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Morto a Pescara dopo taser: 'Riccardo picchiato per ucciderlo'

Secondo quanto ricostruisce Il Centro, dai tre indagati violenti calci e pugni al 30enne deceduto l'altro giorno

Redazione
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"Riccardo ucciso intenzionalmente. Questo si legge nel decreto di perquisizione firmato dal pm Gennaro Varone. E diventa 'omicidio volontario' il reato contestato ai tre indagati". E' quanto ricostruisce il quotidiano 'il Centro' a proposito del decesso di Riccardo Zappone, il 30enne morto martedì a Pescara dopo una rissa. Accertato, grazie all'autopsia, che il taser usato dalla polizia non ha avuto un ruolo determinante nella morte, si indaga ora per ricostruire quanto accaduto. Tre gli indagati: il titolare dell'officina del quartiere San Donato in cui sono avvenuti i fatti, sessantenne, il fratello 54enne e il genero del primo, 36 anni. 

I tre, scrive il quotidiano citando il documento del pm, avrebbero aggredito Riccardo Zappone "con violenti calci e pugni sino a cagionargli un trauma toracico chiuso" dal quale è derivata l'emorragia che l'ha portato "in breve tempo" alla morte, presumibilmente per "un conflitto pregresso". Il conflitto alla base del movente ruoterebbe attorno a due questioni: soldi e droga. Accertato, come ha evidenziato l'esame tossicologico eseguito in sede di autopsia, che Zappone aveva assunto cocaina. 

Le indagini vanno avanti: se un ruolo tel taser è stato escluso, resta da capire se sia stata effettivamente l'aggressione a provocare il decesso. Si lavora soprattutto sulle immagini delle videocamere di sorveglianza presenti nella zona e su altri video che sembra siano stati girati con gli smartphone in quelle fasi concitate. Tutto il materiale sequestrato verrà consegnato al perito informatico della Procura, che riceverà l'incarico lunedì.

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