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Il Pescara di Zeman: perché sognare il 2011/12 è utopia adesso

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Per gli scommettitori, il Pescara di Zeman del 2011/12 era una sicurezza paragonabile ai giochi d'azzardo sicuri e legali online. Eh sì, perché se su questi ultimi c’è la sicurezza di giocare con tranquillità, in quel Pescara bastava scommettere Over 2,5 e si intascava qualcosa. Del resto, gli abruzzesi chiusero il campionato con ben 90 goal fatti e una promozione già ipotecata a metà stagione.

Tutto, in quel periodo, andò per il verso giusto. Poi, ciò che succede dall’anno successivo in poi dimostra come i ‘miracoli’ dovrebbero servire anche a coltivare delle radici. Ma, questa, è un’altra storia. Questo Pescara, però, almeno per il momento, non può essere paragonato a quello dei record del 2011/12. Ecco perché.

Zeman non arrivò a stagione in corso

Prendere un allenatore come Zdeněk Zeman a metà stagione è un lusso. Perché il boemo è un uomo che non accetta compromessi e, anzi, anche a costo di subire un esonero dopo poche partite, pur di continuare con il ‘credo’ calcistico è disposto a rivoluzione perfino i metodi di allenamento a campionato in corso.

Questa è, infatti, la prima differenza sostanziale con il Pescara 2011/12. Lì si era creata un’alchimia tra giocatori, squadra e tifosi che davvero è difficile da ritrovare. Uno dei fattori determinanti fu il fatto che Zeman arrivò in estate con tutto il tempo per inculcare il suo calcio ai calciatori.

Senza dimenticare che l’obiettivo iniziale degli abruzzesi non era certo dominare il campionato di serie B all’epoca (che, giusto per ribadirlo, aveva come squadre team del calibro di Sampdoria, Torino e Sassuolo) ma fare un campionato tranquillo.

Poi le cose si sono messe come meglio non si poteva e, quindi, vittoria dopo vittoria si è coronato un sogno.

Qui non ci sono ancora fuoriclasse assoluti

Parliamoci chiaro: il Pescara di oggi ha dei buoni giocatori, nessuno lo mette in dubbio. Però un conto è avere in squadre gente come Immobile, Verratti e Insigne (non a caso tre campioni d’Europa con la Nazionale di Mancini) e un altro è avere Delle Monache, Lescano e Merola.

Certo, adesso il Pescara gioca in serie C e non in serie B come all’epoca però la qualità è, oggettivamente e senza offendere nessuno, notevolmente diversa. Poi, magari, con il tempo potranno perfino diventare migliori dei tre azzurri ma per il momento bisogna fare le valutazioni attuali. Anche perché, a differenza proprio del 2012, qui le pressioni ci sono poiché l’obiettivo è quello di andare con scioltezza nei play-off e di vincerli per risalire di nuovo in serie B.

Una missione che non sarà affatto semplice e che, al di là dei giocatori in campo, avrà bisogno nuovamente di quella sinergia che si era creata, quasi per caso, oltre 10 anni. Perché quando si vira tutti verso una unica direzione spesso di arriva al risultato senza neppure accorgersene. E, questo, è quello che vogliono tutti i tifosi del Pescara che non hanno una soddisfazione sportiva da troppo tempo.

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