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Dal trabocco non abbocca

Trabocchi sui generis lungo il litorale pescarese

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Il trabocco detto anche trabucco o travocco è un'antica macchina da pesca tipica delle coste abruzzesi e garganiche. La tecnica della pesca praticata dai trabocchi consisteva nel calare una grande rete a trama fitta (detta trabocchetto) in acqua, in grado di intercettare i pesci che restavano "intrappolati" alla risalita della rete che veniva tirata su, grazie ad un complesso sistema di argani, per recuperare il pescato. Nel tempo, soprattutto negli ultimi anni, è venuta meno la loro funzione economica che nei secoli scorsi ne faceva principale fonte di sostentamento di intere famiglie di pescatori. Oggi i trabocchi , pur avendo perso la loro funzione originaria, che consentiva di pescare senza inoltrarsi per mare, restano simbolo culturale e attrattiva turistica, un elemento caratterizzante del paesaggio costiero dell' Adriatico e la traccia di un suggestivo panorama marittimo. Nella Provincia di Chieti, vista la presenza di trabocchi, si è data origine alla cosiddetta Costa dei Trabocchi, che si estende precisamente da Ortona a Vasto. Anche la città di Pescara ospita dei trabocchi ma sono trabocchi "sui generis", perchè privi della ratio che ne ha determinato la loro costruzione. Sono privi del mare. Infatti, laddove solo pochi anni fa si gettavano le reti per pescare, oggi c'è solo sabbia. Sono scomparsi il mare con i suoi pesci. L'area dei trabocchi si è trasformata in una vasta spiaggia. Questo fenomeno oltre alle gravissime conseguenze che ha determinato e che continua provocare da un punto di vista economico, turistico e dei trasporti (questioni già dibattute e sollevate) ha anche delle importanti ripercussioni su un profilo etico-culturale. L'insabbiamento dei trabocchi è solo uno degli innumerevoli esempi di come l'azione dell' uomo deturpa la natura che lo accoglie. E' un ottimo esempio di come non doversi comportare nell' intento di tutelare e preservare il patrimonio culturale di una città. E' una denuncia visibile, che sproni e solleciti gli animi a far continuare a questa macchina da pesca a «vivere d'armonia propria, avere un'aria ed un'effige di corpo d'anima »(Gabriele d'Annunzio).
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