Per quel poco che poteva valere il Delfino non è riuscito, alla fine, nemmeno ad evitare l’ultimo posto in classifica, ma forse è giusto così: non potevano e non dovevano bastare una decina di partite giocate alla pari con le avversarie per potersi salvare, dopo l’ennesimo, indecente, mercato estivo, a cui è stata messa una pezza casuale in quello di gennaio, con l’arrivo, previ rifiuti vari, dell’ex beniamino biancazzurro Lorenzo Insigne.
Fra le tante imprese al contrario che Daniele Sebastiani è riuscito ad inserire nel suo poco invidiabile curriculum da presidente del Pescara, oltre alle innumerevoli retrocessioni sul campo, di gran lunga superiori alle promozioni, possiamo ora annoverare anche quella di aver distrutto un mito, quello legato alla favolosa stagione 2011/2012. Insigne, ma anche Immobile e Verratti, il primo spettatore che non ha portato fortuna, il secondo complice o vittima (la differenza è solo apparente) di questa società, ai quali era legato un ricordo storico e commovente, non avranno più, inevitabilmente, la medesima memoria nel cuore dei supporters biancazzurri.
Anche Spezia e Reggiana, in attesa di conoscere la quarta, fra Sudtirol e Bari, sono retrocesse, ma i rispettivi presidenti e direttori sportivi ci hanno messo la faccia, chiedendo scusa ai tifosi, a capo chino. Qui a Pescara, a parte il povero Giorgio Gorgone, tecnicamente colpevole pure lui, invece, il presidente ha fatto il suo consueto show grazie ai riccioluti microfoni amici, con il vittimismo che da sempre lo ha contraddistinto nei tanti momenti bui della sua gestione, mentre Pasquale Foggia è proprio sparito, tanto che nemmeno a CHI L’HA VISTO? ne hanno notizie! Dei giocatori meglio non parlarne, a partire dal capitano, con tante lacrime di coccodrillo a fare da penosa cornice. Le uniche probabilmente vere sono state quelle di Antonio Di Nardo, protagonista di una stagione di alto livello sia per tecnica sia per cuore.
Fra le tante, troppe, ovvietà declamate nel post-partita ci piace sottolinearne una, in linea con il più celebre dei soprannomi affibbiatigli dai tifosi: “si sapeva e io l’avevo sempre detto che sarebbe stato un campionato dove l’unico obiettivo possibile era la salvezza, che tutto sommato abbiamo sfiorato, visto che siamo retrocessi all’ultima giornata”! Ora, tralasciando le considerazioni in merito che già in tanti hanno fatto, ma è assolutamente doveroso ricordare quanto dichiarò il 21 settembre 2025, al termine di Pescara-Empoli 4-0, quarta giornata di campionato, dopo le prime contestazioni a causa di un solo punto precedentemente guadagnato nelle prime tre, figlie di un mercato e di una preparazione (a Silvi!) totalmente inadeguate: “ecco la risposta a chi aveva iniziato a mettere in dubbio le nostre potenzialità, altro che salvezza, questa è una squadra che non si pone limiti…”.
Ribadiamo, fino alla nausea e anche oltre, due concetti che da sempre ci accompagnano, sia dopo le tante disfatte, sia comunque dopo le poche vittorie: il primo, che l’azienda calcio è diversa dalle altre, perché se i bilanci non sono accompagnati dai risultati sportivi, comunque saranno un fallimento, in quanto vive della passione dei tifosi, fattore imprescindibile dal contesto economico, il secondo, in questo caso limitato a Sebastiani, che se davvero vuoi vendere, non basta annunciarlo, salvo poi aggiungere che gli ipotetici acquirenti devono chiudersi in una stanza solo con lui (…), ma esponi il cartellino con il prezzo in vetrina, punto! Del primo se ne accorse, dopo qualche stagione, anche Pietro Scibilia, con il quale avemmo la fortuna di parlare parecchi anni dopo il suo addio al Pescara e ci disse proprio questo, fra l’altro, ricordandoci che all’epoca i presidenti, tutti, non solo lui, non si arricchivano con il calcio, non direttamente almeno, mettendo dentro denaro di tasca propria, per costruire le squadre. Del secondo, finalmente, se n’è accorto anche il sindaco di Pescara, che in un’intervista ha praticamente “esonerato” Sebastiani, invitandolo, appunto, ad andarsene e che se ci saranno degli acquirenti, farà lui da garante: vedremo nel prosieguo se anche questa è una fandonia o la verità.
Un ultimo sassolino dalla scarpa ce lo vogliamo togliere però: noi, così come il maestro Gianni Lussoso, dopo la promozione di undici mesi fa, fummo disapprovati per non aver creduto, durante la stagione, al ritorno in serie B, criticando, come sempre, le scelte societarie: ci limitammo a rispondere che se solo se l’anno successivo il Delfino si fosse almeno salvato, questa vittoria avrebbe avuto un senso, altrimenti sarebbe rimasta solo ed esclusivamente una “magia”, creata da un grande uomo di calcio qual è Silvio Baldini, il quale, quasi a darci anticipatamente ragione, il giorno dopo salutò il Pescara e il suo fantastico presidente.
Prima di chiudere, sembra giusto ricordare che se ci troviamo in questa situazione è a causa di due fatti casuali avvenuti tanto tempo fa: il primo quando lo zio di Sebastiani, un lontano giorno di oltre cinquant’anni fa, anziché portarlo al cinema o al circo, malauguratamente lo accompagnò allo stadio per assistere ad una partita del Pescara, al termine della quale, quel ragazzino iniziò a sognare, poveri noi, non di diventare un giocatore, non un allenatore e nemmeno un arbitro, ma bensì proprio il presidente … pensate che prodigio, all’epoca i suoi coetanei nemmeno sapevano esistessero i presidenti, ma questo episodio ce lo raccontò proprio lui, sempre grazie alla complicità della solita tv locale, il 1° febbraio del 2022, se ben ricordiamo. Il secondo ci costringe a riportare in vita, virtualmente, il suo predecessore, Giuseppe De Cecco, che nutriva ambizioni importanti, giacché aveva pubblicamente dichiarato di voler riportare il Pescara in serie A, per fargli disputare non meno di tre stagioni come minimo a metà classifica, prima di lasciare il testimone ad altri: ebbene questo progetto naufragò il giorno in cui si rese conto di aver bisogno di un bravo ragioniere e, fra i tantissimi in circolazione, indovinate un po’ chi scelse? Eh sì, lo stesso che poi trovò il modo di farlo arrabbiare, anzi come si dice a Pescara, andare in cascetta e andarsene, lasciandogli la gallina dalle uova d’oro, che in effetti lo ha reso ricco e famoso. Chi se ne importa se prima del suo avvento la casa del Delfino fosse la serie B, con qualche timida puntata in serie A, mentre adesso si sopravvive in C, con una penosa apparizione in B?
Poiché non basta fare critiche senza proporre soluzioni, proviamo a suggerirne una: visto che ci tiene tanto ad essere ricordato come il miglior presidente della storia biancazzurra, perché la tifoseria organizzata non allestisce un crowdfunding al fine di costruirgli una statua, possibilmente in bronzo, materiale che si addice alla bisogna, da piazzare all’ingresso dello stadio, così che chiunque possa onorarlo come merita ogni volta che si passa lì davanti, in cambio della cessione societaria? Mi sembra un buon compromesso, che ne pensate?

