“Strano, a Capodanno Pescara si accende con il concertone organizzato dall’amministrazione comunale che persegue con orgoglio e fierezza ormai da anni la politica dei grandi eventi per attrarre turisti. La stessa amministrazione che spegne le luci tutto il resto dell’anno, criminalizzando la vita notturna cittadina con ordinanze Cenerentola che svuotano strade, ristoranti e locali in nome della sicurezza e della lotta al disagio sociale. Pescara, che ha fatto del distretto del divertimento una fetta importante della propria economia e della propria “reputazione” come città giovane, dinamica e contemporanea merita di meglio. Merita una classe politica capace di promuovere un modello di gestione e governo della vita notturna sostenibile, ispirato alle migliori esperienze nazionali e internazionali come quelle della rete europea Cities After Dark, che si impegnano per conciliare il diritto al riposo dei cittadini con un’economia del divertimento consapevole”. Così Daniele Licheri, segretario regionale di Sinistra Italiana.
Anche in Italia ci sono esperienze che vanno nella direzione opposta alla nostra. “Va a dormire a mezzanotte, il popolo della notte a Pescara. A Bolzano, invece, può stare sveglio. Come un capodanno tutto l'anno. Il problema sul tavolo è lo stesso: come combattere l'insicurezza urbana, di notte. Uguali i colori politici dell'amministrazione comunale, di destra. Eppure, la strategia della movida è diversa: qui scatta il coprifuoco con le ordinanze Cenerentola, lì si accendono le luci del divertimento e della socialità, con una rete di attori pubblici e privati che promuove l'Economia della notte”, continua Licheri. A Bolzano, infatti, l’amministrazione comunale sta scegliendo di affrontare le spine della sicurezza notturna in modo opposto a Pescara.
“Invece di limitare la vita notturna con divieti e chiusure, ha deciso di rafforzarla, partendo da un dato semplice: dopo una certa ora la città si svuota, le strade diventano deserte e proprio questi spazi vuoti generano insicurezza reale e percepita. Per questo è nato il progetto Economia della notte, una collaborazione tra il Comune e l’Università di Bolzano che punta a migliorare i servizi nelle ore serali e notturne: più locali, più eventi e luoghi di ritrovo, orari più lunghi per il trasporto pubblico, per gli uffici pubblici e per le attività private. L’idea di fondo è chiara: una città più viva è una città più sicura. È un fatto politicamente rilevante che a promuovere questo progetto sia una giunta di centrodestra, una delle più a destra d’Italia, che su questo con il centrosinistra collabora. Una scelta che poggia su studi: le aree più frequentate sono tendenzialmente anche le più sicure - spiega ancora Licheri - A Pescara, invece, il centrodestra è prigioniero delle proprie contraddizioni. Dopotutto è stato proprio lo stesso sindaco Masci a lanciare e incentivare la movida a corso Manthonè, così come l’intero centrodestra ha promosso piazza Muzii come polo della vita notturna. Con la pedonalizzazione si è deliberatamente incoraggiata la frequentazione serale e notturna, senza però costruire una vera politica di gestione della città di notte”.
Oggi, di fronte alle difficoltà, “la giunta Masci fa marcia indietro e usa il tema della sicurezza come alibi per chiusure, divieti e restrizioni, dimostrando di non saper governare ciò che essa stessa ha messo in moto”, incalza Licheri. “È una scelta sbagliata: spegnere la città non aumenta la sicurezza, la peggiora. Come Sinistra Italiana-Avs ribadiamo che la sicurezza non si costruisce con serrande abbassate e strade vuote; musica, teatro, cultura e socialità sono presìdi urbani, e non si può ridurre tale complessità ad un problema di ordine pubblico. Il vero nodo è dotarsi di politiche pubbliche sulla notte, come stanno facendo molte città europee. Figure come il “sindaco della notte” e progetti europei come “Cities After Dark” indicano una strada chiara: non reprimere, ma governare le dinamiche configgenti della movida mettendo insieme sicurezza, servizi, trasporti, cultura e qualità della vita. Semplice? Assolutamente no, ci vuole una classe politica all’altezza della sfida, non autoritaria, in grado di mettersi all’ascolto senza inseguire le bandiere del facile consenso e della repressione. È questo il cantiere che va aperto anche a Pescara a partire da una discussione pubblica che vogliamo promuovere dal basso chiedendo alle cittadine e ai cittadini, agli stakeholders, ai professionisti di individuare insieme proposte concrete e strade alternative”.

