Il 3 dicembre scorso la Suprema Corte di Giustizia della Papua Nuova Guinea ha ammesso il giudizio sulla “misura straordinaria” dell’immediato trasferimento del pescarese Carlo D’Attanasio in Italia al fine di consentire le necessarie cure della grave neoplasia all’ultimo stadio oncologico del cittadino italiano attualmente detenuto nella struttura sanitaria di Port Moresby.
La difesa di Carlo D’Attanasio, rappresentata dall’Avv. David Dotaona di Port Moresby e dall’Avv. Mario Antinucci di Roma, ha ottenuto l’ordinanza a firma del Giudice David Cannings di fissazione dell’udienza del prossimo 18 dicembre dinanzi alla Suprema Corte in composizione collegiale per decidere il trasferimento di D’Attanasio a Roma presso il reparto sanitario del carcere giudiziario di Rebibbia, la più grande struttura penitenziaria d’Europa, da dove sarà subito ricoverato presso una struttura sanitaria specializzata, per essere sottoposto al delicato intervento chirurgico e successive cure della neoplasia giunta ormai all’ultimo stadio.
Nel contraddittorio delle parti la Suprema Corte dovrà accertare se, in applicazione dei principi della Carta costituzionale della Papua Nuova Guinea, l’attualità delle gravissime condizioni di salute del paziente, documentata attraverso una dettagliata relazione clinica della struttura sanitaria dove è attualmente ricoverato, possano integrare i presupposti legali della misura straordinaria per la tutela dei Diritti fondamentali del cittadino 2 europeo in temini di "rischio vita" ove non venisse immediatamente trasferito a Roma per le necessarie cure.
Nel delineato contesto, il noto imprenditore italiano attivo in estremo oriente dott. Reginaldo Melis, oltre ad assicurare la massima collaborazione con il Governo italiano per la difesa del connazionale D’Attanasio, non ha esitato a fornire la disponibilità per le cure mediche quotidiane del connazionale italiano ricorrente in appello per proclamare a gran voce la totale estraneità ai fatti contestati, ridotto in fin di vita da questa vicenda giudiziaria connotata da acclarati dubbi e fondate perplessità sul piano delle garanzie dei Diritti fondamentali.