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PROPOSTA DI LEGGE DI FRATELLI D'ITALIA SUI PERMESSI PREMI E TESTIMONIANZA IN MEMORIA DI JENNIFER STERLECCHINI

Se il reo esce per un permesso premio, la vittima o la sua famiglia và avvisata. Oggi non è così. Vogliamo che lo Stato tuteli le Vittime.

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Il 4 maggio scorso a Roma presso la Camera dei Deputati si è tenuta una conferenza stampa per la presentazione della proposta di legge in oggetto. La pdl porta come primo firmatario il nostro Capogruppo Fabio Rampelli ed è stata presentata in conferenza dal Presidente On.  Giorgia Meloni, a conferma della rilevanza che vogliamo darle.

 

Di seguito riportiamo una tabella (Fonte: Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria - Ufficio per lo sviluppo e la gestione del sistema informativo automatizzato - Sezione Statistica)

del primo semestre del 2016 che rende l’idea del numero senza dubbio cospicuo dei permessi concessi a dimostrazione dell’intenso scambio verso l’esterno dei detenuti in fase di esecuzione della pena:

Regione di detenzione

 

Abruzzo

Basilicata

Calabria

Campania

Emilia Romagna

Friuli Venezia Giulia

Lazio

Liguria

Lombardia

Marche

Molise

Piemonte

Puglia

Sardegna

Sicilia

Toscana

Trentino Alto Adige

Umbria

Valle d'Aosta

Veneto

 

Totale nazionale

Totale permessi premio

 

424

61

260

1.049

854

78

596

308

5.675

144

85

935

307

623

1.124

1.233

89

309

26

689

 

14.869

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La materia dei PERMESSI è regolata dagli artt. 30 e ss dell’Ordinamento Penitenziario (L. 354/75). La norma di maggior interesse ai fini del presente intervento è l’art. 30 ter, che regola i PERMESSI PREMIO(73), in vigore dal 20 agosto 2013.

 

Qualsiasi tipo di permesso premio oggi non viene contestualmente comunicato alla vittima o alla famiglia della vittima, ciò che comporta che le stesse si possano trovare di fronte la persona rea senza essere avvisata e quindi preparata a tal evenienza. Senza contare poi che molti detenuti hanno reiterato il reato di violenza e anche di omicidio proprio durante un permesso o una sospensione della pena (ricordiamo il caso di Angelo Izzo http://www.cronacaedossier.it/angelo-izzo-il-mostro-del-circeo/).

 

Ecco perché il Dipartimento Tutela Vittime della Violenza – Fratelli D’Italia Alleanza Nazionale ha presentato una richiesta di modifica della legge così scritta:

 

Con l'art. 2, comma 1, lett. b), n. 1), del D.L. 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla L. 15 ottobre 2013, n. 119 è stato introdotto all’art. 299 c.p.p. (Revoca e sostituzione delle misure) in materia di misure cautelare il comma 2 bis a mente del quale:

 

<<2-bis. I provvedimenti di cui ai commi 1 e 2 relativi alle misure previste dagli articoli 282-bis, 282-ter, 283, 284, 285 e 286, applicate nei procedimenti aventi ad oggetto delitti commessi con violenza alla persona, devono essere immediatamente comunicati, a cura della polizia giudiziaria, ai servizi socio-assistenziali e al difensore della persona offesa o, in mancanza di questo, alla persona offesa(3).

 

In pratica, ogni provvedimento che revochi o modifichi una misura cautelare emessa contro l’autore di un crimine violento deve essere comunicato alla vittima, o alla famiglia della vittima.

 

Con il D.Lgs. 15/12/2015, n. 212 (Attuazione della direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI. - Pubblicato nella Gazz. Uff. 5 gennaio 2016, n. 3) a tutela della vittima sono state apportate diverse modifiche al codice di procedura di procedura penale e tra queste è annoverata l’introduzione dell’art. 90 ter, che si riporta integralmente:

 

<(Comunicazioni dell'evasione e della scarcerazione). - 1. Fermo quanto previsto dall'articolo 299, nei procedimenti per delitti commessi con violenza alla persona sono immediatamente comunicati alla persona offesa che ne faccia richiesta, con l'ausilio della polizia giudiziaria, i provvedimenti di scarcerazione e di cessazione della misura di sicurezza detentiva, ed è altresì data tempestiva notizia, con le stesse modalità, dell'evasione dell'imputato in stato di custodia cautelare o del condannato, nonché della volontaria sottrazione dell'internato all'esecuzione della misura di sicurezza detentiva, salvo che risulti, anche nella ipotesi di cui all'articolo 299, il pericolo concreto di un danno per l'autore del reato.>>.

 

La norma è chiara. La vittima deve essere informata della cessazione della carcerazione o della misura di sicurezza disposta nei confronti dell’autore del crimine violento.

