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Seconda Commisione VIA sul PRP di PE

... segue dal precedente- 2/2

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...segue dal precedente articolo (per errore non è stato pubblicato completamente)

 

Figura 1: il PRP-“ridotto” di Pescara, come probabilmente si vuole realizzare.

 

 

Figura 2: uno dei NO dei comandanti dei pescherecci al PRP: il PRP, con al centro il fiume deviato, a sinistra di esso la darsena pescherecci, a destra il bacino commerciale.

 


A questa soluzione credo che la Regione sia arrivata soprattutto perché i 50 comandanti dei 50 pescherecci del porto hanno depositato nel 2012 le loro firme in Capitaneria contro il progetto di darsena ad essi riservata (quella a nord del fiume deviato del PRP). 

Osservazioni che erano state anche fatte in fase di VAS.

E, si è arrivati a questa soluzione di PRP ridotto, dopo che la VAS regionale dell’aprile 2014  aveva licenziato il PRP in modo un po’ anomalo (disse va bene , ma ci vogliono altri studi approfonditi dell’assetto idraulico).

Lo stesso Consiglio Superiore dei LL. PP. aveva nel corso dell’anno 2016 licenziato anch’esso il PRP con una procedura anomala: quella del silenzio-assenso, dopo che per 45 giorni non ha dato alcuna risposta, né SI né NO ad esso, e dopo aver richiesto ulteriori verifiche idrauliche all’Istituto DHI e al Beta Studio.

Oggi viene fuori in questo comunicato di Forum H2O e Pescara Punto Zero, pubblicato da Primadanoi.it (link di cui sopra), che l’ultimo studio sull’idraulicità  del porto-canale che doveva essere fatto da parte dell’Autorità di Bacino...non è stata fatta.

Ferme queste riflessioni, che già da sole danno un po’ il senso del travaglio molto sofferto con cui il PRP sarà partorito dalla Regione (con l’assenso dei due principali sostenitori del PRP, cioè del Governatore, Luciano D’alfonso, del PD e quello tacito del consigliere di FI, Lorenzo Sospiri), non mi rimane a questo punto che entrare vieppiù nel merito del progetto (un'ultima volta ?), che è da bocciare in ogni sua parte rimanente (fiume deviato e bacino commerciale, una volta eliminata la darsena pescherecci).

Abbiamo detto da tempo che anche presi singolarmente essi sono tutti sbagliati e presentano notevoli lacune.

Ma si presume a questo punto che il nuovo assetto si configurerà con la sola deviazione del fiume e il bacino commerciale per i traghetti, cioè “l’orecchia destra” del PRP:

 

Figura 3: immagine 3.17 presa dall'ultima analisi del flusso del fiume e delle condizioni meteo-marine del  PRP, di BETA STUDIO (2016), che è l’ulteriore analisi richiesta dal Consiglio Superiore dei LL.PP. al Comune di Pescara, soggetto appaltante dello stesso. Le due righe arancione rappresentano la deviazione del fiume, prevista nell’assetto finale del PRP.

A far accelerare i tempi di approvazione del progetto certo hanno contribuito  l’inquinamento delle spiagge a nord della città dell’estate scorsa, funestata dai divieti di balneazione e dalle conseguenti enormi polemiche.

Gli amministratori hanno fatto quindi la bella pensata che intanto aprendo solo il varco nella diga (dove dovrebbe sfociare il fiume, il cui tratto ad esse sarà realizzato con gli appalti successivi) liberano le spiagge a nord dall’influenza delle acque inquinate del fiume Pescara.

Ma così non è perché il flusso del fiume che si dirige verso nord (dopo aver sbattuto sulla diga foranea) continuerà a dirigersi ugualmente verso le spiagge a nord e poco di quel flusso uscirà dal varco nella diga foranea. Come ben si vede nell’immagine successiva:

 

Figura 4: il flusso del fiume che nel 2001 (anno della foto) si dirigeva sia a nord sia a sud del porto, continua ancora oggi a comportarsi così. Quasi nulla uscirà dal varco che l'Amministrazione intende aprire subito nella diga.

