009 e da allora sono stati utilizzati tutti gli ammortizzatori sociali previsti per cercare di attenuare la crisi che si stava affacciando. L’assenza di lavoro è di responsabilità dei manager, che prendono ingenti somme di denaro, e dovrebbero pensare anche al benessere dei loro dipendenti, nonché dell’azienda che rischia di terminare la sua produzione; se il mercato cambia le proprie esigenze si potrebbe modificare il prodotto finito affinché si sposi al meglio con la domanda e si continui a far lavorare chi ha investito il proprio futuro in Brioni. La presenza di fondi a disposizione è risaputa e i suddetti si potrebbero investire in nuova formazione, tralasciando spese futili come macchine aziendali. A seguire, Domenico Ronca della Filctem CGIL  sottolinea quanto sia importante l’unità dei lavoratori per la risoluzione del problema: ciò su cui devono focalizzarsi da questo momento è il bene comune e non dovrebbero concentrarsi mai sul “chi perderà il posto di lavoro” altrimenti la partita è persa in partenza. Loro ce la metteranno tutta per evitare qualsiasi ulteriore licenziamento in quanto la suddetta azienda ha un senso solo se mantiene il numero di operai che da sempre la caratterizza. In conclusione Luca Piersante della UIL batte su quell’individualità che dovrebbe dare la spinta motivazionale alla lotta: la grave conseguenza del problema è il domani che questi 400 (o forse più) dovranno affrontare, nonché la dignità umana e lavorativa di cui lentamente li stanno privando.

Il piano di risollevamento prevede anzitutto 16 ore di sciopero, tra cui rientrano 8 ore destinate a presenziare l’incontro che si terrà mercoledì 9 marzo tra il Sindaco di Penne Rocco D’Alfonso e l’Assessorato alle attività produttive della Regione Abruzzo. La vertenza, momentaneamente locale, rischia di divenire ben presto nazionale in quanto non tocca soltanto i 1200 dipendenti tra cui verranno “estratte” 340 persone che perderanno la propria stabilità, ma anche tutto il sistema economico della regione, a partire dai paesini di provenienza dei salariati, tra cui Penne, Loreto, Collecorvino, Cappelle, Farindola e altre aree della zona vestina, divenuta famosa in tutto il mondo per aver fatto la storia della sartoria di alta moda.

Fino ad oggi non si era mai pensato ad un esubero così eccessivo, tanto da far rischiare a centinaia di famiglie di rimanere all’improvviso senza alcun sostentamento economico. Tanta è la rabbia, la disperazione e la voglia di reagire che si percepisce tra la folla; grida e interventi interrompono spesso i dibattiti e, seppur poche sono le voci che si esprimono, molta è la voglia di narrare la propria esperienza e la propria professionalità segnata da anni a svolgere il mestiere di sarto di qualità. Tra i presenti spicca la presenza dell’Associazione Donne Vestine, che alcuni anni fa si propose di aiutare le famiglie coinvolte: nel 2009 l’Università G. D’Annunzio condusse una ricerca sul potenziale collegamento tra i problemi familiari e lo stress sul posto di lavoro all’interno della Brioni, il cui esito fu positivo in diversi ambiti, tra cui salute e benessere dei componenti. In relazione a ciò venne stilato un progetto che prevedeva un team di mutuo aiuto composto da professionisti che avrebbero offerto il proprio supporto psicologico, legale e legato ai bisogni rilevati. Oggi tale sostegno verrà riproposto, e accanto ad esso si aggiunge quello che ogni singolo cittadino della provincia offre spontaneamente con la speranza di una rapida risoluzione del problema. Il rischio della chiusura della struttura spaventa chiunque venga a conoscenza del fatto ed ognuno di essi è disposto a mettere in campo le proprie forze per evitare uno dei peggiori disastri economici della nostra terra.

 

Leggi l'articolo del 19 novembre 2015: Sindacati e amministrazione comunale uniti per il bene della Brioni​

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