Il Lunedì del Delfino

Prosegue il calvario

| di Fabio Rosica
| Categoria: Sport
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In un anno così infausto per tutti, ai tifosi del Delfino è stato riservato un destino doppiamente triste. L’escalation negativa, parzialmente interrotta dalla vittoria contro un “morbido” Cittadella, è subito ripresa sabato scorso, allorquando la Spal, senza nemmeno premere sull’acceleratore, ha facilmente sconfitto gli uomini di Oddo, apparsi scolastici nel gioco e privi di nerbo in campo.

Senza Céter, bravo ma evidentemente fragile, come quasi tutti i giocatori talentuosi passati da queste parti nell’era Sebastiani, l’allenatore amico del presidente proponeva fin dall’inizio l’altra punta in organico, lo spagnolo Raúl Asencio. Una traversa colpita a porta vuota, un rigore negato (a proposito, ma perché l’arbitro Luca Massimi di Termoli sembra odiare così tanto il Pescara? Ogni gara da lui diretta, mai una decisione favorevole ai biancazzurri …), un discreto impegno e poi, anch’egli, di nuovo infortunato e chissà quando lo rivedremo in campo.

Ai (pochi per la verità) tifosi che in queste ultime settimane stanno addirittura chiedendo al ragionier Sebastiani di rimanere, perché sarebbe meglio lui del fantomatico Pavanati, rispondiamo che, tutto sommato, di affaristi in grado di dirigere una società calcistica in questo modo, ce ne sono davvero tanti, uno vale l’altro, più o meno. Lui è solo stato più bravo e tempestivo nel salire sul treno in corsa al momento giusto, preoccupandosi poi di liberare la carrozza dai pesi ormai superflui e potenzialmente deleteri per i suoi affari, ovvero Giuseppe De Cecco prima e Danilo Iannascoli in seguito. Le Rose che nel corso di questo decennio si sono succedute non sono mai state formate dalla sinergia fra staff tecnico e società, come avviene di solito, ma dai procuratori e dai maneggioni del dorato mondo calcistico, che hanno la necessità di piazzare i giocatori un po’ qua e un po’ là, in una sorta di gioco delle tre carte, tendente a far guadagnare soldi, piuttosto che ottenere risultati sul campo. Un modo di fare che non può funzionare in eterno e, infatti, dopo aver sfiorato l’addio ai professionisti lo scorso anno, questa stagione probabilmente segnerà la parola fine a questa affaristica e personalissima gestione patrimoniale. Una volta retrocessi in serie C, cosa potrebbe accadere? Nella migliore delle ipotesi, ovvero che l’attuale presidente liberi la poltrona a costo zero, auspichiamoci l’ingresso di una cordata locale, animata dalla voglia di restituire la dignità che merita a questi colori. Nella peggiore, l’arrivo di una serie di avvoltoi pronti a spolparsi le ossa di ciò che resta. Nel mezzo, una miriade di altre possibilità, quasi tutte poco entusiasmanti per le aspettative di una tifoseria ormai in disarmo e, apparentemente, rassegnata al peggio.

Sabato prossimo scenderà all’Adriatico un avversario forse più abbordabile, rispetto a quelli finora incontrati (il calendario, invero, non è stato certo amico del Delfino, in questo scorcio iniziale di campionato): il Pordenone. Questo in teoria, perché classifica alla mano appare difficile trovare formazioni alla portata dell’armata Brancaleone messa in piedi quest’anno da Sebastiani. Il problema è che sarà comunque un undici rimaneggiato e, soprattutto, spuntato, quello che Oddo proporrà. Insomma c’è il concreto rischio di prendere l’ennesima imbarcata, anche contro i neroverdi allenati da Attilio Tesser. Di seguito, poi, l’anticipo del venerdì sera per la decima giornata, ad Ascoli. Che derby sarà? Stando così le cose preferiamo non sbilanciarci, molto dipenderà dall’eventuale recupero di Céter e dal suo stato di forma. Con l’attuale, inesistente, intensità di gioco, risulterà comunque alquanto difficile conquistare punti preziosi. Auguriamoci una miracolosa inversione di tendenza, d’altronde non esistono altre prospettive per i tifosi, visto che i due amiconi continuano a dichiarare di non voler sciogliere il loro nefasto sodalizio.

Fabio Rosica

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