“A quasi un anno dall'attuazione del decreto Cutro, assistiamo all'aggravarsi delle condizioni dei migranti nel nostro Paese. Nonostante il percorso ad ostacoli imposto dal suddetto decreto, come Unione Sindacale di Base, abbiamo continuato a monitorare, scoprendo situazioni di sovraffollamento e a volte mancate assistenze. Abbiamo quindi deciso di accogliere e fare nostre le richieste dei migranti, sia quelli presenti nei vari centri di accoglienza, che come singoli lavoratori per lo più sfruttati”. Così l'Unione Sindacale di Base, Federazione del Sociale Abruzzo e Molise annuncia che il 26 aprile sarà in piazza Unione per protestare. L'inizio della manifestazione è previsto alle ore 10, poi ci si muoverà in corteo fino a Piazza Italia per tenere infine un presidio sotto la Prefettura.
"La situazione è sempre più esplosiva sia per quanto riguarda la ricerca di alloggi dignitosi che per la situazione di sfruttamento dettata dalle condizioni di ricattabilità dei migranti. I tempi di rilascio dei permessi di soggiorno restano lunghissimi. Il governo Meloni ha "altre priorità", gli invisibili restano invisibili e non devono disturbare il manovratore e allora si mandano in Albania come pacchi indesiderati", si legge in una nota. Per questo Usb Abruzzo e Molise ha indetto una mobilitazione regionale a cui parteciperanno gli ospiti dei vari Cas presenti nel territorio. Insieme a loro chiediamo:
- permesso di soggiorno e regolarizzazione per tutti e drastica riduzione dei dei tempi di rilascio;
- tessera Sanitaria per ribadire il diritto alla salute;
- controllo popolare nei centri di accoglienza per verificare la qualità dell'alimentazione e pocket money;
- controllo popolare nei centri di accoglienza per intervenire sulle difficili condizioni a cui sono sottoposti gli ospiti.
“Come Usb/Migranti portiamo di nuovo all'attenzione del governo regionale e nazionale attraverso i suoi organi competenti, prefetture e questure, queste istanze. Uno stato democratico ha il dovere di organizzare un'accoglienza dignitosa, investire soldi per consentire a tutte le persone presenti nel nostro territorio di vivere alla pari nel rispetto delle leggi e dei dettami della nostra costituzione. Basta soldi per le le armi, investiamo nella costruzione di una comunità in cui tutti possono avere stessi diritti e stesse opportunità”, conclude il sindacato.