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Il Gabriele D'Annunzio mistico negli ultimi anni della sua vita

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Nel 1924, Gabriele D’Annunzio, le cui opere erano state messe all’indice, venne preso da improvviso misticismo e visitava i conventi nei dintorni di Gardone. Cronicamente malato e oppresso da dolori e soprattutto impreparato al declino il poeta si trova in uno stato depressivo: si sente un «invalido».

In questo momento critico, fu aiutato dal suo amico l’architetto Maroni; cultore di studi esoterici, egli diventa riferimento spirituale e fonte letteraria per il suo misticismo e lo supporta nella ripresa intellettuale e spirituale e nell’elaborazione della sua ultima opera: “Il libro segreto”.

Gabriele in questo suo percorso mistico, come volesse dare il buon esempio scelse, quale prima mèta di pellegrinaggio, l’antica abbazia benedettina di Maguzzano (BS) sede dei Frati trappisti algerini. Ricevuto con grande deferenza, donò loro il proprio ritratto e disse di volersi considerare un terziario francescano. A questo proposito Camillo Traversi, biografo del vate, nella sua opera “Vita di Gabriele d’Annunzio” ammette : “Più d’uno credette che il Poeta avesse intenzione d’entrar in un vero e proprio ordine religioso, e si parlò addirittura di conversione”.

Gli storici e i biografi ritengono che in D’Annunzio vecchio, negli ultimi tormentati giorni della sua esistenza, anche se non può sicuramente definirsi un asceta o un santo o un cristiano convinto, abbia prevalso, la lucidità del suo cervello o il cristiano respiro di sua madre, che egli chiamava “la mia madre santa”.

Varie sono le testimonianze di questo particolare momento di spiritualità.

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