Il Lunedì del Delfino

Il Pescara torna sulla Terra, la stessa abbandonata da Paolo Rossi, il Pablito Mundial

| di Fabio Rosica
| Categoria: Sport
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… Finalmente libera dall’orpello di Massimo Oddo e del suo calcio ritmato e sterile, questa Rosa, che rimane comunque, a nostro parere, tutt’altro che adeguata a questa categoria, potrà mostrare almeno il giusto impegno agonistico, sperando sia sufficiente a mantenere la serie B. Per altri, eventuali e futuribili, obiettivi citofonare a Daniele Sebastiani…

Aprire il presente editoriale citando le esatte parole con le quali avevamo terminato quello dello scorso lunedì, non è un’autocitazione, al contrario la semplice dimostrazione di quanto sia scontato dare giudizi oggettivi nei confronti di questo Delfino. Non bisogna, altresì, commentare con ironia, la leggerezza di alcuni tifosi, i quali all’indomani del successo nel derby contro l’Ascoli, avevano già iniziato a sognare una fantasmagorica rincorsa verso i piani alti della classifica. Così come una rondine, anche una vittoria non fa primavera. Però un ambiente che incita a immediati sogni di gloria, nonostante una classifica assolutamente deficitaria, dimostra quanto sia (giustamente) ambiziosa la piazza pescarese, mortificata da una società che non la merita.

Vero è che il Vicenza ha messo in campo, pur di uscire vincitrice dall’Adriatico sabato scorso, tutto ciò che aveva e anche di più, probabilmente per onorare la memoria dello scomparso Paolo Rossi (apriremo un capitolo a parte in merito al lutto che ha colpito il calcio italiano lo scorso 9 dicembre), terminando addirittura in nove, a causa di due espulsioni nel finale di gara, ma lottando, con grinta, su ogni pallone. La rinnovata vena agonistica dei senatori biancazzurri, Memushaj e Galano su tutti, autori anche delle due reti che hanno fissato il risultato finale sul 2-3, non è stata sufficiente, a differenza di quanto era accaduto ad Ascoli, per portare punti all’asfittica classifica del Pescara. Piuttosto vale la pena rimarcare come anche Breda abbia avuto il coraggio di mettere in campo, nella ripresa, quel “signore” di nome Christian Capone, a cui qualcuno mise in mente, da ragazzino, che avrebbe potuto giocare a calcio con i professionisti. Lui fa di tutto per dimostrare che vorrebbe svolgere altro nella vita, non solo sbagliando praticamente ogni pallone gli capiti tra i piedi, ma mostrando anche un atteggiamento distratto e svogliato, tipico di chi sta pensando a tutt’altro, mentre gioca, ma i vari allenatori che gli si succedono intorno, proprio non riescono a cogliere questo suo desiderio inconscio di voler vivere un’esistenza “normale” e lontana dai rettangoli verdi. Un mistero di cui nessuno riesce a capacitarsi, ma tant’è, il calcio a Pescara è, ormai, anche questo.

Domani sera, a Pisa, nuovo difficile impegno (ma quest’anno lo saranno forse tutti) per gli undici biancazzurri che saranno schierati da Roberto Breda. Ormai non resta che sperare di riuscire a raggranellare qualche punticino, da qui al termine del girone d’andata, in modo da restare per lo meno agganciati al treno delle squadre che lotteranno fino alla fine per la salvezza e poi augurarsi che il presidente riesca a rinforzare la Rosa nel mercato di riparazione, almeno per una volta davvero tale e non di “distruzione”, come fin troppo spesso è accaduto nel corso di questo scellerato ultimo decennio.

Ora, come già ci era capitato solo due settimane fa per la scomparsa di Diego Armando Maradona, ci preme ricordare, doverosamente, la figura di Paolo Rossi, che ci ha da poco lasciati, come scritto sopra, a causa di un male incurabile. Anche per lui, in questi giorni, è già stato detto, scritto e raccontato di tutto e di più, come conviene in questi luttuosi casi. Proviamo a sottolineare, allora, solo quanto sia stata particolare, diremmo unica, la sua breve carriera da calciatore. E‘ universalmente conosciuto (e sempre lo sarà) come “l’attaccante” per antonomasia, eppure ha disputato poche partite da professionista e realizzato un numero complessivo di reti in fondo risibile, basti pensare che in Serie A ne mise a segno solo 82 (ottantadue). Si era ritirato a soli 31 anni, dopo che ne aveva lasciati già parecchi per strada, fra infortuni fisici e quelli legati al triste episodio del calcio scommesse, però è stato il Numero Uno assoluto in una sola e irripetibile settimana, quella che iniziò il 5 luglio 1982 e terminò l’11. Quella breve, ma intensa, impresa, cambiò per sempre il modo di pensare e vivere il calcio, sicuramente per noi italiani e per i brasiliani (a loro era già capitato trentadue anni prima, nel celebre Maracanazo), ma non solo. Paolo Rossi, con il suo fisico da uomo normale, atipico per un atleta professionista, fu l’anello di congiunzione fra il calcio del secondo dopoguerra e quello moderno che stiamo ancora vivendo. Anche per questo la sua carriera successiva al Mondiale spagnolo fu di breve durata e scevra di altri momenti importanti, perché subito dopo quella magica estate tutti cambiarono modo di giocare e quella che fu una sorpresa quasi paradossale, venne immediatamente inghiottita dalla nuova realtà che egli stesso aveva creato. Infatti, pur militando, negli anni successivi al 1982, in una squadra stellare, come fu la Juventus di Platini e Boniek (appunto non di Paolo Rossi …), in rare occasioni il suo apporto si rivelò davvero decisivo. Insomma, solo grazie alla straordinaria visione di Enzo Bearzot, che cocciutamente, contro il parere di un’intera nazione, lo volle a tutti i costi al suo fianco, come punta dell’iceberg di quel gruppo di uomini e calciatori destinati alla mitologia di questo sport, ora e per sempre il suo nome rimarrà fra i simboli dell’Italia tricolore, ringraziandolo per averci fatto vivere momenti che all’epoca non avremmo mai nemmeno osato sognare.

Guardavo la folla, i compagni, le bandiere dell'Italia sventolare ovunque, e dentro sentivo un fondo di amarezza. "Adesso dovete fermare il tempo, adesso," mi dicevo. Non avrei più vissuto un momento del genere. Mai più in tutta la mia vita. E me lo sentivo scivolare via. Ecco: era già finito... (Paolo Rossi – calciatore – 23 settembre 1956 / 9 dicembre 2020).

Fabio Rosica

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