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"C'è un altro Abruzzo nel mondo" : Pescara nel cuore del Sud America

Appassionante incontro con Walter Ciccione, giornalista argentino di origini pescaresi

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E' in visita da qualche giorno a Pescara un concittadino d'eccezione: si chiama Walter Ciccione, 75 anni, e ha intrapreso un lungo viaggio per tornare a vedere la sua città, in quanto non vive piu' qui dal lontano 1950, anno in cui emigro' oltreoceano.

Da quel momento custodisce Pescara e i pescaresi nel cuore e nella mente, depositario di un'esperienza personale comune a tanti, ma allo stesso tempo unica e personale, che oggi ha voluto condividere con noi.

Ci troviamo nell'ufficio del presidente del Consiglio comunale Antonio Blasioli, al secondo piano del Palazzo di Città, ormai diventato un vero e proprio piccolo museo ricco di documenti originali, cimeli e archivi unici nel loro genere, che ben si presta a fare da cornice a questa testionianza quasi storica, di un nostro concittadino proveniente dall'altro capo del pianeta.

E' una storia di amore per la patria natìa; Walter è nostalgico ma sorprendentemente rivolto al futuro: questo è il motore che lo ha animato nel diventare il promotore all'estero di moltissime iniziative per tenere saldi i rapporti tra le comunità di abruzzesi e di pescaresi nel mondo, e la loro terra di origine.

Ha condotto in passato programmi radiofonici sul tema, come "Buongiorno Argentina" e "De origen italiano", rivolti ai nostri connazionali, oltre ad aver curato la traduzione di giornali e periodici in lingua italiana, ed è attualmente Segretario della Camera di Commercio abruzzese di Argentina e presidente del Centro abruzzese di Buenos Aires (C.A.B.A.).

Walter nasce a Pescara nel 1939 , battezzato nella Chiesa di Sant'Antonio, e vive qui fino all'età di 11 anni. Suo padre, ci racconta, aveva una rivendita di legname in Via Ravenna , al civico 14, che a lui piace tornare ad osservare, sebbene in quei locali-deposito ora sorgano 3 moderne vetrine.

Anche la sua vecchia casa in Viale Muzii ora è cambiata, anzi non c'e' più. Al suo posto sorge un palazzo di 4 piani, e qui Walter ci stupisce: ci racconta che l'altro giorno è voluto andare a sedersi al Bar Napoli, in quella stessa via, rimanendo per ore a rimirare quel nuovo palazzo. Come in un gioco di sovrapposizione di cartoline vecchie e nuove, ha accostato i propri ricordi all'immagine che aveva davanti, tuffandosi indietro nel tempo. Si commuove a volte nel raccontarlo, rivelando un invidiabile spirito di attaccamento ,di appartenenza sincera. 

Il ricordo di quella casa vista mare gli riporta alla mente pero' episodi tutt'altro che positivi. Fu infatti da quello stesso mare che arrivarono a Pescara la morte e la distruzione quasi totale. Ci dice che il suono delle sirene e degli aerei ,che arrivarono dall'Adriatico a mitragliare e sganciare ordigni, non l'ha mai dimenticato. Ha infatti vissuto in prima persona, all'età di un ragazzino, le drammatiche giornate dei bombardamenti dell'agosto e del settembre 1944, la fuga verso la stazione ferroviaria ,e il successivo "sfollamento", fino a quando, a guerra finita, come migliaia di abruzzesi emigrò con tutta la sua famiglia in Argentina in cerca di fortuna. 

Si trattò di cambiare completamente vita, "passammo dalla neve in Italia ai 42 gradi di Buenos Aires" catapultati letteralmente in un altro mondo, lontano "27 giorni di viaggio a bordo di navi fatiscenti", racconta il signor Walter, "con le persone ammassate nelle stive alle quali veniva concessa a turno la  possibilità di recarsi sui ponti a respirare un po' di aria pulita ", non prima di aver espletato una lunga serie di procedure burocratiche con tanto di controlli sanitari, e di aver messo in valigia, oltre le cose piu' essenziali, "una grandissima dose di coraggio".

