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Cannabis light: quali e quante sono le tipologie di e-commerce?

| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Quando si parla di cannabis light, filiera nata ufficialmente nel gennaio 2017 a seguito dell’entrata in vigore della Legge 242/2016, si inquadra un settore che, negli ultimi anni, ha dato spazio a risultati strabilianti. Oggi come oggi, infatti, si parla di un giro d’affari di diverse centinaia di milioni di euro all’anno. A contribuire ai numeri in questione ci pensano diverse attività, tra i quali è possibile chiamare in causa gli e-commerce. Nel momento in cui li si nomina, è bene specificare che si può parlare di diverse tipologie. Quali, di preciso? Scopriamolo assieme nelle prossime righe.

Banche di semi

Come in tutti i casi, anche in quello della cannabis è necessario, se si ha intenzione di spiccare, specializzarsi. Ecco perché, come già accennato, si può parlare di diverse tipologie di e-commerce. Tra queste spiccano le banche di semi. Di cosa si tratta di preciso? Di portali dove chi vuole dedicarsi alla coltivazione casalinga acquista semi di cannabis autofiorenti o altre tipologie di sementi. Nel caso dei primi citati, si tratta di un’alternativa che risulta particolarmente congeniale a chi parte da zero, o quasi, con la coltivazione della cannabis.

Headsphop

Gli headshopsono negozi online - attenzione, ne esistono anche di fisici - che si rivolgono in maniera particolare a chi ha già un po’ di confidenza con l’utilizzo della cannabis light. Parliamo infatti di portali dove è possibile acquistare in pochi click articoli per fumatori, come per esempio i bong.

Hempshop

Quando si parla degli hempshop, si inquadra una delle tipologie più popolari di e-commerce dedicato alla cannabis light. Si ha infatti a che fare con portali in cui vengono venduti cosmetici alla cannabis - noti per la loro efficacia antinfiammatoria e seboregolatrice - ma anche capi di abbigliamento. Questi ultimi sono diventati da diverso tempo a questa parte molto apprezzati. Il motivo è legato al fatto che, consapevoli come siamo dell’impatto delle nostre scelte di acquisto sull’ambiente, tendiamo a focalizzarci verso prodotti sostenibili. Quelli derivanti dalla cannabis lo sono? Assolutamente sì! Questa pianta, infatti, è amica dell’ambiente per diversi motivi. Molto utile quando si tratta di contrastare il consumo di suolo, richiede una quantità di risorse ridotta dal punto di vista idrico e, a parità di ettaro, ha una resa decisamente maggiore rispetto ad altre fibre tessili.

Come approcciarsi al mondo della cannabis light

Se si ha intenzione di iniziare a conoscere il mondo della cannabis light, sono diversi i consigli a cui è bene fare riferimento. Se si ragiona in ottica di consumo dei prodotti, è bene essere consapevoli del fatto che non sono psicoattivi. Nonostante questo, non andrebbero mai assunti prima di mettersi alla guida.

Dal punto di vista della coltivazione, invece, è fondamentale sottolineare che un commerciante che opera in maniera legale fornisce il certificato di iscrizione della merce al Registro Europeo delle Sementi. Questo documento, andrebbe conservato per almeno sei mesi.

Come già detto, se si parte da zero e si è animati dalla curiosità di vedere come funziona la coltivazione della cannabis gli autofiorenti vanno benissimo. Questi semi hanno diversi vantaggi. Il nome stesso è spia del principale, che consiste nella fioritura rapida. Per ottenere risultati, è cruciale gestirli con attenzione. Dal momento che hanno un ciclo di vita molto breve - merito o colpa che dir si voglia della cannabis ruderalis, una genetica che è abituata a temperature rigidissime e a poca luce - è bene non stressarli troppo. I cambi continui di vaso non sono la scelta giusta. Un altro pro interessante riguarda la praticità: dalla fase vegetativa a quella di fioritura, infatti, è possibile, se si sceglie bene la collocazione, evitare di spostarli. Inoltre, rispetto alle varietà fotoperiodiche richiedono meno impegno dal punto di vista della gestione dell’illuminazione.

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