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Il Lunedì del Delfino

Ennesima sconfitta, la sesta consecutiva, alla vigilia del decisivo mese di dicembre

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Fintanto che l’intero gruppo del Delfino, a partire dalla società e passando per i tecnici, lo staff medico, gli sponsor, taluni giornalisti, per terminare, naturalmente, con i giocatori, farà quadrato, come se nulla fosse e niente e nessuno abbiano la benché minima responsabilità di questa, finora, deficitaria stagione, senza dubbio ci sentiremo in diritto e dovere di provare a darle noi, le spiegazioni.

A scanso di equivoci vale comunque la pena riproporre il concetto della fallibilità eventuale dei nostri giudizi. Ci piacerebbe costatare altrettanta umiltà da parte dei condottieri di questo barcone alla deriva, ma ormai dubitiamo fortemente che anche ciò possa avvenire.

Iniziamo dalle tante assenze, a partire dai quattro centrali titolari, Campagnaro, Fornasier, Coda e Gyömbér, senza dimenticare quella dell’unico potenzialmente in grado di inventarsi qualcosa in avanti, il francese Bahebeck, ieri sera mestamente sostituito dopo soli cinque minuti di gioco. Di solito si tende a giustificare la mancanza di risultati proprio a causa degli incidenti, ma alla luce di quanto premesso nello incipit iniziale, ci sentiamo di considerarla invece un’ulteriore aggravante alle già tante responsabilità da attribuire a chi ha costruito questa squadra. Come hanno potuto i medici avallare l’acquisto o la conferma di così tanti atleti facilmente propensi all’infortunio? La sfortuna c’entra fino a un certo punto, perché Coda e Gyomper, reduci da stagioni con pochissimi minuti nelle gambe, non potevano consegnare eccessiva fiducia in termini di continuità, così come Campagnaro, ormai avviato a fine carriera e addirittura fin troppo presente quest’anno, viste anche le tante assenze accumulate lo scorso campionato. Poco da aggiungere circa il reparto offensivo, deficitario, a prescindere dagli acciacchi dei suoi elementi, fin dalla composizione della Rosa in fase di mercato.

Proseguiamo e, per questa volta, terminiamo, con l’inesperienza del gruppo, allenatore in primis, troppo spesso incapace di “leggere” le partite nella giusta chiave tecnica. Massimo Oddo è certamente un grande uomo-spogliatoio e quindi un eccellente motivatore, ma sono doti che in un campionato come la Serie A non compensano la scarsa attitudine a questi livelli di gioco. La società, nella figura del presidente Daniele Sebastiani, avrebbe, al contrario, dovuto fare sua l’esperienza maturata nel corso della precedente, nefasta, stagione nella Massima Serie, ma finora ha purtroppo dimostrato l’esatto opposto.

Si fa un gran parlare del mercato di gennaio, come del rimedio assoluto per salvare la stagione, ma non dimentichiamoci che, al momento, sembrano pochi i giocatori eventualmente lasciati liberi dalle loro attuali società e potenzialmente in grado di fare la differenza. In ogni caso, se la classifica, al termine del girone d’andata, dovesse presentarsi così arida di punti da anticipare già a metà stagione una probabile retrocessione, quale appeal si potrà fornire a eventuali nuovi calciatori, considerando anche gli stipendi non propriamente ricchissimi che sono sborsati in riva all’Adriatico? Detto che, almeno su quest’ultimo particolare, potremmo anche essere d’accordo con la linea societaria, non ci rimane che rilevare la fondamentale importanza delle quattro gare in programma nel corso del mese di dicembre, ai fini dell’intero proseguimento di stagione. Cagliari, Crotone, Bologna e Palermo, una dietro l’altra, per una sorta di mini-campionato a se stante, al termine del quale potremo davvero comprendere le reali possibilità del Pescara. Bisognerà ripartire dalla discreta prestazione offerta ieri sera all’Olimpico, per trovare le giuste motivazioni e la grinta necessaria ad affrontare le dirette concorrenti alla salvezza. In tal senso non sembra giungere opportuna la gara di Coppa Italia, in programma dopodomani, mercoledì 30 dalle ore 18, allo stadio Azzurri d’Italia, contro la lanciatissima Atalanta di Gian Piero Gasperini. Al di là di non poter far rifiatare parecchi titolari, vista l’attuale scarsità di giocatori abili e arruolabili a disposizione, si correrà anche il rischio di perdere la scia “positiva” in termini di convinzione, rispetto a quanto fatto vedere contro la Roma. Almeno in questo caso le doti di buon psicologo dell’allenatore, saranno fondamentali per traghettare la squadra nelle migliori condizioni possibili verso il primo degli impegni sopra menzionati, quando domenica prossima all’Adriatico giungerà il Cagliari di Borriello e, fra gli altri, degli ex Melchiorri e Salamon.

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