 

Alla conferenza stampa hanno partecipato anche alcune vittime e familiari delle vittime. Per il Dipartimento della provincia di Pescara erano presente Jonathan Sterlecchini e Fabiola Bacci rispettivamente fratello e madre di Jennifer Sterlecchini uccisa dal suo ex compagno il 2 dicembre scorso, e l’avv. della famiglia Rossella Gasbarri. Dopo la presentazione del PDL hanno preso la parole i familiari, e Jonathan dopo aver ricordato Jennifer, ha chiesto di poter intervenire sull’uso e la concessione del rito abbreviato per reati feroci come quello che ha colpito la sorella.Tutti sappiamo che la nostra Costituzione impone al legislatore, nella disciplina del processo penale, di garantire la celebrazione del giusto processo, ove siano rispettate le garanzie difensive dell'imputato e, pertanto, è concessa la possibilità per quest'ultimo di ricorrere ai riti alternativi, quale il rito abbreviato al fine di ottenere lo sconto di pena. Tuttavia ben conosciamo che il Giudice chiamato a decidere ha la discrezionalità,di poterlo respingere. Quindi la richiesta di Jonathan trova il suo senso e la sua applicazione. Non si può condannare la famiglia della vittima ad un doppio ergastolo, quello per aver perso il proprio caro e quello di non vedere resa giustizia. L’assassino di Jennifer, come tutti gli assassini di delitti così orribili e feroci,  devono scontare in tutta la loro interezza la propria pena, compreso le pene accessorie nei casi di stalking precendenti il delitto, ingiurie, minacce e violenze; e le aggravanti come quelle della crudeltà, dei futili motivi e del vincolo parentale (il matrimonio non può essere vincolante in questo caso,  verso la natura dei rapporti sentimentali).

Personalmente ho sempre ammirato la dignità e la forza di Jonathan e Fabiola, colpiti da una tragedia così immane, non ultima di tante altre prove.

In quella sala della Camera dei Deputati abbiamo a gran voce e all’unanimità chiesto allo Stato di stare dalla parte delle vittime, sempre! Purtroppo oggi questa percezione non c’è, ed è per questo che insieme alle famiglie e a chi ha subito violenze, dobbiamo cambiare il corso delle cose.

Nel nostro paese ci sono stati tanti “fenomeni criminali violentissimi” che hanno mietuto migliaia di vittime, penso alla mafia, al terrorismo degli anni di piombo, penso al periodo dei sequestri, sono tutti più o meno stati sconfitti nel momento in cui si sono messi in campo azioni investigative e giuridiche di forte contrasto. La legge c’è,  è severa, deve essere solo APPLICATA. Basta con interpretazioni ad personam. Se tu uccidi una donna volontariamente e premeditatamente sei reo e meriti l’ergastolo.

Noi non siamo giustizialisti, noi vogliamo garantire i diritti di tutti compresi i detenuti, ma è un messaggio errato quello di non punire con certezza della pena chi commette gravi reati come la violenza sessuale, lo stalking, la violenza sulle donne, sui minori, l’omicidio. E’ vero lo sancisce la Costituzione e noi la rispettiamo, ci deve essere un percorso di recupero e reinserimento sociale, ma ci sono alcuni tipi di reato che non possono essere trattati nella stessa maniera di altri. La sanzione penale funge, secondo noi, anche da deterrente e da prevenzione per chi,  fuori,  comincia a prendere atto che chi uccide una donna,  poi sconta la propria pena fino in fondo. Ed io sono sicura che, considerando il fatto che la maggior parte di questi uomini non è né malato né preso da raptus, ma hanno la sola incapacità di gestire un rifiuto e di considerare la propria partner solo un oggetto da possedere,  inizieranno a contare fino a 10 prima di commettere un errore da cui poi non si può più tornare indietro. Oggi i delitti di mafia sono sensibilmente calati, così come non esistono più le brigate rosse o l’anonima sequestri. Quindi fermarli si può!

Ieri, a cappello di quanto detto, con nostra grande soddisfazione Vincenzo Paduano omicida di Sara Di Pietrantonio (la ragazza uccisa a Roma a maggio dell’anno scorso sul raccordo anulare) è stato condannato in primo grado alla pena dell’ergastolo nonostante la richiesta della difesa del rito abbreviato.

Dall’incontro del 4 maggio i familiari di Jennifer, l’avv. Gasbarri e la sottoscritta richiedono nel massimo rispetto dell’autonomia della magistratura di non concedere il rito abbreviato a Davide Troilo e di conteggiare tutte le aggravanti. Il tribunale di Pescara diventi capofila nell’esercizio di un potere che la legge concede e cioè di non accettare più il rito abbreviato per i casi di “femminicidio”.

Abbiamo chiesto inoltre una camera penale specifica da organizzare in ogni tribunale per poter rendere questi processi più snelli e con tempi più giusti.

Nell’aula Alessandrini del Palazzo di Giustizia di Pescara c’è una scritta in alto:

 “la legge è uguale per tutti,  la giustizia è amministrata in nome del popolo”

……. io aggiungerei….. e soprattutto in difesa delle Vittime.

 

 

Carola Profeta

Referente Provinciale Pescara

Dipartimento Tutela Vittime della Violenza – FDI-AN

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