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Spazio Donna: Ripartire dall’Identità Urbana. Il Caso Pescara.

La disciplina del patrimonio edilizio storico nei processi di riqualificazione urbanistica.

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Si e’ svolto ieri pomeriggio, presso la Sala dei Marmi del Palazzo della Provincia, l’importante ed atteso convegno promosso dalla sez. regionale del’ INU (Istituto Nazionale di Urbanistica Abruzzo e Molise) e Italia Nostra sezione di Pescara ,  con la presenza della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio dell’Abruzzo e il   patrocinio della Provincia di Pescara.

Lo scopo del convegno, quello di attivare una riflessione, ed un piano di azione, atto ad adottare tutte le iniziative necessarie, a livello comunale quanto regionale, per tutelare il patrimonio edilizio di pregio storico, attualmente a rischio a causa di un vuoto normativo.

Il convegno ha fatto registrare, così come era nelle premesse, una notevole affluenza di pubblico, costituito non soltanto da tecnici, architetti ed ingegneri, intervenuti numerosi anche, ma non solo,  per la premialità costituita dai crediti formativi, ma anche da rappresentanti di associazioni e comitati cittadini, come gli amici della filanda, ambientalisti, privati cittadini, docenti Universitari quali ad esempio il professore di diritto Costituzionale della Facoltà di Economia  di Pescara, Giampiero Di Plinio esperto conoscitore della materia giuridica.

Presente anche Maurizio Acerbo ex-consigliere comunale e regionale di Rifondazione comunista, che insieme allo storico ed ex- amministratore,  di lungo periodo  della nostra città, come consigliere comunale, assessore e Presidente del Consiglio  Licio Di Biase,  e alcuni esperti come Massimo Palladini, architetto coordinatore dell’INU per l’area Abruzzo/Molise, e moderatore dell’evento, e Domenico Valente, Presidente dell’associazione Italia Nostra, sez. di Pescara, presente tra i relatori, si possono considerare i capofila della iniziativa volta a tutelare il patrimonio edilizio storico della città di Pescara. Promotori insieme al Fai, all’associazione ville Liberty e al dipartimento di Architettura con il professore ordinario di Restauro architettonico, dell’Univ. D’Annunzio,  Claudio Varagnoli, del ricorso, davanti al Consiglio di Stato,  avverso  alle sentenze del TAR Abruzzo, nn. 44-45-46-47/2015, che dichiararono illegittima, e quindi annullarono in sede giudiziale  circa un anno fa, marzo 2015,  la delibera n. 45 del Consiglio Comunale del 14 marzo 2014, avente  per oggetto la variante al piano regolatore per la tutela del patrimonio storico architettonico della città, con la quale si  imposero  vincoli su una serie di edifici considerati testimonianza del patrimonio immobiliare storico e architettonico di Pescara, ricordiamo che al TAR fecero ricorso alcuni costruttori privati ed Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili).

Sono circa 200 gli immobili privati inseriti in determinati ambiti paesaggistici, e allo stato attuale sprovvisti di tutela, in seguito all’annullamento della suddetta delibera.

A farne le spese è stata per prima la ex-Filanda Giammaria, che è oggetto di particolare interesse da parte di un movimento di comitati ed    associazioni  femminili e non,  comunali e regionali, e da parte della Commissione Pari Opportunità del Comune di Pescara, e per la quale si richiede a gran voce la ricostruzione per farne una “Casa delle Donne” ed “un osservatorio sul   lavoro femminile”. Su questo caso si è riusciti a stabilire un dialogo positivo con i poteri pubblici, nella riunione  del 16 gennaio u.s. presso  Palazzo di Citta’ tra il Presidente del Consiglio Antonio Blasioli e i capigruppo consiliari, è emersa la possibilità di attingere ad un fondo regionale per la riqualificazione dell’area su cui sorgeva l’ex. Filanda Giammaria, e da quel momento lo stesso presidente del Consiglio Blasioli, presente ieri al convegno, si è impegnato a ricostruire il gruppo di   lavoro e a spronare i consiglieri,  per individuare le zone da porre a tutela, individuare le zonizzazioni, sul modello di Rimini, secondo quanto indicato dalle sentenze citate e non vincoli specifici, in modo da non invadere i compiti della Soprintendenza, della cui collaborazione ci si dovrà   avvalere, come anche si terrà conto della micro zonazione sismica , indicata come requisito indifettibile nelle sentenze del Tar, si darà seguito alla Delibera del Consiglio Comunale n. 16 del 13 marzo 2015, che affida la ridefinizione degli edifici storici cittadini al Dirigente del Settore Programmazione del Territorio.