La fretta di voler salvaguardare quelle spiagge sarà però foriera negli anni a venire degli stessi problemi sulle spiagge a sud del porto.

Figura 5: flusso del fiume verso sud.

Ma le due esigenze che assillano l’Amministrazione sono in verità queste:

  1. il problema del dragaggio (di cui si vuole completamente liberare);
  2. la salvaguardia da una eventuale esondazione del fiume nel tratto finale dentro la città.

In sede di Prima Commissione, abbiamo fatto notare a voce alcune osservazioni contro questa soluzione di PRP-ridotto. Le une e le altre ancora sono riportate qui di seguito.

Quanto al primo punto, relativo al dragaggio:

  1. La deviazione del fiume non risolverà uno degli assilli principali dell’Amministrazione:      il dragaggio del porto-canale, con tutti gli annessi e connessi relativi alle spese e alla gestione dei fanghi del fiume, tutt’ora ancora fortemente inquinati.

Abbiamo fatto notare alla Commissione che anche nella analisi ultima di BETA-STUDIO, così come in quella precedente del DHI, la deposizione del limo del fiume nel tratto finale ad esse, e alla foce soprattutto del tratto deviato del fiume, ci sarà ugualmente.

Infatti la sezione del nuovo tratto ad esse è di 70 metri di larghezza contro i 40 metri di larghezza della attuale canaletta, a parità di profondità. 

Se la sezione del fiume si allarga di quasi il doppio, la velocità della corrente diminuirà di quasi la metà: cioè passerà dai 3 nodi attuali della canaletta (con una portata media del fiume di 40 mc/s) a circa 1,5 nodi.

E se la velocità del flusso del fiume rallenta, la deposizione di limo nel tratto ad esse e alla foce aumenterà di quasi il doppio. 

E quindi la necessità che sia dragato permane soprattutto se in esso dovranno rientrare i pescherecci e non solo i motoscafi dei vari club nautici lungo il fiume, come originariamente previsto.

Attualmente nella canaletta il fenomeno di deposizione di limo è minimo, dato che la corrente del fiume viene “sparata” da  essa a forte velocità (3 nodi).                         

Infatti ha sempre avuto bisogno di dragaggio minimo.

Questo fenomeno è una regola fissa della fluido-dinamica, come si vede in queste immagini:

Figura 6: come funzionano le correnti

Ora, guardando l’immagine successiva, il porto-canale è largo 96 metri nel canale largo dove ormeggiano i pescherecci (velocità di colore giallo-celeste 01,5 nodi); è largo 40 metri nella canaletta (velocità di colore rosso = 3 nodi); sarà largo 70 metri nel tratto ad esse del fiume deviato (velocita di colore giallo-celeste):

Figura 7: la deposizione del limo diminuisce con il diminuire delle sezioni dell'alveo del fiume.

Se l’Amministrazione pensa quindi di liberarsi dell’onere di dragare il porto-canale, affermiamo fin da ora che non sarà così, soprattutto dopo i primi due-tre anni, cioè quando il limo avrà riempito abbastanza l’alveo del tratto ad esse (calcolata dallo stesso Beta Studio in 18.000 m3/anno nel porto-canale, senza eventi di piena o di trasporto eccezionale).

Storicamente però, è da ricordare che la quantità di dragaggio necessario è stato di 30-50.000 mc/anno.

Il problema è che nel fiume deviato dovranno rientrare pescherecci che oramai “pescano” quasi tutti intorno ai 3 metri o più, fino ai 3,70 mt dei più grandi. 

Quindi il problema della loro evoluzione nel nuovo tratto ad esse si presenterà e si presenterà soprattutto alla nuova imboccatura del fiume dove si depositerà maggiormente il limo del fiume, sia per la velocità minima che avrà in quel punto, sia per gli interrimenti che il nuovo braccio a protezione dell’ingresso creerà.

