Gianluigi D’Angelo è un architetto della Provincia di Pescara, già tesoriere dell'Ordine degli Archietti della Provincia di Pescara e Presidente della commissione cultura e, dal 2015, riveste il ruolo di Delegato Inarcassa sempre per l'Ordine degli Architetti della Provincia di Pescara. Durante la sua vita professionale ha avuto sempre molto a cuore la città, nel suo aspetto urbanistico e sociale, il rispetto per le leggi e le regole e soprattutto non ha mai taciuto davanti ad un sopruso o auna mancanza di limpidezza di un appalto o di un concorso pubblico.
In merito a quando sta accedendo o che già è accaduto per il progetto del Conservatorio di Pescara, e sulla notizia che a breve verrà bandita la gara per i lavori dell’Auditorium / “Cittadella della Musica” del Conservatorio “Luisa D’Annunzio” di Pescara (ex Scuola Muzii), l’architetto D’angelo ha dichiarato:
“Quello che sta emergendo oggi sulla vicenda del Conservatorio di Pescara non nasce ieri, né l’altro ieri, ha radici lontane, profonde, e affondano in un uso distorto e strumentale delle convenzioni tra Pubbliche Amministrazioni previste dall’art. 15 della legge 241/1990, la cosiddetta “legge Bassanini”.
È bene dirlo con chiarezza, una volta per tutte.
La legge 241/1990 non nasce per affidare progetti, PFTE, studi di fattibilità, linee guida metaprogettuali o prestazioni tecniche sostitutive del mercato.
Nasce per disciplinare collaborazioni istituzionali vere, tra enti pubblici posti su un piano di equiordinazione, per lo svolgimento di attività di interesse comune che:
non abbiano natura patrimoniale,
non prevedano corrispettivi o remunerazioni assimilabili a un servizio,
non siano attività normalmente reperibili presso operatori privati.
Lo ha chiarito la giurisprudenza amministrativa da oltre dieci anni. Lo ha ribadito l’Unione Europea.
Lo ha scritto nero su bianco il nuovo Codice dei Contratti (D.Lgs. 36/2023, art. 7), che ha un solo obiettivo: difendere la concorrenza e il mercato.
Eppure, da anni, questa norma viene piegata, stirata, forzata.
Si chiamano “accordi”, “protocolli”, “collaborazioni scientifiche”, ma nella sostanza diventano affidamenti diretti mascherati, spesso onerosi, spesso con deliverable tecnici, spesso con elaborati che finiscono pari pari nei progetti pubblici.
Nel caso del Conservatorio, oggi sappiamo che: si è parlato di affidamenti diretti ; di prestazioni per conto terzi; di preventivi di spesa e valutazioni di congruità; di elaborati universitari che hanno alimentato direttamente il PFTE.
Tutto questo non è cooperazione istituzionale. È, almeno sul piano sostanziale, acquisizione di servizi tecnici.
Se queste criticità fossero state intercettate nei tempi amministrativi, si sarebbe potuto: bloccare il procedimento ; intervenire presso ANAC; attivare le verifiche della Corte dei Conti.
Oggi, in molti casi, siamo purtroppo in ritardo. E qui serve dirlo con onestà: una parte di responsabilità è anche nostra, della nostra categoria.
Siamo sotto attacco su mille fronti: compensi sviliti; ruoli tecnici marginalizzati; progettazione ridotta a mero adempimento; mercato frammentato e indebolito.
È difficile controllare tutto. È difficile accorgersi di ogni “depredaggio” della professione. Ma questa vicenda deve servirci da lezione.
Perché l’ambito delle convenzioni ex art. 15 L.241/1990 sta dilagando in modo pericoloso.
Sta sottraendo alla libera professione ingenti quantità di lavoro, in modo silenzioso, spesso legittimato da un linguaggio giuridico che, a leggerlo bene, dice tutt’altro.
Le convenzioni in essere oggi sono molte. Quelle stipulate in passato sono state una marea.
E da esse sono nati progetti su progetti, fuori dal mercato, fuori dal confronto, fuori dalla trasparenza.
Questa condotta deve essere fermata. Non con polemiche sterili. Ma con attenzione costante, azioni tempestive, segnalazioni puntuali, e – quando serve – azioni dure.
Non è una battaglia contro l’Università. La ricerca è un valore. La collaborazione scientifica è un valore.
Ma la ricerca non può diventare il cavallo di Troia per sostituire il mercato professionale.
E le convenzioni non possono essere il grimaldello per aggirare le regole della concorrenza.
Se non alziamo ora il livello di attenzione, se non impariamo a leggere per tempo questi atti, se non interveniamo subito quando serve, domani sarà troppo tardi anche per altri casi.
Il Conservatorio di Pescara non è un’eccezione. È un campanello d’allarme. E questa volta non possiamo permetterci di ignorarlo