Stessa sorte, della Filanda, potrebbe toccare al borgo settecentesco presente presso la Madonna dei sette dolori, alla Pineta dannunziana nella zona tra l’Aurum e la Stella Maris, caratterizzata dai villini a schiera degli anni Venti, alcuni già vincolati dalla Sovrintendenza, ma la maggior parte privi di tutela, al Borgo di San Silvestro, alla zona di Borgo Marino nord con le case di mattoni a faccia vista, sorte tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento. E poi ad alcuni isolati di Porta Nuova, Fontanelle, le casette del Settecento sviluppate attorno a Villa Henrici e le ville storiche di Castellamare.

Il convegno si è aperto con i saluti di Antonio Di Marco , presidente della Provincia di Pescara, il quale in forza del suo mandato, ha  posto l’accento sulle esigenze dell’entroterra pescarese, ricordando che in passato troppo spesso le attese della popolazione sono state deluse:

  “Oggi a fronte di una provvista certa ed evidente pari a circa 1.500.000 milioni di euro, come dal Masterplan Abruzzo, da poter impiegare nella riqualificazione delle aree interne e dei borghi rurali, mi auguro, anche come presidente dell’associazione dei Borghi più belli d’Abruzzo, di poter fare un buon lavoro sul territorio ed offro questo mio contributo come spunto di riflessione”

Presente tra gli scanni anche il Sindaco di Spoltore Luciano Di Lorito. 

Prende la parola Domenico Valente, Presidente Sez. Italia Nostra di Pescara:

“ Il convegno di oggi vuole fare chiarezza, circa una serie di episodi che hanno visto l’abbattimento in città di edifici storici come l’ex-centrale del latte, la filanda Giammaria, e altri ne seguiranno, siamo una associazione che coinvolge la cittadinanza attiva, abbiamo chiesto più volte anche l’intervento della Soprintendenza, ma nel rimbalzo delle competenze non siamo riusciti ad evitare cumuli di macerie sul nostro passato, l’ente locale , deve affrontare e risolvere questo problema”

L’Architetto Massimo Palladini, referente Inu Abruzzo e Molise afferma:

“Attualmente nella città adriatica sono esposti alla possibilità di essere utilizzati in modo improprio o addirittura demoliti circa cento edifici, realizzati tra l’Ottocento e il periodo fascista, non possiamo più permetterci di perdere opere come il teatro Pomponi , per esempio l’ex –caserma Cocco.  Essendo Pescara di fondazione giovane   rispetto allo standard nazionale, ed essendo stata sottoposta a numerose mutazioni e stravolgimenti, causati dalle distruzioni belliche e dal boom edilizio, perdere questi edifici significa mettere a rischio l’identità storica ed urbana e la possibilità di riconoscere, nel tessuto cittadino le diverse epoche di sviluppo ed insediamento.”

Inu e Italia Nostra propongono, innanzitutto un intervento deliberativo a livello comunale, che ripari alla bocciatura e all’annullamento da parte della giustizia amministrativa, della disciplina dell’edilizia storica di pregio, poi chiedono che la Regione si faccia carico del problema a livello complessivo, approvando provvedimenti che impongano ai Comuni, la catalogazione e la tutela, attraverso i divieti di demolizione e la previsione di usi compatibili al pregio, degli edifici storici. A tal fine Inu e Italia Nostra presenteranno alla Regione un’apposita proposta di legge.

Il Sindaco di Pescara  Marco Alessandrini, presente al convegno per l’intera durata, nonostante i molteplici impegni, è stato  parte attiva nel dibattito a più riprese, nella fase dei saluti iniziali, e successivamente.  Il quale ha   affermato:

“ Sono lieto di vedere così tanto pubblico interessato alle sorti della propria Città, ringrazio Mimmo Valente e tutti gli altri  promotori di questa iniziativa, non posso che essere grato a chi inietta cittadinanza attiva. Personalmente, per la mia esperienza, credo poco nelle delibere che un amministrazione approva negli ultimi mesi della consiliatura, spesso si tratta di provvedimenti dettati dalla fretta, per riparare a precedenti inerzie, nel timore dell’imminente giudizio elettorale, quindi nascondono l’insidia dell’errore, e vanno incontro a bocciature, come quella oggetto e materia di discussione oggi. Come ben sapete stiamo rielaborando la delibera comprendendo la zonizzazione, e al più presto la variante al P.R.G. ( Piano Regolatore Generale) tornerà in Consiglio.”

