Riceviamo e pubblichiamo, da parte del dott. Homayoun, che vive e lavora in Abruzzo, in servizio anche a Pescara:
Egregio Signor Ministro,
Egregi Presidenti degli Ordini dei Medici,
mi chiamo Homayoun, sono un medico iraniano, laureatosi in Italia, e vivo e lavoro in questo Paese da oltre trentasette anni, che considero la mia seconda patria.
Scrivo con profonda angoscia e senso di responsabilità morale e professionale per chiedere un atto chiaro e ufficiale di vicinanza e sostegno al popolo iraniano, oggi vittima di una repressione sanguinaria da parte di un regime privo di scrupoli.
In Iran uomini e donne, giovani e anziani, scendono in strada inermi e pacifici, chiedendo ciò che dovrebbe essere garantito a ogni essere umano dal primo giorno di vita.
Chiedono il diritto alla vita.
Il diritto alla salute.
Il diritto all’istruzione, alla cultura, alla dignità umana.
Chiedono il diritto di opporsi pacificamente al potere senza paura.
Il diritto a non subire torture, violenze, umiliazioni o trattamenti degradanti.
Il diritto all’identità personale, alla difesa, a un giusto processo.
Chiedono la libertà personale.
La libertà di pensiero, di coscienza e di religione.
La libertà di esprimere un’opinione senza essere puniti per questo.
Chiedono la libertà di scegliere il proprio progetto di vita.
L’uguaglianza, senza discriminazioni.
La protezione contro l’arbitrio dello Stato.
In una parola sola, chiedono ciò che dovrebbe essere ovvio per tutti:
il diritto ad avere tutti i diritti.
A fronte di queste richieste legittime e universali, il regime risponde con la violenza:
non solo uccidendo i manifestanti, ma colpendo deliberatamente il personale sanitario — medici, infermieri, soccorritori — colpevoli unicamente di aver prestato assistenza ai feriti.
Curare, in Iran, è diventato un crimine. Salvare una vita è diventato motivo di persecuzione.
Come medico, come cittadino, come essere umano, non posso tacere.
La nostra professione si fonda sul principio della tutela della vita e della salute, senza distinzione di ideologia, religione o appartenenza politica. Per un medico, curare non è un atto politico e È un dovere umano e professionale. Quando i medici vengono incarcerati, torturati o uccisi per aver fatto il proprio dovere, è l’intera comunità medica internazionale a essere ferita.
Chiedo pertanto:
- al Ministro della Salute e agli Ordini dei Medici di esprimere pubblicamente la propria vicinanza al popolo iraniano e al personale sanitario perseguitato;
- alle Istituzioni italiane di assumere una posizione ferma e coerente con i valori costituzionali di libertà , dignità e tutela dei diritti umani;
- alle Rappresentanze diplomatiche italiane in Iran un gesto forte di protesta;
- al Governo italiano di adottare misure concrete nei confronti di coloro che sono direttamente o indirettamente responsabili di queste violazioni.
Piango i miei connazionali caduti.
Piango i colleghi medici che hanno perso la vita per aver curato.
Ma non rinuncio alla speranza.
Ho un sogno: un Iran libero.
Un Iran in cui nessuno venga ucciso per aver chiesto diritti, e nessun medico venga punito per aver salvato una vita.
Con rispetto e profonda partecipazione,
Dott. Homayoun E.
Medico
Laureato in Italia – residente in Italia da 37 anni

