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Il Comune di Pescara celebra la Festa della Repubblica

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La Festa della Repubblica nel comune di Pescara, quest'anno si è svolta in due parti.

La prima parte ha preso vita alle 10 presso piazza Garibaldi dove le autorità, i labari, i gonfaloni e tutti i partecipanti si sono radunati per la deposizione della corona al Monumento ai Caduti da parte del Prefetto S.E. Francesco Provolo insieme al sindaco Marco Alessandrini, al presidente della Regione Luciano D'Alfonso, al presidente della Provincia Antonio Di Marco.

In piazza il silenzio è stato scandito dalla Fanfara dei Bersaglieri. Il corpo dei fanti piumati ha svolto un ruolo attivo nella cerimonia anche come viatico al 65esimo raduno che si svolgerà a Pescara a maggio 2017.

 

Le autorità si sono ritrovate alle 11 presso Largo Mediterraneo, dove i bersaglieri hanno aperto la seconda fase della cerimonia, per l'alzabandiera, i discorsi ufficiali e la consegna delle medaglie d'onore del Presidente della Repubblica ai cittadini, militari e civili, deportati e internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l'economi di guerra, dal Prefetto e dai sindaci di Pescara Marco Alessandrini e di Popoli Concezio Gallo.

 

Ai saluti e discorsi ufficiali del Prefetto, del Presidente della Regione Luciano D'Alfonso e del sindaco Marco Alessandrini, si sono aggiunti quelli di due alunne del liceo classico d'Annunzio e dell'Istituto Tecnico Acerbo. I 70 anni di Repubblica e il voto femminile sono stati al centro dei discorsi ufficiali che si sono succeduti, in quello del sindaco Marco Alessandrini anche l'invito ad onorare la memoria di Sara Di Pietrantonio, la ragazza uccisa ferocemente dall'ex fidanzato.

 

Subito dopo i riconoscimenti, che sono stati tre, tutti alla memoria e sono stati consegnati: ai familiari del giornalista RaiFranco Piccinelli, ferito da un'azione terroristica nel 1979 quando era a capo della redazione Rai Piemonte, "per le idee e l'impegno morale" ritirato anche dal figlio, il comandante dei Carabinieri Paolo Piccinelli; ai familiari di Carlo Cavorso, deportato in due campi di concentramento dal 1943, in Polonia e Germania e liberato nel marzo del 1945; ai familiari di Antonio Orlando, anch'egli deportato per due anni in un campo di concentramento e lavoro nella Prussia Orientale dal '43 al '45.

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