Un viaggio della speranza che non possiamo fare a meno di riconoscere nel fenomeno emigrativo attuale, in cui pero' l'Italia gioca il ruolo di Paese ospitante anzichè Paese di partenze. Lo sottolinea subito Walter : "Bisogna stare attenti quindi a parlare degli extracomunitari e degli immigrati di oggi, non  possiamo dimenticarci che fino a 60 anni fa quelle persone lì, eravamo noi".

Prosegue raccontando dell'Argentina, e in generale di tutto il Sud America; dell'ottima accoglienza che negli anni è stata riservata agli italiani, i quali sono riusciti a conquistarsi non solo il rispetto, ma una vera e propria stima da parte degli argentini. Da quelle parti, italiano è sinonimo di una cosa fatta bene, di una persona di cui ti puoi fidare.

Nei primi tempi tuttavia,gli immigrati italiani venivano piu' comunemente chiamati "napoletanos", termine che trovo' poi abbreviazione in "tanos", anche con intento di leggero disprezzo; ma è bastato altrettanto poco ai nostri connazionali onesti e lavoratori, per guadagnarsi un nuovo appellativo : un affettuoso " tanito", che Walter orgogliosamente rivendica di aver conquistato.

Il fenomeno di emigrazione di massa nei paesi latinoamericani fu talmente grande che ad oggi la sola Argentina conta 20 milioni di suoi cittadini di origine italiana, su 40 milioni di cittadini totali. Una percentuale enorme, che non emerge in maniera ufficiale poichè sono poche le persone che poi effettivamente sono iscritte all'AIRE ( anagrafe italiani residenti all'estero).

Negli anni passati, si arrivo' nella città di San Paolo ad accumulare 400.000 domande per l'ottenimento di documenti italiani.I tempi di attesa per ottenerli arrivo' a 10 anni.Allo stato attuale, si contano per l'esattezza 6190 pescaresi e circa 150.000 abruzzesi iscritti al registro.

Dunque "c'è un altro Abruzzo nel mondo!" dice Walter; si tratta di una potenzialità enorme, immersa un bacino di milioni di persone che lui chiama " gigante addormentato". Ovvero tutti potenziali turisti che aspettano solo di essere attratti dalle bellezze e dalle tradizioni della nostra terra, che è dopotutto la loro vecchia terra di appartenenza, quella dei loro padri o dei loro nonni.

Il protagonista del nostro incontro ci bacchetta sotto questo punto di vista :"Se vieni in Argentina dall'estero ti senti accolto, anche se non hai conoscenze e appoggi. Se vieni in italia, ti senti sprotetto, lasciato da solo".

Ci rimprovera, a ragione, di adottare una politica provincialistica, chiusa su sè stessa anzichè aperta verso l'esterno e verso l'estero,si dice deluso da quella che fu vista come una grande opportunità ovvero quella dei parlamentari eletti all'estero, introdotti dalla legge Tremaglia. "Dovevano essere un ponte, costruire legami, invece nessuno li conosce".

Invita perciò più volte il presidente Blasioli, in veste di rappresentante delle istituzioni cittadine, a promuovere il piu' possibile gemellaggi, eventi, viaggi di scambio Abruzzo-Argentina, per far risvegliare una tipologia di turismo che definisce "turismo genealogico", alla ricerca delle proprie origini, spesso sconosciute. Ci lancia una frase che risuona come una massima: "La nostalgia è il nostro grande difetto ma è anche il nostro grande capitale"

In seguito si arriva a parlare della nostra Pescara, che è tornato a visitare varie volte nel corso della sua vita. l'ultima volta nel 2003. Gli chiediamo cosa ha trovato di nuovo, quali cambiamenti ha avvertito.

Non ci pensa due volte, e risponde: "Ho trovato Pescara una bellissima città. L'altro giorno sono andato sul Ponte del Mare. si vedevano da un lato le montagne, le colline dall'altro il mare: l'Abruzzo ha tutto! " ma con altrettanta sincerità ci dice :"Pescara è una città che ha perso il sorriso. E' una città indifferente.Per vedere qualche sorriso, bisogna attendere la domenica, quando la città e i pescaresi sembrano rinascere". Come dargli torto?

Nel video seguente il resto del racconto di questa mattina.

Leggi anche l'articolo di Cinzia Rossi sull'incontro di questa mattina

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