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Il suo nome era "Italia"

Storie della Storia d'Abruzzo, convegno a cura di Camillo Chiarieri

| di Fabio Rosica
| Categoria: Tradizioni | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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La Storia, quella con la S maiuscola, di solito e purtroppo, difficilmente la si può studiare sui libri scolastici. Date ed eventi resi celebri magari anche grazie al cinema e alla televisione, il più delle volte non rendono giustizia allo scorrere dei secoli e la conferenza di questo pomeriggio (la prima di una serie di cinque), magistralmente tenuta da un Camillo Chiarieri in splendida forma, ne è la riprova assoluta.

L’autore (con Pierpaolo Di Simone) del recente libro La Bella Pescara, da pochi mesi pubblicato e già un successo editoriale, nella splendida cornice della Sala Tosti, presso l’Aurum di Pescara, davvero troppo piccola per contenere il pubblico presente, dopo una breve presentazione da parte del Presidente del Consiglio comunale, Antonio Blasioli, ha narrato nel corso di due ore davvero intense, vicende, fatti, personaggi e aneddoti spesso sconosciuti che hanno animato i secoli (anzi i millenni) a partire dall’età del Rame (il cosiddetto Eneolitico) e fino alla nascita dell’impero romano, all’interno e all’esterno dei territori dell’odierno Abruzzo.

Le migrazioni di interi popoli, che da sempre hanno caratterizzato la storia dell’umanità, fin dalla preistoria, ma soprattutto i loro usi e costumi, rappresentano la chiave per la loro conoscenza, anche alla luce delle recenti scoperte archeologiche, che ne hanno evidenziato particolari inediti e, spesso, sorprendenti.

La cosiddetta Ver Sacrum (Primavera Sacra dal latino), che ha avuto origine nel corso dell’età del Ferro, poco prima dell’anno 1000 a.c., ancor oggi ricordata nella celebre festa di San Zopito a Loreto Aprutino (PE), ogni lunedì di Pentecoste, rappresenta un momento focale, in quanto nel corso di essa alcuni giovani scelti a sorte venivano fatti emigrare in altri lidi, dove, seguendo il loro “animale guida” o “totemico”, si stabilivano fondando nuove città. Queste genti, i Safini, che in seguito i Romani, un po’ per ignoranza, un po’ per una forma di trascuratezza mai del tutto spiegata, differenziarono in Sanniti, Sabini e Sabelli, mentre in realtà si trattava della medesima popolazione, furono coloro nei confronti dei quali siamo debitori del nome Italia, derivante da Vitelium (o terra dei vitelli), così detta per la ricchezza dei pascoli.

Ciò che più affascina, secondo il racconto di Camillo Chiarieri, è il mistero che ruota intorno alle tante necropoli che sorgono in quel periodo, come ad esempio la magnifica Pallanum, ma soprattutto su quelle ancora da scoprire, che potrebbero benissimo far sorgere miti e leggende non inferiori a quelle di Atlantide, per intenderci.

Dopo una doverosa parentesi dedicata al celebre Guerriero di Capestrano, che sappiamo oggi essere un’opera dello scultore Aninis e rappresentante il presunto Principe (in ogni caso un nobile) Nevio Pompuledio, le cui decorazioni ci hanno tramandato una vera e propria “fotografia” delle usanze di quei tempi lontani, ecco che la narrazione dei fatti giunge ai suoi momenti cruciali.

A cavallo del V e del IV secolo a.c., la Lega Sannitica e la Lega Laziale, che riunivano in pratica rispettivamente le popolazioni adriatiche e tirreniche, si dichiararono battaglia, sfociata nelle tre guerre sannitiche, che modificarono per sempre la geografia sociale e politica del tempo. Tanti sono gli episodi di questo periodo che ci vengono sapientemente narrati dal bravo Chiarieri, uno fra tutti quello delle celebri Forche Caudine, avvenuto nel corso della seconda delle tre guerre e precisamente nell’anno 321 a.c. e che qui vale la pena sinteticamente di raccontare: i Sanniti con un abile stratagemma catturarono l’esercito romano, che fu costretto alla resa senza nemmeno poter combattere; il comandante sannita, Gaio Ponzio, anch’egli stupito per la facile e indolore vittoria, impreparato quindi a gestire le sorti di tanti nemici, decise di chiedere consiglio al saggio ma ormai malandato padre, Erennio Ponzio, circa la decisione da adottare; questi dapprima suggerì di lasciare andare liberi i soldati, ma all’incredulità del figlio, ribatté consigliando di ucciderli tutti … In pratica per l’esperto genitore l’unico atto da evitare era la loro umiliazione, in quanto ben conoscendo il carattere dei suoi nemici, voleva evitare il loro successivo implacabile desiderio di vendetta. Sconcertato e forse immaginando che il padre non fosse più in possesso di tutte le sue capacità mentali, Gaio Ponzio decise invece proprio di mortificarli, ricorrendo quindi alle suddette “forche” , dove, come non si legge nei libri di storia, i soldati furono anche sodomizzati dai sanniti stessi. Dopo cinque anni, trascorsi a riorganizzarsi e covando la terribile vendetta, preannunciata dall’inascoltato Erennio, i romani si presero la loro rivincita, sconfiggendoli duramente.

L’entusiasmante convegno odierno si conclude con il racconto della Guerra Sociale (dal 90 all’88 a.c.), detta anche italica o marsica, un conflitto cruento e terribile che causò la morte di circa 300.000 persone e la fine della Lega Italica, ormai soggiogata definitivamente al grandioso Impero Romano.

Al termine di uno scrosciante e meritato tributo di applausi da parte di tutti i presenti, Camillo Chiarieri ci da appuntamento alla seconda delle conferenze previste da questa serie, sabato 10 gennaio 2015, stessa sede, con il titolo Il Cenacolo Michettiano.

Fabio Rosica

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