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“Le confessioni di Carlo Di Ridolfi”

Il convento di Sant’Agostino a Penne: la parola al proprietario attuale

| di Francesca Di Giovanni
| Categoria: Territorio | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Il nome del più grande pensatore cristiano identifica l’imponente struttura monumentale che domina Penne da uno dei quartieri più antichi della città. Negli ultimi anni, il convento di Sant’Agostino è stato esposto a minacce di differenti origini, rischiando di rimanere solo un vago ricordo nelle menti dei piccoli pennesi cresciuti nel Colle Sacro. Oggi, come una nobile fenice, sta risorgendo dalle sue ceneri, e ad alimentare il fuoco della vita è Carlo Di Ridolfi, imprenditore locale che ha acquistato l’intero complesso.
L’Edil Terziario s.a.s., società del 1988 di cui Carlo è titolare, viene scossa nel 2005, quando un male incurabile strappa prematuramente la giovane Elena Maria dalle mani del suo papà. La 22enne, nota per esser dotata dei più nobili valori sociali, sul letto di morte ha dato l’ultima prova del suo spirito altruista, rivelando al padre le sue ultime volontà. L’imprenditore, affranto dal grave lutto, ma entusiasta del volere della sua piccola, sposa immediatamente la sua causa determinando un cambio di rotta della sua azienda. Un primo investimento è stato destinato alla realizzazione dell’Hotel Elena Club Resort di Silvi, una struttura alberghiera di rilievo che a seguito dei suoi interventi ha ottenuto dei riconoscimenti dall’Ente Nazionale Italiano per il Turismo per le sue caratteristiche peculiari. Alcuni anni dopo sarà il complesso di Sant’Agostino a Penne ad entrare nella bozza disegnata da Elena; acquistato direttamente dai frati minori di Silvi, ex proprietari che hanno riconosciuto nel dottor Di Ridolfi una persona meritevole sia per i suoi fini altruistici che dal punto di vista professionale.
Sarò lui stesso a raccontarci cosa ha generato l’accordo tra le parti: «I frati minori di Silvi hanno riconosciuto nelle parole di Elena le più nobili intenzioni e ne hanno gratificato la mia volontà di onorarle. Alla base non c’è alcun fine economico, fatto sottolineato dal mio addossarmi totalmente le spese per il recupero strutturale». I confratelli silvaroli hanno dimostrato totale fiducia nell’atto di cessione dell’immobile, leggendone una possibilità concreta di risanamento; la loro scelta è stata rafforzata dalle palesi condizioni di degrado in cui verteva l’antico convento, confermate anche da un atto che ne dichiarava completa inagibilità. La chiesa, di fondazione trecentesca, e impreziosita da un campanile rimasto quasi come in origine, ha subito diverse ristrutturazioni col tempo, di cui la più recente è quella alla facciata. Mantenuta attiva finchè presente al suo fianco il nido “Il cerbiatto” (doposcuola che ha visto il passaggio di diverse generazioni di pennesi), è stata successivamente privata di cure e manutenzioni, presa d’assalto da ladri e malintenzionati e lasciata perire in seguito al terribile terremoto del 2009.
Ora è tutto nelle mani dell’Edil Terziario s.a.s., che ha già iniziato i lavori di recupero e, per quanto la strada sarà lunga e tortuosa, sarà solo la fede a farne risplendere la luce alla fine. Tra gli obiettivi del programma c’è il rispetto di un progetto europeo in fase di elaborazione che punta allo sviluppo delle aree disagiate del Mediterraneo: attraverso lo scambio culturale tra popolazioni che affacciano sullo stesso bacino di mare, ci sarà un rilancio del territorio dal punto di vista culturale, che consentirà di aprire grandi opportunità per i giovani facenti parti di tali comunità. L’idea della piccola Di Ridolfi, infatti, era quella di creare maggiori occasioni di lavoro per i ragazzi che, col passare del tempo, si sarebbero trovati immersi nella crisi che attualmente ci affligge.

Foto di Vanda Di Giovanni

Francesca Di Giovanni

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