  • c'è da aggiungere che l’imboccatura del fiume sarà così rivolta (come da progetto) a greco-levante ed anche questo aspetto della nuova foce è criticabile:

Figura 8: il PRP originario: in colore marrone le vecchie strutture. In colore grigio quelle previste dal PRP.

                   Per cui il rientro in porto con traversia dal quadrante nord sarà                                                    particolarmente difficile per i pescherecci, data anche la scarsa possibilità                               di manovrare sottovento al nuovo braccio che sarà di soli 70-80 metri (i                                   pescherecci più grandi sono lunghi 30 metri e sono quelli che stanno in mare                              con ogni tempo).

 

  •  altro aspetto negativo è che il moto ondoso da levante, trovando le pareti lisce del nuovo tratto ad esse del fiume, e non palafitte come sarebbe stato auspicabile, tenderà a penetrare con una forte risacca fin dentro il canale largo dove ormeggiano i pescherecci, così come accadde negli anni ’80 quando vennero lisciate le palafitte dei due vecchi moli guardiani, compromettendo la sicurezza all’ormeggio. Quindi il porto-canale sarà insicuro sia all’imboccatura che all’ormeggio.

2. Per quanto riguarda il pericolo di una eventuale esondazione del fiume, che è la seconda grande preoccupazione dell’Amministrazione, faccio rilevare che:    

  • Come prima detto, il moto ondoso da levante (risacca) sarà da ostacolo anche in caso di piena e ne ostacolerà il deflusso

            Poichè dopo i temporali da nord e dopo le eventuali piene del fiume, il moto                 ondoso gira normalmente da nord a levante, la risacca diretta e non smorzata               sarà così di ostacolo al deflusso di una piena del fiume (non essendo previste            palafitte che la smorzino lungo il nuovo tratto ad esse del fiume). 

Questo è forse l’aspetto principale del pericolo di esondazione del fiume dentro la città.

  •      Nei primi di dicembre del 2013, durante la piena, il flusso enorme d’acqua (simile a quella del 1992, ma allora il porto-canale non era stato dragato da anni) esondò soltanto nei pressi del Circolo Canottieri, nel tratto tra il ponte della ferrovia e il ponte Risorgimento.

Figura 9:il porto-canale attuale: di colore rosso le sponde da cui ci fu esondazione (nella prima parte del porto-canale, tra il Circolo Canottieri e il Ponte risorgimento).

E non esondò affatto nel canale largo e nella canaletta perché erano stati da poco dragati dal Provveditorato e il flusso della piena del fiume trovò i fondali del porto-canale pulito ad una profondità di – 4 metri. 

Quindi la piena scivolò in mare senza fare danni ai pescherecci o esondare verso la città.                                                                                                                                  

Se anche il primo tratto intorno al Circolo Canottieri fosse stato dragato l’anno prima, il fiume non avrebbe esondato nemmeno in quel tratto. E’ chiaro che questo serve ad esempio per capire che il nuovo assetto di PRP non salvaguarderà la città (e soprattutto la zona di Porta Nuova, come accadde nel 2013) da una possibile esondazione se il porto-canale non sarà dragato, anche per l’effetto tappo della piena sul sistema fognario cittadino.                                       

Ritengo da questo punto di vista che soltanto il dragaggio ANCHE di quel tratto possa salvaguardare la città da una esondazione (non è stato mai dragato dalla creazione del porto-canale; tratto che inizia proprio dal Circolo Canottieri, dove la profondità del fondale è adesso dell’ordine di 1/1,5 metri) ; e a poco potranno servire le nuove porte di chiusura di via Orazio, via Aterno e Museo delle Genti (varchi 1, 2, 3, di Beta Studio), in concomitanza di piena e mareggiata da levante, che bloccherà anche il deflusso  delle acque piovane del sistema fognario cittadino.

