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La tradizione pasquale in Abruzzo: tra sacro e profano

| di Francesca Di Giovanni
| Categoria: Tradizioni | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Ci stiamo avvicinando ad una delle ricorrenze più importanti dell’anno ed ogni paese abruzzese, dall’entroterra alla costa, si sta apprestando ad onorarla secondo la propria tradizione. Centinaia di anni alle spalle hanno scritto una storia che oggi è ben radicata e difficile da cancellare, portata avanti dalle nuove generazioni supportate dai veterani che con gioia tramandano il proprio sapere ereditato a loro volta dai loro avi.
Pasqua in Abruzzo non significa soltanto Passione e resurrezione di Cristo e l’agnello sacrificale (che negli ultimi anni sta piano piano abbandonando le nostre tavole, seppur rimane ancora vivo il simbolismo legato all’Angus Dei), bensì significa feste, concerti, rappresentazioni teatrali e celebrazioni di ogni genere, e l’immancabile aspetto enogastronomico legato ai prodotti della nostra terra. Se in tutto il mondo l’Italia pasquale viene identificata con la pastiera napoletana, noi siamo collegati ad un alimento più semplice ma ricco di significato: la pupa o il cavallo. Ogni bambino abruzzese sa che al risveglio la domenica mattina lo attenderà un dolce dal sapore delicato, fatto di pochi ingredienti, ma molto colorato e con l’augurio speciale di chi lo ha confezionato per lui. Uova, farina, zucchero e olio prendono la forma di un cavallo per i maschietti e di una pupa per le femminucce, al cui centro si appone un uovo sodo, simbolo della rinascita. Solo una delle voci della lunga lista di vivande, che non sempre viene rispettata per intero, di cui fanno parte i fiadoni, la pizza pasquale, l’agnello “cace e ov”, il brodo con la pizza, il timballo con le polpettine e molte altre prelibatezze che invadono le nostre sale da pranzo in questi giorni.
Basta spostarsi da una provincia all’altra per scoprire come un evento simile venga commemorato in maniera differente, interpretato in modo serio o divertente e, per quanto ci siano solo pochi chilometri a dividere le città, annualmente ognuna ripropone la propria storia per condividerla con i vicini. I festeggiamenti cominciano sin dalla settimana precedente, quando a Cellino Attanasio prende vita “lu giuviddì sande” accostato alla sagra del vino cotto. L’antico culto del giovedì santo tra canti e balli popolari è portato avanti da un gruppo di giovani fedeli che uniscono l’aspetto sacro con il profano,  rappresentato dal percorso di degustazione di vino cotto prodotto da aziende locali. A seguire, durante la domenica delle palme, sarà Loreto Aprutino a portare in scena la propria tradizione teatrale, con l’antica rappresentazione della Via crucis figurata; un avvenimento sentito da tutta la popolazione, tanto che grandi e piccini si impegnano attivamente per mesi per la sua ottima riuscita. Entrati nella settimana santa le attività organizzate sono numerosissime, e tra tutte spicca la storica processione del venerdì santo a Penne. Folle di fedeli accorrono da tutto l’Abruzzo per partecipare al corteo che per più di un’ora percorre le vie del centro storico tra canti e preghiere e, per i più anziani e deboli, c’è sempre un posto in prima fila offerto dagli abitanti delle case site lungo il tragitto. La domenica di Pasqua, infine, ci si dirige a Sulmona per assistere alla famosa Madonna che scappa: antichissima tradizione onorata ancora oggi, che è in grado di portare curiosi e credenti da tutta l’Italia, per festeggiare insieme la resurrezione di Cristo.
Il vecchio detto popolare recita “Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi”, ma alla fine sarà la famiglia ad accompagnarci anche in questa occasione, perché in Abruzzo difficilmente si rinuncia alla nonna cuoca e ai parenti con cui condividere il balcone da cui vedere la processione. Per quanto riguarda la Pasquetta invece si cambia scenario, dando spazio ad amici e paesaggi montani.

Francesca Di Giovanni

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