 

A seguire il lungo intervento di Giulia Picchione, della Sopraitendenza Belle Arti, coadiuvata dai due Architetti Roberto Orsatti e Aldo Pezzi. La quale ha ribadito a chiare lettere, attraverso una attenta disamina di leggi e decreti,  che il nostro sistema legislativo è completo, atto a soddisfare la tutela del patrimonio storico, architettonico e culturale del nostro paese, non abbiamo bisogno di nuove norme, ma semplicemente di provvedimenti, di piani particolareggiati per il recupero e la valorizzazione del patrimonio medesimo. Gli architetti suoi collaboratori hanno poi illustrato il punto di vista della Soprintendenza, e i vari passaggi relativi ad alcuni edifici come:

- il  Palazzo della Banca D’Italia, edificio del 1925, che in seguito alla dichiarazione di interesse culturale, fu oggetto di ricorso al TAR da parte della famiglia, che lo rese privato nell’interno, in modo errato in quanto è proprio l’interno e la corte coperta, la parte strutturale che rappresenta e conserva la funzione storica che quell’edificio aveva, e quindi la parte da tutelare.

- Lo stadio Cornacchia, Il comune di Pescara aveva presentato un progetto di ristrutturazione,  da circa 40 milioni di euro, ma senza costi per il Pubblico, sarebbe stato finanziato con i fondi UE, destinati agli impianti sportivi, e soprattutto con i soldi degli investitori privati, anche il comune ne avrebbe tratto  sollievo,  perché restava proprietario dell’impianto, che veniva  ceduto in concessione ai vincitori della gara per 30 anni, liberandosi così anche dei costi di gestione pari circa ad un milione di euro l’anno a fronte di un entrata che ne copre appena un terzo, e che in un momento di pre-dissesto risultava essere una operazione vantaggiosa. Ne sarebbe nato un gioiello dedicato al calcio, che nel progetto promosso dalla lega serie B, garantiva 20.000 posti a sedere tutti coperti, negozi, ristorante, oltre 1000 parcheggi, fruibile 365 gg all’anno, quindi con potenzialità di creare indotto economico ed almeno 200 nuovi posti di lavoro, mentre la pista di atletica leggera sarebbe stata rimossa, e spostata nella cittadella dell’Atletica leggera in zona San Donato.

La Soprintendenza ha posto il vincolo architettonico sulla vecchia struttura, progettata da Luigi Piccinato, uno dei maggiori architetti italiani, inaugurato nel ’55 e ristrutturato nel 2009, le ragioni del no, sono la struttura ideata da Piccinato, le colonne, il fatto che gia’ nel 2014 il comune avesse avviato la pratica per il riconoscimento di interesse culturale dell’impianto, è sullo sfondo della pineta dannunziana tra l’Aurum il mare e il Teatro D’Annunzio, è intitolato a Giovanni Cornacchia, benemerito abruzzese dell’atletica leggera, che nella ricostruzione sparirebbe come disciplina sportiva da quel luogo, quindi in sostanza patrimonio storico, artistico e culturale della città che se tutelato, mortifica però le esigenze della fruibilità e della produzione di una piena  redditività, a cui l’amministrazione deve tendere.

E’ in questa direzione la replica del Sindaco Marco Alessandrini.

Gli architetti della Soprintendenza hanno anche accennato alla Nave di Cascella, in largo Mediterraneo, inteso come ultimo elemento antropico prima del mare, hanno posto l’accento sull’altezza, e su quanto sia importante non elevare le strutture balneari sull’arenile.

Per concludere l’ intervento di Licio Di Biase:

” In questi giorni mi è capitato di dover accompagnare una troupe televisiva che vuole fare delle riprese per un film, qui a Pescara, ho avuto difficoltà nel suggerire luoghi che ci possano caratterizzare, eccezion fatta per le due cisterne di Pescara Centrale. Pescara è una città senza rughe, prima per gli eventi bellici poi per il boom degli anni ’70 non ha potuto o voluto conservare i segni antropologici dell’età, se mettiamo in discussione anche lo studio Bartolini-Salimbene, non abbiamo più tutele. Da qui l’invito agli amministratori presenti di attivarsi il prima possibile con una variante al Piano Regolatore che tenga conto delle micro-zonizzazioni, per  colmare il vuoto normativo.”

Chiude il Convegno Giuseppe De Luca, segretario Nazionale dell’INU:

Il piano Urbanistico è una ricognizione delle regole del gioco, su quello che è il progetto sociale del  territorio ed in quanto tale  compete a tutti, non ha senso conservare un monumento o un edificio del tutto avulso dal contesto in cui permane, se non si riesce a conservare la sua funzione anche storica ed antropologica, queste sono le linee entro cui conviene muoversi.”

 

 

 

 

 

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