Figura 10: i varchi lungo il fiume nell'analisi di Beta Studio

Come sottolineato da noi in Prima Commissione, i cambiamenti climatici in atto potranno anche innalzare il livello del mare dell’ordine di 15/50 cm in Adriatico, fatto che aumenterà il rischio di esondazione in concomitanza di una piena con una mareggiata da levante, che entrerà dritta dalla nuova foce di fiume, senza  essere smorzata da alcuna opera umana (palafitte).

 

  1.  A voce avevamo evidenziato alla Commissione che il bacino commerciale è scoperto a levante-scirocco e quindi le sue banchine nuove sarebbero state inutilizzabili per almeno 6 mesi all’anno ai traghetti (questa è la frequenza del moto ondoso da quella traversia).

Realizzare un porto nuovo, del costo superiore ai 200 milioni, e poi non poter utilizzare per 6 mesi all’anno le sue nuove banchine, ma solo quelle vecchie di riva e di levante, non avrebbe senso.

Figura 11: disposizione a levante del bacino commerciale rispetto al moto ondoso rilevato in venti anni dalla Boa Onda-metrica Nazionale di Ortona.

 

E abbiamo evidenziato che l’allungamento della diga a sud di circa 400 metri avrebbe creato nuovi enormi interrimenti all’imboccatura del Marina (e quindi nuovi dragaggi, come evidenziato anche nella relazione di Beta Studio)  e al bacino commerciale stesso.

Quest’ultimo oltretutto, come da progetto, parte già con un handicap di dragaggio di 1,5 metri di profondità, dragaggio da realizzare ad inizio d’opera, e poi da continuare costantemente per gli interrimenti che si accumuleranno:

Figura 12: esempio degli interrimenti che si accumuleranno nel bacino commerciale.


Quindi i due assilli dell’Amministrazione (il problema del dragaggio  e quello dell’esondazione) rimangono irrisolti con il PRP.

Noi avevamo proposto una soluzione che eliminando il problema di una eventuale esondazione, lasciava all’Amministrazione solo il compito di una normale manutenzione di dragaggio minima di 30-50-000 mc/anno e avevamo predisposto anche una nuova vasca di colmata, problema che assilla il porto di Ortona dove il dragaggio non si riesce a fare nonostante siano già stati stanziati i fondi e fatte le procedure, proprio perchè manca una vasca di colmata.

Figura 13:la Proposta alternativa: in colore rosso le nuove opere da realizzare. Il tratto grigio tratteggiato è il pezzo di diga foranea da tagliare.

Nella nostra Proposta il flusso del fiume, come avevamo evidenziato nel commento alla relazione del DHI, avrebbe avuto queste velocità di deflusso, normalmente:

Figura 14: la Proposta con le velocità di deflusso.

In caso di piena anormale, e anche con tempi di ritorno a 200 anni, avevamo previsto un altro sfogo ad una eventuale piena: l’apertura di una nuova bocca di sfogo di 70 metri (come la larghezza del fiume deviato) sotto la banchina della Madonnina, e verso quella spiaggia, tramite una paratia stagna da aprire solo in casi eccezionali, in modo da avere la sicurezza completa di evitare un’esondazione del fiume.

Sarebbe un’altra apertura di sfogo della piena verso il mare che non sarebbe stata soggetta alla risacca del moto ondoso da levante in quanto uscirebbe sottovento al vecchio molo nord.

Figura 15: paratia stagna apribile in caso di piena eccezionale.

Così non solo i costi sarebbero stati di 20-25 milioni per tutta l’opera ma avremmo risolto tutti i problemi che invece nel PRP rimangono attuali e/o che non sono risolti, intero o ridotto che esso sia.

Per concludere, il Governatore D’alfonso aveva la possibilità di sanare una volta per tutte i problemi portuali della città adottando la nostra Proposta.

Invece con la realizzazione del PRP-ridotto andrà a ficcarsi in fondo ad un sacco da cui la città non si riprenderà mai più: come quella barca da pesca nel film “La tempesta perfetta”.

 

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PS: 23 dicembre 2016:


PORTO DI PESCARA, firmato un esposto all'ANAC ( Autorità anti-corruzione): leggi quì

 

 

 

 

 

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