Il Consiglio d’amministrazione del Conservatorio di musica “Luisa d’Annunzio” di Pescara apprende dagli organi di informazione, che a loro volta l’hanno appreso in una conferenza stampa a Palazzo di Città, che l’amministrazione comunale ha completato l’iter progettuale dell’annosa vicenda della nuova sede nell’ex scuola “Muzii”.
In tale circostanza sarebbe stato annunciato anche l’inizio dei lavori di qui a tre mesi. Ministero dell’Università e della Ricerca Il condizionale è d’obbligo, poiché non sarà sfuggito ai giornalisti presenti come notorio ai promotori dell’appuntamento mediatico, che incomprensibilmente l’attore principale di questa vicenda, il Conservatorio appunto, era assente; così com’era assente il suo logo dal materiale stampa.
Ma non certamente per sua scelta. Il rispetto dei ruoli, la semplice cortesia istituzionale e l’attenzione che si deve a una realtà prestigiosa e storica del tessuto culturale cittadino, regionale e nazionale, avrebbero voluto che i vertici artistici, amministrativi e d’indirizzo del “Luisa d’Annunzio” fossero stati per lo meno informati e coinvolti alla presentazione alla città. Non è solo atto di pura cortesia, ma anche di educazione istituzionale oltre che, nello specifico, di preciso e logico obbligo.
L’omissione sarebbe stata censurabile anche se la conferenza stampa fosse stata soltanto politica, e invece è stata anche tecnica, quindi l’estromissione del Conservatorio è ancor di più sorprendente e sconcertante. Tale atteggiamento è stato giustamente censurato dal CdA riunitosi in data 16 u.s., a tutela del buon nome, della terzietà e del ruolo dell’istituto.
A tutt’oggi gli uffici non hanno ricevuto neppure comunicazione del progetto de quo, per il quale è prevista una spesa di 15 milioni di euro, 10 dei quali ministeriali. Altre parole sono superflue, ma non l’auspicio che adesso, come preannunciato, inizino davvero i lavori per dotare il Conservatorio di una sede idonea, funzionale e moderna, e non sia l’ennesimo proclama. Il quarto o il quinto, in questa storia.

