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Una birra sotto l’albero

Il birrificio agricolo Golden Rose profuma di Natale

| di Elena Prizzi
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Il mercato della birra italiano sta vivendo da alcuni anni una crescita continua, come dimostrano l’alto gradimento del pubblico e la presenza di quasi 600 microbirrifici nazionali, oltre a quelli industriali.

Nel settembre 2010, con il Decreto Ministeriale n. 212, nel variegato mondo delle birre artigianali ed industriali sono entrante anche le birre agricole.
Il decreto, infatti, ha definitivo la birra non come bevanda, bensì come “prodotto agricolo”, essendo la produzione della birra considerata a tutti gli effetti attività connessa a quella agricola.

Il concetto di birra agricola è basato, di fatto, su una similitudine con le case vinicole: così come un agricoltore nelle sue vigne  può coltivare l’uva sia per sua produzione che per la vendita del proprio vino, allo stesso modo il concetto di autoproduzione è stato applicato agli altri prodotti agricoli, tra i quali l'orzo e quindi alla birra.
Per la produzione di birra di origine agricola, il birrificio deve produrre al suo interno la materia prima, ovvero l’orzo, per almeno il 51% del totale. In fase di lavorazione è poi possibile aggiungere degli elementi aromatici utilizzando però solo prodotti legati al proprio territorio (mele, arancio, castagno, ecc.) mantenendo il divieto di utilizzo dei conservanti.

L’ aspetto distintivo, quindi, di tutti i gestori di birrifici agricoli è l'essere in primo luogo agricoltori, conoscitori della pratica agricola e dell’avvicendamento colturale.
Di fatto, la richiesta che il malto debba essere prodotto almeno per il 51% internamente all’azienda, rappresenta la principale differenza tra i produttori agricoli e quelli di birra artigianale, che al contrario possono acquistare il malto dove desiderano ed in qualunque nazione.

In Abruzzo i birrifici agricoli si contano su una mano e tra questi spicca per la qualità del suo prodotto il Golden Rose. Realtà imprenditoriale nata nel 2012 dalla passione per la campagna di Melania Chiappini, con un passato professionale ampio e diversificato, che l’ha accompagnata all’autoimprenditorialità. Ideatrice di questa birra agricola corposa, ne ha studiato con cura anche il logo, che porta in sé le caratteristiche della terra abruzzese, a partire dal  nome. A ben guardare infatti il logo del birrificio, si nota come la rosa d’oro richiami in realtà il rosone d’oro di Pianella, a cui fa da sfondo sull’etichetta la Bella Addormentata.

Il birrificio Golden Rose quest’anno si è distinto a livello nazionale, vincendo il secondo posto, come unico abruzzese in finale, del concorso Birra dell’anno 2014, sezione birre scure, presentando la sua milk stout, Black Maya, dalla densa schiuma color cappuccino e dall’aroma dolce con retrogusto di caffè e cioccolato.
A garantire la qualità ed i gradevoli aromi di queste birre è l’alta fermentazione e la chiarificazione del malto senza le fasi di pastorizzazione e filtrazione.
Come produttrice e conoscitrice dell’orzo, la Sig.ra Chiappini sceglie il momento della maturazione delle spighe più adatta per raccoglierle e garantire un aroma unico ai suoi prodotti.
Da questa attenta osservazione della terra nascono la birra bionda Kristy, l’ambrata Valenty, vincitrice del premio Campionato migliore birre dell'anno 2013 e la nera Black Maya.

Per esaltare la territorialità dei prodotti e la filiera agricola controllata, l’azienda Golden Rose organizza eventi ludico didattici, in cui si dà modo di comprendere la storia del prodotto agricolo, dalla nascita dei chicchi di orzo e della pianta di luppolo, fino alla realizzazione della gustosa bevanda naturale.
Immersi nella campagna pianellese è infine possibile degustare, nell’agriturismo Golden Rose, altri prodotti della terra pescarese, accompagnati dalle gustose gelatine di birra.

Elena Prizzi

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