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Gli antichi mestieri: il viperaio di Cocullo

Sesto appuntamento con la rassegna sugli antichi mestieri, oggi andiamo a Cocullo (AQ)

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Il sesto appuntamento con Gli Antichi Mestieri, rassegna curata da Vito Giovannelli, ci porta a Cocullo (AQ) per riscoprire il viperaio.

Giovannelli nella sua ricostruzione si basa sulle informazioni prese da Angela Latini che, in una sua pubblicazione, parla di Paolo di Falà, personaggio del piccolo paesino in provincia de l'Aquila.



Nel 1963, la scrittrice abruzzese Angela Latini pubblicava con la casa editrice G. B. Paravia, di Torino il romanzo Opiè il ragazzo serparo. Nel quarto capitolo, in modo dettagliato, la scrittrice descrive la vita del viperaio Paolo Di Falà, personaggio che campava vendendo, alle industrie farmaceutiche, per fare medicine (siero), le serpi velenose catturate vive.

Delle serpi velenose il settantenne Paolo Di Falà, conosceva le tane, i nidi, i luoghi pietrosi dove scovarle. Insomma, delle serpi velenose il vecchio viperaio di Cocullo sapeva tutto a memoria.

Paolo Di Falà, personaggio di Cocullo, stava fuori per giorni e giorni per catturare le vipere. Quando riteneva di averne catturate abbastanza, a cavallo della sua mula prendeva per il piano, verso la città, di Avezzano, forse, con il sacchetto delle serpi dentro la bisaccia.

Ritornava carico di provviste. Una vipera viva, secondo le sue valutazioni, poteva rendere quanto dieci sacchi di grano, piuttosto di più che meno.

Nelle pagine successive al capitolo quarto, la scrittrice abruzzese riporta le riflessioni che il settantenne viperaio faceva sulla sua vita di cacciatore di serpi velenose. Si accorge, solo dopo decenni di umile lavoro, di aver danzato tutta la vita con la morte, con le serpi rinchiuse nel sacchetto riposto sotto al letto!

Sui serpari di Cocullo è stato scritto abbastanza. C'è anche una nutrita iconografia mentre sul viperaio, finora, non c'erano notizie.

Io, che sto cercando di illustrare i mestieri più umili svolti dagli abruzzesi, non avrei mai pensato che, nei tempi andati, qualcuno campava catturando vipere.

Oggi, nella bisaccia del pastore in attività, c'è la fialetta del siero antivipera fornita dal proprietario del gregge. Così si scampa dalla morte per morso di aspidi velenose, presenti in modo massiccio sulle montagne abruzzesi.

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