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Andrea Pazienza. Il mio nome è Pentothal

Il libro di Luigi Di Fonzo presentato nel corso del FLA2016 da Luca Raffaelli

| di Fabio Rosica
| Categoria: Cultura | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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La straordinaria e, per certi versi, epica rivoluzione del fumetto in Italia, iniziò nel 1977 grazie alla visionaria opera di un giovane Andrea Pazienza, che con Il mio nome è Pentothal, modificò per sempre, in maniera radicale, il modo di proporre al pubblico le cosiddette “nuvole parlanti”. E’ il giornalista pescarese Luigi Di Fonzo, ieri presente presso la Casa D’Annunzio, all’interno del vasto panorama di eventi del FLA2016, a presentarci la sua ultima opera, un saggio approfondito e davvero ben curato che racconta i dieci episodi di questo straordinario fumetto, riletti in maniera critica, sullo sfondo dei cosiddetti “anni di piombo”. A coadiuvarlo nella realizzazione del libro, edito dalle Edizioni Ianieri, l’attenta e meticolosa ricerca del collega Pierpaolo Di Simone, che grazie all’uso di un’immaginaria (ma nemmeno tanto) lente d’ingrandimento, è riuscito a scovare i minuscoli e criptici messaggi che Andrea Pazienza soleva lasciare all’interno di singole vignette.

Ospite d’eccezione Luca Raffaelli, saggista e grande esperto di fumetti, che ha condotto da par suo l’incontro, grazie anche ai personali ricordi della conoscenza diretta del PAZ, da lui all’epoca intervistato.

Attraverso la riproposizione di alcune vignette, i tanti appassionati presenti sono stati letteralmente catapultati in quel mondo visionario di uno dei maggiori disegnatori mai apparsi nel panorama nazionale della nona arte. Entusiasmante la discussione circa le fonti che avrebbero ispirato il suo genio. Pochi dubbi sul fatto che Andrea leggesse Diabolik, visto il nome del cosiddetto siero della verità che ha dato il titolo al suo primo eroe, spesso usato dal nero bandito, ideato dalle sorelle Giussani, per costringere i prigionieri a rivelargli i segreti necessari per portare a compimento i suoi piani criminali. Di certo anche il maestro francese Moebius e l’inconfondibile tratto di Jacovitti, seppero condizionare i disegni di Andrea Pazienza, che, come ha ricordato anche il professor Albano Paolinelli, uno dei suoi insegnanti del Liceo Artistico di Pescara, era un vero e proprio genio nell’uso dei pennelli, con i quali riempiva letteralmente le vignette, quasi senza lasciare spazi bianchi.

I ricordi storici di quei periodi bui della storia d’Italia, in particolare all'epoca della Bologna del Dams, che iniziarono durante il secondo quinquennio degli anni settanta con l’omicidio di Pier Francesco Lorusso e terminati con il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro, sono stati perfettamente ripercorsi e inquadrati dal Pentothal di Pazienza, con un linguaggio talmente particolare che nel libro è presente un glossario, in aiuto al lettore per decifrare il Pazienza pensiero.

Un libro utile soprattutto ai più giovani, come ha rilevato Luca Raffaelli, che leggendolo avranno modo di metabolizzare l’opera prima di un genio indiscusso, prematuramente scomparso, ma che avuto il tempo sufficiente per lasciare una traccia indelebile nel percorso creativo di tutti i fumettisti in seguito apparsi nel panorama nazionale. A torto o a ragione, chiunque opera nel mondo delle nuvole parlanti, attecchisce le sue fondamenta dalle opere di Andrea Pazienza, vero storico spartiacque dell’arte disegnata.


Foto I. Barigelletti

Fabio Rosica

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